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L’ultima volta: 2 agosto 1980

L’ultima volta: 2 agosto 1980

L’ultima volta: 2 agosto 1980
| domenica 2 Agosto 2026

L’assenza è una cosa strana.

Quando perdiamo qualcuno la sua assenza, nel tempo, diventa una presenza.

Quella mancanza si trasforma in una costante.

Inizialmente il dolore ci toglie il fiato e in certi casi è talmente forte che addirittura hanno scoperto che esiste una sindrome del cuore infranto (Sindrome di Takotsubo) che può verificarsi in seguito a dei lutti o dolori importanti.

Poi succede qualcosa di “strano”, il dolore e l’assenza mutano in compagni di viaggio per chi resta.

Vivremo giorni dove tutto sommato avremo la sensazione di stare bene.

Poi basterà un dettaglio, minuscolo, per alcuni potrebbe sembrare insignificante ma non lo è.

Una canzone, un profumo, una voce, il gusto di un gelato… un piccolo dettaglio che ci ricorderà chi abbiamo perso.

Allora oggi pensavo a tutto questo e mi sono chiesta “abbiamo mai pensato agli ultimi gesti?”.

Perché per la mia città oggi, 2 agosto, è una ricorrenza dolorosamente importante.

85 persone.

85 famiglie

Un’infinità di amici e parenti hanno sperimentato quello che vi ho descritto sopra.

E io sono sicura che la memoria non tradisce i loro ultimi gesti.

Perché molti erano in stazione per partire per le vacanze o raggiungere qualcuno.

Un ultimo gesto.

Un’ultima volta che abbiamo fatto qualcosa.

Una telefonata ai genitori.

La colazione tutti insieme prima di uscire.

Una valigia da chiudere.

La tappa dal giornalaio per leggere qualcosa sul treno.

Un abbraccio.

Un bacio alla nipotina.

Tenersi per mano passeggiando verso la stazione.

La promessa di chiamare appena arrivati.

Ci sono famiglie che hanno mantenuto intonse le camere dei figli dopo la loro perdita.

Genitori che si sono aggrappati a un maglione preferito.

Nonni che hanno conservato i peluches dei nipoti.

Perché, come vi dicevo, l’assenza si trasforma in presenza.

Il dolore muta nel tempo, diventa un compagno di viaggio che se inizialmente è talmente irruento da far male, con il tempo si trasforma in un mantello che ogni tanto si fa sentire.

Dal 2 agosto 1980 ci sono state 85 famiglie che hanno convissuto con il dolore e l’assenza.

Le famiglie di 200 persone hanno trattenuto il fiato.

200 persone sono rimaste ferite, non solo nel fisico, perché hanno visto anche chi non ce l’ha fatta e sopravvivere a eventi del genere è una ferita che ci si porta dentro tutta la vita.

La strage della stazione del 2 agosto 1980 ha realizzato anche qualcosa di inaspettato.

Il senso di solidarietà ha trasformato la città in una macchina dei soccorsi senza precedenti, cosa che costituirà la scintilla per far nascere poi il sistema del 118 (oggi NUE 112).

Cittadini, Forze dell’Ordine, Vigili del Fuoco, Medici e Infermieri, Autisti degli autobus hanno lavorato insieme per soccorrere tutte le persone  quel giorno.

Ad oggi, pur essendo passati 46 anni coloro che hanno vissuto quel giorno vi sanno ancora dire cosa stavano facendo il 2 agosto del 1980, prima che una bomba travolgesse le vite di 85 vittime e 200 feriti.

Dopo 46 anni c’è ancora chi vi può raccontare l’ultima volta che ha abbracciato qualcuno che amava.

A tutti voi, grazie.

A chi continua a portare avanti la memoria e a chi ha aiutato.

Perché Bologna non dimentica i suoi figli.

 

di Laura Berti

2 agosto 2026

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