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Colpi di sonno al volante, oltre 230 morti nel 2014



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Oltre 7000 incidenti stradali per colpi di sonno al volante causati dalla sindrome da apnee notturne (Osas). Incidenti che hanno causato solo nel 2014, 231 morti.

L’apnea notturna è una patologia emergente che si diffonde sempre più tra la popolazione e rappresenta una sfida impegnativa, sia sul piano diagnostico che terapeutico. La SINDROME DELL’APNEA NOTTURNA  consiste in ripetuti  arresti della respirazione durante il sonno, più o meno protratti, che possono arrivare ad essere diverse centinaia durante la notte (www.sergioalbanese.it)

Apnee notturne: lo spot realizzato dal SSR dell’Emilia Romagna 

 

L’allarme è stato lanciato dagli esperti riuniti a Roma per un seminario dedicato alla sindrome e alla sicurezza stradale promosso dall’Associazione ‘L’alba del terzo millennio’ con medici, esperti e addetti ai lavori alla Camera.

Circa 2 mln di italiani soffrono di Osas, anche se solo per una esigua minoranza finora è stato possibile porre la certezza diagnostica – spiega Stefano Di Girolamo, direttore della Uosd Audiologia del Policlinico Tor Vergata di Roma. L’allarme è soprattutto per le persone obese e fortemente in sovrappeso.

Una patologia poco conosciuta in Italia, spiega Giancarlo Marano, direttore Ufficio rischio chimico, fisico e biologico del ministero della Salute nel suo intervento – La reale pericolosità è il suo effetto sul livello di attenzione o la scarsa vigilanza dovuta alla stanchezza che abbassa i riflessi. Questo fa sì che al volante aumenti il rischio di incidenti. Ma non è vero che chi ha l’Osas non può guidare, solo se non è curata c’è un alto rischio dovuto alla patologia. Nel recepimento della direttiva Ue c’è un aspetto che viene rimarcato, ovvero che se il paziente segue un trattamento può comunque guidare”.

“Il ministero ha già diramato ai medici coinvolti i protocolli relativi alla direttiva – ha aggiunto Marano – se il paziente attesta che segue una terapia per l’Osas può tranquillamente guidare senza passare in commissione medica. Deve essere accertato l’aspetto che può incidere sulla guida, come la riduzione delle capacità di concentrazione. Per valutare il paziente a rischio si devono mettere insieme le informazioni cliniche, anamnestiche e quelle di un questionario che abbiamo elaborato con le società scientifiche”.

Fonte: Adnkronos