Informativa sui cookie

L’80% dei genitori chiede al ‘Dottor Google’ per la salute dei figli

Share on Facebook1Share on Google+0Share on LinkedIn0Tweet about this on Twitter

DIRE – “Ormai i dati sono chiari e recenti, più dell’80% degli italiani si rivolge al Dottor Google per avere informazioni sulla salute propria o dei propri figli. Ma il dato che più preoccupa è che meno del 9% di questi pazienti, genitori di bambini, ne parla con il proprio medico di medicina generale o pediatra”.

A lanciare l’allarme al congresso di Pediatria della Sip è Alberto Giovanni Ugazio, direttore del Dipartimento di Medicina Pediatrica dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma. Il continuo ricorso al Web alla ricerca di informazioni in tema di salute non è una novità. Il Censis aveva già sollevato la questione ricordando che sono 15 milioni gli italiani che, in caso di piccoli disturbi (dal mal di testa al raffreddore), cercano informazioni sul web. Ma 8,8 milioni sono stati vittime di fake news nel corso dell’anno. In particolare, sono 3,5 milioni i genitori che si sono imbattuti in indicazioni mediche sbagliate.

Sale al 36,9% il numero dei millennials che usano autonomamente il web per trovare informazioni su come curare i piccoli disturbi. Tutte le patologie passano sotto la lente di ingrandimento del noto motore di ricerca, “da quelle più frequenti a quelle più rare. Noi come Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma- continua Ugazio- abbiamo il portale pediatrico più frequentato d’Europa. Nel 2017, 4 milioni e mezzo di visitatori lo hanno consultato. Le patologie rare, ad esempio, sono molto visitate. Oggi la maggioranza degli italiani si rivolge prima di tutto e soprattutto a Google per avere informazioni sulla salute”. I rischi più gravi che corrono gli italiani sono connessi alle cosiddette fake news: “C’è il pericolo di incappare in informazioni erronee- spiega Ugazio- o per scarsa competenza di chi le ha scritte, o qualche volta sono erronee di proposito per indurre in errore chi le legge, o ancora per ragioni ideologiche o infine qualche volta per vile denaro”.

Fonte: DIRE www.dire.it

Potrebbe interessarti...