Ecco i primi robot per bimbi con disabilità alle mani VIDEO

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Offrire la possibilita’ a bimbi con disabilita’ funzionali degli arti superiori di tornare ad afferrare e manipolare gli oggetti.

L’ospedale pediatrico Bambino Gesu’ di Santa Marinella ha presentato due nuovi robot per la riabilitazione motoria pediatrica che aiuteranno circa 100 bambini con disabilita’ ogni anno. Si chiamano Arm-hand e Wrist, e sono stati donati all’ospedale della Santa Sede dalla Fondazione Roma. Si tratta di macchinari di ultima generazione per il trattamento riabilitativo di patologie sia congenite che acquisite del sistema nervoso e del muscolo scheletrico (Dire).

 

 

Come funzionano

“Arm e Hand” (cioè braccio e mano) e “Wrist” (polso) sono sofisticati macchinari per il trattamento riabilitativo delle patologie – sia congenite, sia acquisite – del sistema nervoso e muscolo scheletrico. Utilizzati nei centri internazionali di riabilitazione più avanzati e ora – primi nel Lazio – anche al Bambino Gesù grazie alla Fondazione Roma, possono essere adattati alle difficoltà funzionali durante la crescita, a partire dall’età di 3 anni e consentono di applicare i più moderni principi di apprendimento motorio, supportando e correggendo i movimenti delle braccia dei piccoli pazienti.
“Arm e Hand” consente l’alloggiamento dell’avambraccio e della mano e interagisce con i tentativi di movimento dei pazienti guidandoli con ‘gentilezza’.

Nello specifico, guida i movimenti della spalla e del gomito indispensabili per raggiungere gli oggetti e i movimenti di apertura e chiusura della mano necessari per l’azione di prendere e lasciare. “Wrist” interagisce, invece, con i movimenti del polso e si integra funzionalmente con il modulo “Hand”. Per afferrare degli oggetti è indispensabile, infatti, il corretto orientamento della mano. Altro aspetto innovativo risiede nella capacità dei robot di adattarsi ai progressi dei pazienti, modificando la modalità di interazione e consentendo una personalizzazione del trattamento.
Saranno utilizzati da almeno 6 pazienti al giorno che effettueranno sedute di circa un’ora. Per ciascuna seduta (ogni trattamento ne prevede in media 20) personale appositamente preparato adatterà i robot alle esigenze specifiche del bambino. Si stima che saranno circa 100 i bambini che in un anno potranno trarre vantaggio dai nuovi robot.

«Ringraziamo davvero la Fondazione Roma che ancora una volta torna a sostenere l’Ospedale – ha detto la Presidente del Bambino Gesù, Mariella Enoc – e sono certa che insieme alla nostra nuova Fondazione Bambino Gesù, i nostri medici e i nostri ricercatori faranno grandi cose. Il compito principale dell’Ospedale è quello di risolvere ogni grave complessità che interessi i pazienti e le loro famiglie. Grazie a questa doppia donazione, anche nell’ambito della riabilitazione motoria continueremo a fornire risposte sempre più all’altezza».

«Siamo lieti – dichiara il Presidente della Fondazione Roma, Prof. Emmanuele Francesco Maria Emanuele – di proseguire la nostra collaborazione con il MARLab dell’ospedale “Bambino Gesù”. Dopo il progetto Lokomat, che ha consentito a bambini con disabilità motorie di tornare a camminare, questa volta ci siamo focalizzati sui deficit degli arti superiori, che limitano gravemente l’autonomia personale e la partecipazione scolastica e sociale dei piccoli pazienti». «Il recupero funzionale della spalla, del gomito, dell’avambraccio, del polso e della mano» – spiega il Presidente Emanuele – «avviene attraverso l’impiego di due robot di ultima generazione, a dimostrazione di come la ricerca scientifica applicata rappresenti oggi lo strumento principale del progresso e la robotica, temuta protagonista della cosiddetta quarta rivoluzione industriale, possa essere utilizzata allo scopo di costruire migliori condizioni di vita per tutta la comunità». «Questa iniziativa» – continua il Prof. Emanuele – «conferma la vicinanza della Fondazione Roma al mondo dell’infanzia e la sua attenzione nei confronti della salute, cui viene dedicata la maggior parte delle risorse istituzionali. Un impegno troppo spesso dimenticato dai media e che è sempre più necessario, dal momento che lo Stato, in questo come in altri campi, continua a latitare».

«Colgo l’occasione – conclude il Prof. Emanuele – per evidenziare come, a fronte di un’esperienza assolutamente positiva realizzata con il “Bambino Gesù”, la Fondazione, proprio nel settore della Sanità, ma non solo, sia costretta spesso a confrontarsi con le lungaggini e le inefficienze burocratiche del settore pubblico e come, viceversa, il rapporto tra enti privati, oltre ad essere più semplice da gestire, produca risultati concreti a beneficio della collettività in tempi molto più rapidi».

Fonte: sito Ospedale Bambino Gesu’

 

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