Studi di settore: novità per gli infermieri liberi professionisti

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Studi di settore: grazie all’intervento della Federazione Ipasvi presso l’Agenzia delle Entrate, quello che riguarda gli infermieri libero-professionisti (WK19U è la sigla) la Commissione degli esperti degli studi di settore ha approvato all’unanimità sia la richiesta di un’evoluzione anticipata (revisione) al 2017 sia la richiesta di inserire nella circolare accompagnatoria all’applicazione degli studi di settore per il 2015 l’“attenzione” alla posizione delle situazioni a rischio di malfunzionamento, tra cui soprattutto quella degli infermieri “monocliente”, quelli cioè che pur essendo liberi professionisti hanno di fatto un solo contratto di lavoro autonomo con un ospedale, casa di cura, istituto carcerario o altro.

I cluster che riguardano la professione sono soprattutto quelli descritti nello studio di settore come “infermieri che dipendono fortemente dal committente principale e operano presso strutture private o pubbliche, sanitarie o non sanitarie” e “infermieri che operano presso altre strutture private o pubbliche, sanitarie o non sanitarie”. Rispettivamente si tratta di 5.347 e 1.440 persone fisiche (gli altri cluster, quelli cioè di chi opera con uno studio proprio o eroga prestazioni domiciliari, sono molto esigui)

La revisione riguarderà soprattutto il cluster 12, quello, appunto, degli infermieri “monocliente” grazie all’intervento della Federazione Ipasvi che già a metà ottobre nell’ambito del processo di evoluzione dello studio aveva scritto all’Agenzia delle Entrate per far presente i rischi dello studio di settore, rispetto al quale si è registrato un aumento delle posizioni non congrue e per il quale, senza modifiche, è previsto un aumento della soglia dei compensi ingiustificato, sia a causa della contingenza generale, sia per l’andamento della professione che ha registrato una flessione di redditività già nel 2012-2013, ulteriormente aggravata nel 2014-2015.

La Federazione ha spiegato infatti alle Entrate che le rilevazioni effettuate sull’anno d’imposta 2013, alla base della costruzione del prototipo di studio di settore, prendono come valore medio della resa oraria del professionista 26,68 euro, importo già sopravvalutato rispetto al 2013 e che a settembre 2015 non era più “assolutamente significativo”. Quindi, l’applicazione del prototipo di studi di settore sugli anni d’imposta 2015 e seguenti “spingerà senza ragione – ha scritto la Federazione – un numero consistente di infermieri liberi professionisti verso la non congruità. La prova della non rispondenza della resa oraria stimata è fornita dalle gare di appalto dei servizi infermieristici dove già soltanto la base d’asta è più bassa di 26,68 euro e il valore di aggiudicazione non raggiunge quasi mai il valore di E 20,00 per ora”.

Per questo, secondo l’Ipasvi, il prototipo dello studio di settore elaborato nel 2015 sulla base di dati delle dichiarazioni dei redditi 2013 è già superato dalla rapida evoluzione del mercato della domanda di servizi infermieristici libero professionali “dove il sempre più diffuso ricorso alle gare d’appalto ha ridotto rispetto agli anni precedenti la redditività degli infermieri”, ha sottolineato la Federazione, riferendosi soprattutto a quelli monoclienti la cui redditività risulterebbe così mal rappresentata già per il 2014-2015.

Di qui le richieste – ascoltate – dell’Ipasvi: la sospensione dello studio di settore WK19U per il 2015 o, in subordine, come poi deciso dalla Commissione, l’evoluzione anticipata dello studio e l’attenzione in circolare, “tenuto conto del rapido mutamento delle condizioni di svolgimento della professione infermieristica in particolar modo per gli infermieri che prestano la loro opera a favore di un solo committente”.

Fonte FNC IPASVI link

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