Competenze avanzate: “Liver Specialist Nurse”

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Eleonora Guantini, nurse in U.K. dal 2014

Mentre in Italia il dibattito si accende sul riconoscimento delle competenze avanzate e sulla mancata applicazione del Comma 566, e nello stesso periodo si cerca di approvare la Legge sul riconoscimento degli Ordini delle professioni sanitarie, in Inghilterra, meta preferita dei nostri colleghi neolaureati, alcuni di loro vedono realizzate le proprie aspettative.

Questo è quello che è successo ad una nostra collega di origini sarde, Eleonora Guantini, dal 2014 in Inghilterra.

Eleonora Guantini al Royal Bournemouth Hospital

Eleonora Guantini al Royal Bournemouth Hospital

Laureata all’università di Cagliari nel novembre del 2012, entra in contatto con la realtà lavorativa italiana, che fin da subito la delude. Passa da periodi di prova non pagati, alle iscrizioni ad agenzie interinali da cui non verrà mai chiamata; per concludere la sua esperienza italiana con un gruppo di infermieri domiciliari, ma senza soddisfazioni.

Da subito capisce che deve provare un’altra esperienza, qualcosa che l’arricchisca e la valorizzi. Decide insieme al suo ragazzo, anche lui infermiere, di iniziare le pratiche di iscrizioni all’ordine degli infermieri Inglesi, la NMC (Nursing and Midwifery Council).

Completate le pratiche burocratiche, ha trovato subito spazio nell’ospedale pubblico della città di Bournemounth.

Dopo aver saputo che, con sua grande gioia, ha avuto modo di avere un avanzamento di carriera passando in Band 6, ricoprendo il ruolo di Nurse Specialist, abbiamo deciso di raccontare la sua storia, anche come messaggio nei confronti dei colleghi italiani. La direzione delle competenze avanzate può essere l’inizio di un lavoro che rivede la posizione dell’infermiere all’interno del processo di assistenza. Al centro del processo non più il medico, non più reparti con il nome del primario, ma ritrova la sua posizione di diritto il paziente. I professionisti ruotano intorno al bisogno di cure della persona, collaborano in questa organizzazione, nessuno è il sottoposto dell’altro, nessuno si erige in una posizione di comando, ma tutto avviene in un lavoro di team, in cui ognuno offre le sue competenze.

Per poter avvalorare la propria posizione all’interno del team, la direzione da seguire è quella delle competenze avanzate. La nostra partecipazione deve essere contraddistinta non solo dall’esperienza, ma anche dalla competenza, che si acquisisce attraverso la formazione avanzata e post-laurea.

Abbiamo rivolto alcune domande alla nostra collega per capire da dove è partita questa sua esperienza e quale evoluzione sta avendo.

 

  • Come mai hai deciso di partire?

Ho deciso di partire alla ricerca della meritocrazia, della flessibilità e dell’avanguardia e ho trovato tutto quello che cercavo. Qui sono importanti le tue capacità e con lo studio e l’impegno puoi arrivare ovunque. In Italia mi sono sentita “impotente”.

 

  • E’ stato difficile? Dove hai trovato le informazioni utili per capire cosa fare prima di partire?

La cosa più difficile è stata lasciare la mia famiglia. L’aspetto pratico è cavilloso, poco chiaro, lungo e costoso ma non è sicuramente la cosa più difficile.

Ho trovato tantissime informazioni utili sulla pagina facebook  Infermieri Italiani in UK che è nata poco prima della nostra partenza e sui siti ufficiali della NMC e NHS.

 

  • In quale città lavori? Ci dici qualcosa che va oltre l’aspetto lavorativo?

Lavoro nella citta’ di Bournemouth sulla costa sud del Dorset a due ore da Londra. La città è uno dei poli turistici dell’Inghilterra con una bellissima spiaggia da un lato e la New forest dall’altro. IMG_20151011_183655687_HDR

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  • Ci puoi raccontare cosa facevi prima, e cosa farai adesso nella nuova realtà?

Dopo i primi otto mesi in geriatria, ora lavoro in Endoscopia. La mia è una funzione trasversale che va dalla presa in carico del paziente al suo arrivo, trascrizione dell’anamnesi clinica, assistenza durante le procedure, monitoraggio del paziente al risveglio dall’anestesia, gestione della dimissione. Lavoro 30 ore a settimana per scelta personale (il full-time è 37.5) organizzate in 3 turni dalle 8 alle 18.30. Non lavoro nei weekend a parte una reperibilità ogni 6 settimane.

Il nuovo lavoro non è un contratto a tempo indeterminato ma quello che viene chiamato “Secondment” per una sostituzione di maternità. Significa che per nove mesi ricoprirò un ruolo da band 6 “in prestito” rimanendo assunta ufficialmente dal mio reparto. In qualunque momento io voglia tornare indietro, posso farlo senza dover aspettare la scadenza. Se al termine della sostituzione a me il lavoro piace, e loro hanno la disponibilità di assumermi a tempo pieno si fa il cambio di contratto.

Mi occuperò di incontrare i pazienti per appuntamento, controllare gli esiti dei loro esami e raccogliere informazioni su nuovi segni o sintomi della malattia. Mi occuperò anche di utilizzare il fiberscanner (un ecografo che misura la densita’ del fegato), parteciperò agli MDT (dei meeting dove diversi specialisti discutono casi complessi), e risponderò al bleep del pronto soccorso o di altri reparti con pazienti che presentano ittero o altri sintomi legati al fegato.

 

Il Royal Bournemouth Hospital

 

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Eleonora Guantini a dx, con una collega

 

  • Per ricoprire questo ruolo hai dovuto conseguire dei nuovi titoli?

Non ho dovuto conseguire nessun titolo ma solo il colloquio. E’ previsto un periodo di affiancamento e poi inizierò a svolgere autonomamente alcuni aspetti di questo ruolo. Dopo circa un anno ti invitano a partecipare ad un Master (finanziato dall’ospedale) specifico per il fegato in modo da ricoprire anche gli aspetti più complessi quali prescrivere farmaci o richiedere esami.

Per superare un colloquio per Band 6 ci vuole molta pratica e una preparazione costante. Ho svolto ricerche e corsi nel mio tempo libero. Una cosa che consiglierei a tutti di fare, è partecipare a colloqui di alto livello anche quando non si è interessati al lavoro. Questo esercizio non solo ci prepara alla teoria (es. Quali sono le domande che vengono poste) ma può darci degli utilissimi Feedback su cui lavorare per quando avremo un colloquio che veramente non possiamo fallire.

 

  • Pensi che le competenze avanzate ed il lavoro per team può essere il futuro anche per l’Italia?

Penso che le competenze avanzate in Italia migliorerebbero il servizio sia in termini di qualità che di efficienza. Non so rispondere per il lavoro per team perchè non ho mai lavorato in un ospedale italiano quindi non ho idea di quali siano le differenze.

 

  • Progetti futuri?

Progetti futuri tantissimi. Sicuramente continuare con la mia carriera ed essere coinvolta sempre di più nella ricerca è uno degli obiettivi principali.

Ritengo utile per i lettori aggiungere all’intervista alcuni curriculum di colleghi inglesi che ricoprono da tempo queste posizioni, per far meglio comprendere quali sono gli sviluppi che attendono la nostra collega, e per dare risalto a quanto da sviluppare abbiamo qui in Italia.

Tratto dal British Liver Nurses’ Forum (http://www.britishlivertrust.org.uk/health-professionals/british-liver-nurses-forum/Forum ):

 

Elizabeth Farrington:

Mi sono laureata nel 1995  in infermieristica e sono andata a lavorare in una varietà di ospedali in tutto il Regno Unito, prevalentemente in chirurgia gastrointestinale. Ho sviluppato un interesse specifico in Epatologia mentre lavoravo in Nuova Zelanda dove vi è un’alta percentuale di HBV, soprattutto nella popolazione maori. Mi sono trasferito in Cornovaglia nel 2002 e iniziato a lavorare con i pazienti in trattamento HCV come infermiera specializzata.

Nel 2003 ho iniziato un Master in Advanced Healthcare Practice comprensivo del RCN accreditato Nurse Practitioner Course.Questo mi ha permesso di sviluppare la mia pratica e lavorare in modo autonomo, vedere i pazienti con una varietà di condizioni epatologica, molti dei quali erano non diagnosticate.Sono un referente indipendente per le procedure radiologiche e endoscopiche e sono addestrato per svolgere pienamente biopsia epatiche percutanee.Questo fornisce la continuità delle cure per i pazienti del fegato in Cornovaglia come lo è anche la mia responsabilità di decidere e gestire programmi di trattamento, con il minimo input dal medico Epatologo.

Il mio particolare interesse è la malattia epatica autoimmune.”

 

Linda Greenslade:

Ho una lunga collaborazione con Hassall Ward (ora 10N), l’unità di fegato qui al Royal Free essendo molti anni fa stata senior Sister quando iniziò il nostro programma di trapianto di fegato tutt’ora in corso e, più recentemente, ho iniziato a lavorare come infermiera di ricerca di questa unità. Ho lavorato come infermiera di ricerca per 10 anni e sono stata principalmente in quel ruolo per così tanto tempo perché le prove sono state molto concentrate sulla clinica e ho lavorato a stretto contatto nelle aree cliniche di sostegno agli infermieri così come i pazienti e le loro famiglie.

Il mio ruolo poi cambiato in quello di un infermiere specializzato in clinica epatologia, sviluppato per fornire un servizio specialistico per i pazienti, le loro famiglie e il team multidisciplinare che lavora in Epatologia. Mi interesso principalmente a pazienti di nuova diagnosi e quelli con malattia epatica cronica e le loro numerose complicazioni. Il mio ruolo è anche in parte di reparto, dove lavoro con le infermiere in un ruolo di sostegno e di sviluppo, oltre ad offrire supporto e consulenza alle pazienti e le loro famiglie.Nel resto del mio tempo sto sviluppando un servizio che offre supporto ai pazienti ambulatoriali nella clinica o per telefono e in altre aree dell’ospedale con i pazienti del fegato. Rivedendo i tipi di pazienti che vediamo, numerosi servizi sono stati sviluppati naturalmente.

Come tutti i ruoli il mio è in continua evoluzione e in continua evoluzione, ma il suo nucleo è quello di fornire ai pazienti e alle loro famiglie un’assistenza di qualità”.

 

A conclusione di questa breve intervista posso solo aggiungere che le possibilità di sviluppo della nostra professione sono molteplici, e che il cambiamento avuto con il passaggio a professione intellettuale, per molti aspetti deve essere ancora recepito a pieno.

L’infermiere all’interno della sanità ancora oggi a distanza di più di dieci anni, si trova a dover lottare contro una “cultura” che vede nell’evoluzione di una professione, un’invasione di campo di un’altra.

Per fortuna il mondo globalizzato e la possibilità di poter comunicare e girare il mondo facilmente, ci mostra come in un sistema sanitario tra i più efficienti al mondo quali l’NHS, le possibilità di evoluzione della nostra professione sono molteplici, e che il vero giovamento lo trarrà il paziente.

Autore Articolo: Dr. Antonio Torella (a.torella@icloud.com)

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