Trapianti. Nanni Costa: il film “Riparare i viventi” è canto alla vita

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Un ragazzo vittima di un incidente stradale e una donna affetta da una malattia cardiaca. Ad unirli un cuore, donato da Simon a Claire per darle la possibilita’ di una vita nuova. A narrare i dolori e le gioie che si celano dietro ad ogni trapianto e’ Katell Quillevere’ nel suo ”Riparare i viventi”, il film francese ispirato all’omonimo libro di Maylis De Kerangal.

“È un film che e’ una sorta di canto alla vita, che tocca tutti- dichiara a diregiovani.it il direttore generale del Centro Nazionale Trapianti Alessandro Nanni Costa-. Paradossalmente tocca anche chi la vita la perde perche” fino a quel momento ha vissuto intensamente una storia diversa. Questa storia si interrompe con un passaggio del testimone di questa vita e questo passaggio coinvolge, attraverso storie diverse, tutti quelli che si occupano di questa donazione di organi, dai chirurghi, alla persone che si occupano di scegliere il destinatario della donazione”.

 

 

Un racconto dettagliato delle ore precedenti e successive al trapianto che, secondo Nanni Costa, ha il merito di narrarle non solo dal punto di vista tecnico ma anche e soprattutto dal punto di vista emotivo: “È un film didattico, che racconta la scienza, le emozioni e la vita- continua-. E fa capire realmente la complessita’ organizzativa e medica di un trapianto, ma anche le emozioni di chi lo porta avanti. Dai familiari, all’equipe sanitaria, agli autisti che si occupano del trasporto di organi. È la prima volta che si racconta in questo modo il miracolo dei trapianti”.

Un miracolo che rende felici tutti: “Di solito i trapianti vengono realizzati la notte- spiega il direttore del Cnt-. Autisti, infermieri, chirurghi, dopo aver aver lavorato, escono soddisfatti perche’ la persona che riceve l’organo ha un’effettiva possibilita’ di essere curata. Tutto questo viene descritto in maniera forte nel film ma e’ la realta’”. E di emozioni forti che si rimbalzano parla ogni trapianto, dove “tutti si sentono coinvolti, da chi dona a chi riceve”. “Per i familiari- aggiunge- ci sono molti dati che ci dicono che nel medio e lungo periodo sta molto meglio chi da’ il consenso perche’ il dolore irreparabile del lutto viene finalizzato”. Un lutto che viene affrontato dai medici che affrontano il colloquio dei familiari sapendo che al di la’ dell’esito occorre instaurare quella che Nanni Costa chiama “una relazione d’aiuto”. “Il film- conclude- va visto per la sua capacita” di raccontare le emozioni e perche’ e’ un canto alla vita”. (Ara/Dire)

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