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S.Orsola. Nel 2016, 106 trapianti di fegato e 104 di rene

S.Orsola. Nel 2016, 106 trapianti di fegato e 104 di rene

S.Orsola. Nel 2016, 106 trapianti di fegato e 104 di rene
| venerdì 30 Dicembre 2016

Superati al Sant’Orsola per la prima volta i 100 trapianti in un anno sia di rene sia di fegato. Nel corso del 2016 l’equipe del professor Antonio Daniele Pinna ha realizzato, infatti, 106 trapianti di fegato, di cui due da vivente, e 104 di rene, di cui ben 16 da vivente. E’ un risultato non isolato: al Policlinico di Bologna tutti i trapianti sono complessivamente cresciuti del 22,7%.

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“Siamo orgogliosi, insieme alla Regione, per questo risultato – ha commentato il direttore generale Antonella Messori – che conferma innanzitutto l’efficacia della rete costruita in Emilia-Romagna e la grande generosità dei nostri cittadini”. L’aumento delle donazioni è dovuto, infatti, anche al brusco calo delle opposizioni, scese al 24%, il livello più basso in tutto il Paese. “Al Sant’Orsola siamo riusciti a tradurre questa generosità in tanti interventi grazie al livello dei nostri professionisti e alla capacità di fare squadra: ad ogni trapianto lavorano, infatti, tra le 100 e le 120 persone”.

“Dopo tanti anni – ha spiegato il professor Antonio Daniele Pinna, direttore del Dipartimento dei trapianti del Sant’Orsola – mi commuovo ancora per questi risultati: dietro i numeri si nascondono infatti il dolore e le storie di tante persone. Sono orgoglioso di lavorare in questo Policlinico e in una Regione che ha costruito un sistema che centralizza i pazienti nei luoghi in cui possono essere presi in carico e seguiti lungo tutto il percorso, grazie a un lavoro di gruppo fondamentale. Se non c’è una squadra dove ognuno sente la responsabilità di questa sfida certi risultati non possono essere raggiunti”.

“L’aumento dei trapianti – ha commentato il direttore sanitario Anselmo Campagna – è un risultato straordinario, soprattutto se pensiamo che l’anno appena trascorso ha visto anche il trasloco delle sale operatorie e delle degenze del reparto dal padiglione 25 al padiglione 5. Se questa complicazione non ha provocato un rallentamento delle attività lo si deve soltanto al grande impegno di tutto il personale coinvolto e alla buona organizzazione di cui abbiamo dato prova”.

Nel corso del 2016 (dati al 21 dicembre 2016, ndr) i trapianti effettuati al Sant’Orsola sono stati 243 contro i 198 dell’anno precedente (più 22,7%). Due trapianti su tre (64,2%) ottenuti in Emilia-Romagna vengono realizzati al Policlinico di Bologna. Al Sant’Orsola la variazione percentuale più forte ha contraddistinto i trapianti di cuore, passati da 18 a 28 (più 55,5%). I trapianti di fegato sono aumentati del 37,6%, passando da 77 a 106, di cui 2 da vivente. Quelli di rene sono stati invece, complessivamente, 104 contro i 97 dell’anno precedente (più 7,2%), di cui ben 16 per donazione da vivente.

Nel corso del 2016 sono stati eseguiti al sant’Orsola 4 trapianti di rene e 1 di fegato provenienti da due donatori deceduti per arresto cardiaco, i primi dell’Emilia-Romagna. Una nuova frontiera resa possibile grazie all’organizzazione del lavoro dei professionisti e alle altissime tecnologie garantite dal Policlinico. Quando sopraggiunge invece la morte per arresto cardiaco gli organi rischiano di andare incontro a un rapido deterioramento. Dopo le procedure di accertamento del decesso è necessario pertanto perfondere nuovamente gli organi con una particolare attrezzatura per la circolazione extracorporea.

 “Da soli non si fa niente – ha spiegato Gabriela Sangiorgi, direttore del Centro Riferimento Trapianti dell’Emilia-Romagna – per cui il primo ringraziamento va ai coordinatori ospedalieri delle 23 sedi donative attive in regione, grazie a cui stanno aumentando le donazioni”. Se, infatti, durante l’anno il numero dei decessi per morte encefalica è diminuito, passando dai 429 del 2015 a 380 (meno 11,5%), le segnalazioni sono rimaste costanti (226, contro 228 dell’anno precedente), grazie all’intensificarsi del lavoro di medici e infermieri che negli ospedali si dedicano a questa attività. Il numero di donatori utilizzati è addirittura aumentato, passando da 118 a 139 (più 17,7%), segno della qualità crescente del lavoro svolto nei reparti di Anestesiologia e rianimazione.

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