A ogni persona la sua dose precisa di medicinale

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Un piccolo studio pilota pubblicato su ‘Science Translational Medicine’, sfrutta i dati clinici dei pazienti per prevedere quale sia la quantità ottimale di farmaco a livello individuale. Gli esperti della University of California a Los Angeles (Usa), promettono una prescrizione più precisa di trattamenti per l’immunosoppressione, il cancro, malattie cardiache, infezioni batteriche e altre condizioni che richiedono regimi di terapia strettamente controllati.

Alcuni fattori, tra cui l’età, l’etnia, la genetica e le comorbidità, incidono sulla dose “ad hoc” e possono tutti influenzare il modo in cui un paziente risponde a un dato farmaco, rendendo l’approccio al dosaggio ‘one-size-fits-all’ (una quantità uguale per tutti) inadeguato. Questo risulta veritiero per i pazienti sottoposti a trapianti, che vengono pesantemente trattati dopo l’intervento chirurgico per far sì che il loro corpo non rifiuti il nuovo organo. Certi farmaci come gli immunosoppressori hanno un range terapeutico ristretto e spesso dosi eccessive anche di poco fanno rischiare la tossicità, mentre dosi troppo basse potrebbero non riuscire a evitare il rigetto dell’organo.

I medici, attualmente, non possono far altro che monitorare attentamente i pazienti e formulare ipotesi sulla regolazione della dose. Ali Zarrinpar e colleghi, per tentare di aiutarli, hanno messo a punto un sistema di calcolo dosaggio personalizzato parabolico, che unisce i dati clinici individuali, tra cui la concentrazione di un farmaco nel sangue, per prevedere quale sarà la prossima dose ottimale di farmaco per quel determinato paziente. Gli approcci precedenti erano basati su modelli matematici, il nuovo metodo invece utilizza un’equazione algebrica per costruire una parabola che raffigura la risposta di un paziente a un medicinale.

Uno studio pilota condotto su 8 pazienti sottoposti a trapianto di fegato, ha evidenziato che 4 sono stati trattati con immunosoppressori utilizzando le dosi determinate dal sistema di calcolo e sono rimasti più facilmente nel range ottimale di trattamento, e hanno anche avuto ricoveri più brevi in ospedale, rispetto ad altri 4 pazienti su cui non è stato applicato il metodo. In conclusione, i ricercatori hanno inoltre dimostrato che questo approccio potrebbe ottimizzare anche il dosaggio per i pazienti trattati con una combinazione di farmaci.

FONTE ADNKRONOS

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