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Lunghe attese e spazi ridotti, ecco tutti i guai dei Pronto Soccorso italiani

Lunghe attese e spazi ridotti, ecco tutti i guai dei Pronto Soccorso italiani

Lunghe attese e spazi ridotti, ecco tutti i guai dei Pronto Soccorso italiani
| domenica 15 Gennaio 2017

Lunghi tempi di attesa, spazi ridotti, sovraffollamento e un’insufficiente attenzione al dolore e alla comunicazione con i pazienti. Evidente uno stato di disomogeneita’ tra le strutture del Nord, del Centro e del Sud Italia. E’ critica la situazione dei Pronto soccorso italiani che emerge dal Rapporto del Tribunale per i Diritti del Malato di Cittadinanzattiva e della Società italiana della medicina di emergenza-urgenza (Simeu), pubblicato a Ottobre 2016.

Microsoft Word - Rapporto monitoraggio pronto soccorso.docx
Il Rapporto (Pdf)

Il Rapporto ha fotografato 93 strutture di emergenza urgenza e ha dato voce a 2.944 tra pazienti e familiari di pazienti intervistati. Sono stati misurati accessi, ricoveri e tempi di attesa di 88 strutture di emergenza urgenza di cui sono stati direttamente valutati i flussi di gestione. La rilevazione è stata svolta tra il 16 maggio e il 30 novembre 2015.

Questi i dati emersi:

TEMPI DI ATTESA

Il Rapporto parte da un distinguo tra tempo di attesa per la valutazione al triage all’arrivo in pronto soccorso e attesa per il primo accertamento diagnostico: nel primo caso, per il triage, si tratta in media di attese di pochi minuti, in media dai 9 ai 17, variabili entro questi limiti, in base all’area geografica e a seconda che si tratti un pronto soccorso o di un Dea di I o II livello. Nel secondo caso invece l’attesa media per il primo accertamento diagnostico varia da un minimo di 22 minuti per un codice giallo a 98 minuti per un codice bianco. Dieci minuti i tempi minimi registrati per codici bianchi e verdi, 5 per i codici gialli. I tempi massimi registrati sono stati: 240 minuti per codici bianchi, 300 per codici verdi e 120 per codici gialli.

OSSERVAZIONE BREVE INTENSIVA

In generale, sul campione osservato nella rilevazione, i tempi di permanenza medi (tra il triage e l’esito indicato per ricovero) nelle 24 ore in cui è avvenuta l’osservazione civica, supera le 3 ore nei Pronto soccorso, si avvicina alla 5 ore nei Dea di I livello e non supera le due ore e mezza nei Dea di II livello.

Le attese per avere un ricovero o posto letto sono state meno di 12 ore nel 40% dei Pronto soccorso, 50% dei Dea I livello, 13% Dea II livello; 24-48 ore nel 25% Dea I livello, 19% Dea II livello, 40%. Pronto soccorso. Oltre due giorni di attesa nel 38% dei Dea II livello e 20% nei Pronto Soccorso. L’attesa massima registrata in Obi è stata di 7 giorni (168 ore).

SPAZI E SOVRAFFOLLAMENTO

Pochi gli spazi per le attese “attrezzati” per i bambini (in nessuno dei PS, 36% DEA I livello, 29% DEA II livello); quasi assenti le barriere architettoniche, mentre molto presenti sono quelle sensoriali (meno del 10% delle strutture ha accorgimenti per non vedenti-ipovedenti); dotazioni di sedie a rotelle, barelle e elevatore per grandi obesi presenti prevalentemente al nord.

Bagni condivisi uomo-donna in circa la metà delle strutture (53% Ps, 51% Dea I livello, 29% Dea II livello); assenza di bagni per disabili nel 20% di Ps e Dea II livello mentre il sapone nei bagni è presente solo nel 53% dei Ps e nel 77% dei Dea II livello con le realtà del sud più in difficoltà, infine anche la carta igienica è disponibile solo nel 60% dei PS e nel 77% dei Dea II liv. Il 28% dei pazienti in attesa al pronto soccorso vorrebbe avere un posto più comodo, percentuale che si riduce per i Dea I liv (14%) e Dea II liv (9%); il 18% di pazienti in attesa al Ps vorrebbe avere acqua e cibo (12% in Dea Liv I, 10% Dea liv 2). E ancora il 30% dei pazienti in pronto soccorso non ha visto preservarsi privacy e riservatezza (16% Dea II, 18% Dea I).

Sono presenti spazi dedicati al malato in fase terminale nel 45% Dea II liv, 36% Dea I Liv, 13% Ps. Più alto il numero di strutture che hanno spazi dedicati alla persona appena deceduta (40% Ps, 57% Dea I Liv, 61% Dea II Liv). Mediamente risultano più presenti nelle strutture del centro.

Source:  https://www.flickr.com/photos/pallamaio/2319811520
Source: https://www.flickr.com/photos/pallamaio

TRATTAMENTO DOLORE ACUTO

Attraverso l’indagine civica si è andati a valutare il grado di attenzione alla registrazione ed alla cura del dolore nelle persone ricoverate nelle strutture di Emergenza-Urgenza. Cresce, a seconda della complessità della struttura, la presenza di formali procedure per la valutazione del dolore durante il triage: 60% nei Pronto soccorso, 72% nei Dea di I livello, 74% nei Dea di II livello.

La procedura di rivalutazione del dolore in tutto il percorso del paziente al pronto soccorso viene svolta da poco più del 60% delle strutture monitorate (60% Pronto soccorso, 66% Dea di I livello, 61% Dea di II livello). Anche in questo caso i Dea di I e di II livello del sud ne risultano maggiormente sprovvisti (38% Dea di I livello, 41% Dea di II livello). Ancora minore è il numero di strutture che ha formalizzato delle linee guida per la gestione del dolore in emergenza-urgenza: soltanto il 47% nei Pronto soccorso, il 66% nei Dea di I livello, il 61% nei Dea di II livello.

COMUNICAZIONE CON I PAZIENTI

Se “Buona” risulta essere l’assistenza sanitaria ricevuta ( per il 36% nei Pronto Soccorso, 46% dei Dea di I livello; 44% dei Dea di II livello), invece la necessità di parlare con un operatore (48% dei Pronto soccorso, 45% Dea di I livello, 35% Dea di II livello), seguita dal bisogno di aver vicino i propri cari (30% dei Pronto soccorso, 23% dei Dea di I, 26% dei Dea di II) e di maggiore conforto (24% Pronto soccorso, 13% Dea I livello, 10% Dea II livello) sono i “desiderata sull’assistenza” che il paziente ha all’interno del percorso di Emergenza-Urgenza.

ALTRI ELEMENTI RILEVATI

In Italia il funzionamento della rete tra emergenza urgenza e territorio è da considerarsi prevalentemente “insufficiente” (39%). Solo il 35% dei Responsabili intervistati la reputa “sufficiente” ed il 4% in “ottimo” stato. Una persona su 4 quattro si è recata al pronto soccorso perché reputa che il caso sia grave (34% Ps, 27% Dea I Liv, 21% Dea II Liv); leggermente più bassa la percentuale delle persone che si fidano solo dell’Ospedale (23% Ps, 24% Dea I, 25% Dea II). Circa una persona su tre è stata indirizzata al Pronto soccorso dal proprio medico di famiglia o guardia medica.

DOVE INTERVENIRE

Otto i punti su cui è necessario intervenire con urgenza: diritto alla presa in carico; diritto alla dignità personale; diritto alla continuità dei percorsi di cura; diritto alla prevenzione delle emergenze evitabili; diritto all’informazione; diritto alla competenza; diritto alle sei ore, diritto all’attuazione della Carta dei diritti al Pronto soccorso.

DIRE

In copertina foto di https://www.flickr.com/photos/pallamaio/2319811520

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