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Florence si è fermata a Minneapolis – In memoria di Alex Pretti

Florence si è fermata a Minneapolis – In memoria di Alex Pretti

Florence si è fermata a Minneapolis – In memoria di Alex Pretti
| lunedì 26 Gennaio 2026

Riceviamo e pubblichiamo la riflessione a cura di Laura Berti, Infermiera della Terapia Intensiva e Rianimazione dell’Ospedale Maggiore.

25 gennaio 2026 

É un paese strano l’America. Per i nostri nonni spesso ha rappresentato un punto di rinascita.

É un paese fondato sulla mescolanza di popoli, perché ricordiamoci che i veri Americani sono i Nativi D’America non lo stereotipo della persona caucasica e possibilmente bionda e con gli occhi azzurri.

Dico questo perché da parecchi giorni vediamo video, foto e sentiamo testimonianze di quella che più che una lotta alla criminalità o all’immigrazione sembra una lotta contro determinate minoranze.

A Minneapolis é morta una mamma, le hanno sparato in faccia.

Hanno sostenuto che fosse armata.

Il suo cruscotto era pieno di peluches per tenere calmo suo figlio quando era in auto con lei.

A Minneapolis é morto Alex.

37 anni.

Infermiere.

Dicono che fosse armato.

Dicono che fosse pericoloso.

In effetti vedendo le immagini forse lo era: il coraggio é pericoloso così come lo é la bontà contro la cattiveria.

Alex é lì che non riesce a mandare giù il fatto che se la stiano prendendo in tanti contro una donna.

Alex interviene.

Stava brandendo un pericolosissimo cellulare.

Stava riprendendo i pseudo agenti e ha deciso di difenderla da loro.

10.

10 è il numero di proiettili che hanno colpito Alex.

10 spari.

10 le volte in cui hanno premuto un grilletto.

La sua colpa è stata quella di voler proteggere qualcuno di più debole da chi stava attuando una forza e una violenza non proporzionale, nessuno stava minacciando gli agenti.

Gli agenti hanno sparato.

Alex potevo essere io.

Alex poteva essere chiunque di noi che vedendo un’ingiustizia o una persona in difficoltà avrebbe fatto qualcosa.

Carlo Levi scrisse un libro bellissimo “Cristo sì é Fermato a Eboli”.

Io credo che la Nightingale si sia Fermata a Minneapolis.

E lì, vedendo Alex steso a terra, abbia pianto.

Lei ci ha insegnato che nella nostra professione non si fa differenza.

Chiunque abbia bisogno di cure le riceverà.

Non importa il colore della pelle.

Non importa il credo.

Non importa l’età.

Non importa il sesso.

Chi fa il nostro lavoro lo fa con scienza e coscienza.

Aiutare le persone é parte integrante del nostro essere professionisti e sfido chiunque di noi a dire di non essersi preso cura di qualcuno, anche al di fuori dell’ambito lavorativo, che avesse bisogno.

Alex era un figlio, un amico e un collega.

Alex è il collega di ogni infermiere che oggi si sta indignando per come è stato ucciso.

Per essersi messo una mano sul cuore e aver provato indignazione nel vedere dei soprusi su una donna.

E chi ha ruoli di rappresentanza non si mette una mano sul cuore? Va bene così?

Va bene che un infermiere venga colpito da 10 pallottole perché stava difendendo una donna e viene pure fatto passare come il peggiore dei criminali?

Alex era un infermiere di Terapia Intensiva.

Per quanto negli usa possa essere sdoganato il possesso di un’arma, non penso che chi dedica la propria professione a prendersi cura del prossimo possa andare d’accordo con l’idea di avere un’oggetto che la toglierebbe.

Alex Pretti giace lì, sull’asfalto, con la sola colpa di essere stato un infermiere anche senza indossare la divisa e senza camminare nel corridoio di un ospedale.

E forse Alex é stato ciò che esprime pienamente il concetto di essere un professionista sanitario: aiutare chi ne ha bisogno.

A Minneapolis si é fermata Florence Nightingale per chinare il capo e piangere Alex insieme a tutti noi.

 

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