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CareLab, videogiochi e realtà virtuale per la riabilitazione pediatrica

CareLab, videogiochi e realtà virtuale per la riabilitazione pediatrica

CareLab, videogiochi e realtà virtuale per la riabilitazione pediatrica
| lunedì 1 Febbraio 2016

E’ stato avviato al Centro IRCCS “S. Maria Nascente” di Milano il laboratorio d’avanguardia CareLab per la riabilitazione assistita al computer o CARE (Computer Assisted REhabilitation), che utilizza la realtà virtuale nel contesto della riabilitazione pediatrica, con particolare riferimento ai bambini con deficit neuromotori (emiparesi).

 

Che cos’è CareLab

L’evoluzione della tecnologia ha prodotto effetti che, oltre a modificare radicalmente la nostra quotidianità, da diverso tempo sono entrati a fare parte anche dei percorsi riabilitativi, in particolare nel contesto della riabilitazione pediatrica. In questo ambito, però, nonostante i numerosi esempi di utilizzo di tecnologie avanzate (dall’utilizzo di consolle per videogiochi a specifici software per la riabilitazione motoria e/o cognitiva) e i relativi incoraggianti risultati, queste modalità di intervento non sono ancora entrate nella routine riabilitativa.

Su queste tematiche di grande e crescente interesse, da diverso tempo e in un’ottica multidisciplinare l’Unità Operativa di Neuropsichiatria e Riabilitazione dell’Età Evolutiva (Uonpia) del Centro IRCCS “S. Maria Nascente” di Milano della Fondazione Don Gnocchi collabora con il Citt (Centro per l’Innovazione e il Trasferimento Tecnologico) della stessa Fondazione allo studio, sviluppo e validazione di metodi, modelli e strumenti innovativi per una migliore efficace dell’attività clinica e riabilitativa, sempre più vicina alla quotidianità del bambino. Da un paio di anni all’Uonpia è stato avviato un protocollo riabilitativo sperimentale mediante l’utilizzo della realtà virtuale rivolto a bambini con deficit neuromotori (emiparesi). I risultati dello studio-pilota hanno evidenziato un elevato gradimento da parte dei bambini di questo nuovo approccio e soprattutto un miglioramento delle loro capacità motorie.

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Tre stanze multimediali a partire dalla realtà virtuale

La scelta di usare tecnologie avanzate nella pratica clinica e riabilitativa non risponde tanto ad un generico desiderio di modernità, nel tentativo di allinearsi alla tecnologia presente nella quotidianità dei bambini (smartphone, tablet, consolle di videogioco…), quanto piuttosto alla valutazione delle potenzialità offerte da un utilizzo appropriato e controllato delle tecnologie. Per questo motivo, anche a partire dalla positiva esperienza con la realtà virtuale, si è pensato che fosse necessario creare uno spazio dove potere studiare potenzialità e limiti delle nuove tecnologie, oltre che definire e validare protocolli riabilitativi che le utilizzino: è nato così il laboratorio per la riabilitazione assistita al computer o CARE (Computer Assisted REhabilitation) Lab.

In questo laboratorio vengono selezionate e tra loro integrate le tecnologie avanzate, in grado di promuovere un coinvolgimento attivo del bambino, sostenendo la sua partecipazione e motivazione durante l’esercizio riabilitativo. Per questo, le soluzioni tecnologiche selezionate vanno adeguatamente “nascoste” e integrate nel contesto reale, in modo da risultare minimamente invasive e garantire un’esperienza ludica che si avvicini il più possibile alla sua quotidianità.

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Concretamente, il CARE Lab si articola in tre spazi, opportunamente allestiti: una prima stanza multimediale “hi-tech” (alta tecnologia), una stanza di controllo e supervisione e una stanza “low-tech” (bassa tecnologia). La prima stanza è attrezzata con strumentazione audio/video all’avanguardia, per permettere ai bambini di svolgere attività di riabilitazione motoria e cognitiva, sotto forma di gioco interattivo presentato in una realtà virtuale semi-immersiva. L’attività del bambino viene rilevata tramite i sensori ed i dispositivi di misura presenti (e nascosti) nel laboratorio e l’elaborazione di queste informazioni fornirà le misure quantitative necessarie al monitoraggio del suo percorso riabilitativo. La stanza “low-tech” è invece pensata per potere sviluppare e valutare attività riabilitative che utilizzino attrezzature simili a quelle normalmente presenti nel contesto domiciliare (ad esempio le consolle di videogiochi), per consentire al bambino di proseguire a casa una parte dell’attività svolta presso i Centri. In un’ottica di continuità della cura, inoltre, grazie anche a strette collaborazioni con importanti aziende (ad esempio Microsoft), verranno studiate e realizzate forme di monitoraggio e supervisione a distanza da parte dell’operatore. Le attività svolte in entrambe queste stanze potranno inoltre essere supervisionate attraverso specchi unidirezionali dalla stanza di controllo, dove verranno collocati anche i computer dedicati alla costruzione dell’esperienza virtuale e per la raccolta dei dati.

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L’operatore protagonista, sessioni più personalizzate

Va sottolineato che la presenza delle soluzioni tecnologiche non è pensata per sostituirsi all’operatore, che rimane un indispensabile protagonista del processo riabilitativo, ma ha lo scopo di promuoverne e supportarne l’azione. Grazie alla presenza di queste soluzioni, infatti, l’operatore può ad ogni sessione personalizzare e adattare il più possibile gli esercizi ai bisogni ed alle caratteristiche del bambino in quel momento, raccogliendo misure quantitative ed indici relative all’attività svolta, agevolando in maniera significativa il monitoraggio del percorso riabilitativo e della sua efficacia.

Ovviamente, per sfruttare appieno le potenzialità di questo innovativo tipo di approccio riabilitativo, saranno necessari opportuni percorsi di formazione per gli operatori. Questo approccio, caratterizzato da una prospettiva di riabilitazione coinvolgente, personalizzata e quantitativa, basata su un utilizzo controllato delle nuove tecnologie, potrà in futuro e con i necessari adattamenti essere esteso anche ad altri bisogni riabilitativi. In questa direzione, nonostante lo sviluppo sia soltanto all’inizio, il CARE Lab sembra rappresentare a pieno titolo un elemento chiave per un approccio innovativo alla riabilitazione pediatrica.

 

Fonte sito Fondazione Don Gnocchi

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