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Il diritto di essere fragili

Il diritto di essere fragili

Il diritto di essere fragili
| domenica 3 Maggio 2026

Nessuno è troppo grande per un abbraccio. Tutti vogliono un abbraccio. Tutti hanno bisogno di un abbraccio.” (Leo Buscaglia)

Oggi è stata una di quelle giornate dove sono tornata a casa con il cuore pesante; quel peso che cerchi di non sentire. Come quando si avverte un suono in sottofondo che si sceglie di ignorare, non per menefreghismo, è che a volte certe porte non si ha la voglia o la forza di aprirle.

Le si lascia chiuse per affrontarle con calma.

Quando l’armatura è un pò meno ammaccata.

Oggi ho abbracciato una donna, una mamma che è anche una figlia e che aveva il diritto di piangere in quanto tale.

Perché è anche faticoso essere sempre quelle forti, che spesso tengono sulle spalle il peso di tutto.

Ogni tanto si ha il diritto di essere fragili, di mostrare il proprio dolore.

Ha pianto.

Mi sono scese le lacrime e non me ne vergogno.

Perché non ci si deve vergognare di empatizzare con il dolore quando si sa cosa sia e come ci travolga.

Lei mi ha chiesto come faccio.

Come fai a lavorare qua? A vedere queste cose?” (In Terapia Intensiva).

Le ho risposto “perché mi piace il mio lavoro”.

Ma so che è una risposta parziale, anzi, è che la risposta che richiederebbe più tempo, più parole e probabilmente con i miei amici gli direi, scherzando, di chiedermelo dopo un gin tonic.

Mi ha ringraziata.

Mi ha detto grazie perché li ho fatti ridere mentre in questi giorni venivano a trovare la loro parente nel nostro reparto.

Ecco, forse è anche per questo che “ce la facciamo”.

Perché lo sappiamo molto bene che la vita gioca anche brutti colpi che noi cerchiamo di parare.

Sappiamo cosa sia il dolore, siamo anche noi figli, genitori, amici di qualcuno che per qualche motivo in ospedale ci è entrato.

Pochi giorni fa ho incontrato uno specializzando di medicina, era il figlio della compagna di un nostro paziente che purtroppo è deceduto, ma io ho dei bei ricordi con il suo “papà” e mi ha strappato un sorriso ricordarlo e trovarmi questo ragazzo dopo tanto tempo.

Mi ha strappato un sorriso questa donna che mi ha ringraziata piangendo per averla fatta ridere, perché lo so che per quanto faccia male magari si ricorderà di noi non solo per la giornata di oggi, ma anche perché ci sono stati giorni dove abbiamo strappato una risata.

E stasera non lo so se ho risposto bene, perché ci sono giorni che il nostro lavoro ci fa anche dire “ma chi me lo ha fatto fare?!”, giorni in cui non vedi l’ora di salire in macchina per arrivare a casa e buttarti sotto la doccia, come se l’acqua cancellasse le brutte giornate.

E oggi vedendo una figlia in lacrime che mi mostrava il suo dolore ho pensato che l’abbraccio fosse la miglior risposta che potessi darle, perché in un abbraccio certe volte ci si sente capiti e protetti.

E vorrei dirle che mi piace questo lavoro, consapevole che si ha a che fare con il dolore e la tristezza altrui, che posso perdere i pazienti ed essere un supporto per la famiglia; che ci sono anche le cose belle, i pazienti che tornano per ringraziarci, per dirmi “mi ricordo che mi hai dato del gelato”, che vengono dopo le visite di controllo a farci un saluto o ci mandano dei pasticcini; un ragazzo ci ha creato una canzone, qualcuno che ci scrive biglietti o lettere per farci sentire apprezzati.

Ecco, nonostante ci siano giornate dove certe porte preferiamo tenerle chiuse per affrontare i “mostri” quando siamo più corazzati, parte di quella corazza la creano i ricordi belli.

E forse tutti avremmo bisogno di più abbracci.

Un abbraccio vuol dire: tu non sei una minaccia. Non ho paura di starti così vicino. Posso rilassarmi, sentirmi a casa. Sono protetto, e qualcuno mi comprende. La tradizione dice che quando abbracciamo qualcuno in modo sincero, guadagniamo un giorno di vita.” (Paulo Coelho)

Di Laura Berti

Immagine in evidenza licenza Adobe Nr. 950084955

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