In Italia si suicidano 500 ragazzi l’anno. E’ la seconda causa di morte fra bambini e ragazzi

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Piccinni (Fondazione BRF Onlus): Imparare ad ascoltare i giovani (DIRE – Notiziario settimanale Psicologia)

Roma, 7 mar. – “La societa’ e’ rapida, ma non tutti possono essere altrettanto veloci. Bisogna imparare ad ascoltare i nostri ragazzi e decifrare i campanelli d’allarme”. Cosi’ Armando Piccinni, psichiatra e presidente della Fondazione BRF Onlus – Istituto per la Ricerca in Psichiatria e Neuroscienze. “Nelle ultime settimane il suicidio giovanile sta tornando al centro del dibattito.

La lettera di Michele, il dramma del giovane di Lavagna e del 22enne di Rovigo che ha scelto di morire il giorno prima della (finta) laurea, sono solo alcune delle tragiche storie che la cronaca ci restituisce, e che raccontano un fenomeno poco considerato. Nonostante se ne parli molto poco, nel nostro Paese il suicidio e’ infatti la seconda causa di morte tra i ragazzi sotto i 20 anni. In Italia- fa sapere lo psichiatra- sono 4.000 i decessi legati a questo gesto estremo, il 12% dei quali tra giovani e giovanissimi, ossia quasi 500 ogni anno”. Sono dati “drammatici, ma tante giovani vite- spiega Piccinni- si potrebbero sicuramente salvare se ognuno di noi, nel suo rispettivo ruolo, svolgesse con passione e diligenza il proprio compito.

Il ragazzo che ha deciso di uccidersi fugge da questa realta’. Cosi’ facendo ha perso la vita e la partita. Ma ancora di piu’ abbiamo perso noi adulti. Noi genitori, noi medici, noi specialisti. Noi come Paese, che ci troviamo brutalmente privati della piu’ grande ricchezza di cui possiamo disporre: la forza, l’energia e la continuita’ della vita che proviene dalle nuove generazioni”.

Le storie che si “impongono sulle pagine dei giornali, fanno riflettere rispetto alla situazione psicologica che i giovani attraversano e che spesso viene poco considerata, se non del tutto ignorata”.

La depressione negli adolescenti, continua il presidente della Fondazione BRF Onlus, “e’ una realta’ che per la gravita’ che riveste e per la frequenza con cui si manifesta e’ sottovalutata da famiglie, educatori addetti ai lavori. Il dato secondo cui il suicidio e’ la seconda causa di morte fra bambini e ragazzi ci da’ l’ordine di grandezza del fenomeno. Delusioni scolastiche, sentimentali, familiari fanno parte della storia di tutti gli adolescenti da tempo indefinito. Le cause di questo incremento dei suicidi vanno ricercate altrove. Molti fanno riferimento, come possibile causa, ai cambiamenti repentini della nostra societa’, alla velocita’ con cui viviamo, viaggiamo, comunichiamo. Altri ritengono che la condizione di stress nasca dalla crisi della famiglia, dalla disgregazione dei nuclei familiari, dall’incapacita’ dei genitori di svolgere il loro ruolo. L’elenco potrebbe essere interminabile tra perdita dei valori, difficolta’ di aggregazione e isolamento sociale. Di sicuro- sottolinea- la nostra e’ una societa’ dai cambiamenti rapidissimi, nella quale chi ha forti capacita’ di adattamento sopravvive, riesce a lottare e a soddisfare le richieste che gli vengono rivolte. I piu’ deboli, o forse i piu’ delicati e sensibili, si arrendono e scappano via. In passato la societa’, la scuola e la famiglia avevano un passo collaudato, le gerarchie stabilite nei secoli erano rodate ed efficienti, le richieste erano ben chiare e stabilite di generazione in generazione.

Le vittime dei cambiamenti velocissimi di questa societa’ sono probabilmente proprio quei giovani che non riescono ad adattarsi con sufficiente velocita’. Paradossalmente proprio in questo momento di crisi della scuola, della famiglia, della societa’ sarebbe necessaria la massima attenzione da parte degli educatori, dei genitori, delle strutture sociali per aiutare quei giovani che sia perche’ hanno una struttura personale piu’ vulnerabile, sia perche’ vivono condizioni ambientali particolarmente difficili, hanno piu’ bisogno di essere compresi e sostenuti. Il sostegno e la vicinanza ai giovani manca, o in tante situazioni e’ insufficiente nei differenti piani di intervento. Per non trovarci di fronte a drammi come quello di Michele, o come il giovane di Lavagna che ha scelto di morire durante una perquisizione della finanza- conclude Piccinni- dobbiamo imparare ad ascoltare i ragazzi, cercare di percepire i campanelli d’allarme che lanciano e non sottovalutarne il disagio”. (Wel/ Dire)

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