Farmaci a bimbi, il rebus delle terapie “off label”

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DIRE – Roma, 7 dic. – Cosa si intende quando si parla di bambini “orfani di terapia”? Sono quei piccoli pazienti che rischiano di rimanere senza cure per il problema legato alla scarsita’ di farmaci studiati ed immessi in commercio per la fascia pediatrica. E sono tanti, dal momento che non solo i farmaci progettati specificamente per curare i bambini sono limitati, ma sono poche le aziende farmaceutiche che investono in studi di ricerca per approfondire gli effetti dei farmaci sui piu’ piccoli. Ecco perche’ e’ quanto mai opportuno parlare della questione delle prescrizioni “off-label”, pressoche’ ‘inevitabili’ in ambito pediatrico: si tratta di tutti quei casi in cui, nella cura di una patologia, vengono impiegati farmaci con modalita’ diverse da quelle autorizzate o non studiati specificatamente nella popolazione pediatrica. Possono essere farmaci nati in realta’ per un altro disturbo, ma che le evidenze cliniche dimostrano essere di consolidata efficacia anche in altri casi. Oppure medicinali indicati solamente per l’eta’ adulta e che vengono ‘adattati’, nella posologia, per essere somministrati ai minori di 18 anni: una casistica, questa, che rispecchia il 70% delle prescrizioni fatte dai medici pediatri.

A questo argomento Sifo, la Societa’ dei farmacisti ospedalieri e dei servizi territoriali delle aziende sanitarie, ha dedicato un focus nell’ambito del 37esimo congresso nazionale che si e’ svolto nei giorni scorsi a Milano, con una sessione dal titolo “Ebm e legislazione in pediatria: due ordini di grandezza per un solo problema – La terapia farmacologica nel paziente pediatrico”. A fare il punto saranno medici e farmacisti, che metteranno a fuoco il problema e si confronteranno ragionando sull’attuale legislazione, sui casi ‘indimenticabili’ e sulle possibili prospettive future, cercando di capire, insieme, le proposte per una soluzione del problema.

L’incidenza dell’utilizzo off-label in eta’ pediatrica e’ molto piu’ alta di quello che si crede: varia dall’11 all’80%, a seconda dei contesti clinici: e’ tra l’11 e il 37% in ambito ambulatoriale, va dal 16 al 62% nei reparti di pediatria generale e supera l’80% nelle terapie intensive pediatriche e neonatologiche. Come mai percentuali cosi’ alte? Perche’ quella pediatrica e’ una fascia di popolazione ristretta (come anche le donne in gravidanza, o i neonati prematuri), per cui sono pochi i farmaci creati ad hoc solo per essa. E analogamente, per ragioni etiche, statistiche e commerciali, sono pochi gli studi clinici dedicati all’impiego di farmaci in questa eta’.

Si sottolinea, comunque, che utilizzare una terapia in modalita’ off-label, quindi al di fuori dalle indicazioni terapeutiche ufficiali, non e’ sinonimo di comportamento ‘azzardato’. Quasi sempre, i farmaci vengono impiegati a fronte di una consolidata evidenza clinica, riconosciuta negli anni da fonti scientifiche accreditate. Nonostante questo, pero’, si continua a parlare di ‘off-label’ per ragioni formali, ad esempio perche’ non si e’ ancora provveduto ad aggiornare la scheda tecnica del farmaco e le indicazioni non sono state allargate anche alla popolazione pediatrica. Le leggi che regolano l’utilizzo di farmaci off label sono ancora molto stringenti in Italia e spesso medici e farmacisti si trovano di fronte a dei veri e propri vicoli ciechi, anche avendo dalla propria una letteratura scientifica consolidata. E molto spesso questo si intreccia anche ad un aspetto di spesa e sostenibilita’, per le strutture ospedaliere coinvolte nella gestione di questi casi.

Di tutto questo si e’ parlato durante la sessione del congresso Sifo, in cui sono stati ripercorsi anche una serie di ‘casi indimenticabili’. Dove un farmaco usato in modo ‘inappropriato’ ha potuto salvare la vita di bambini altrimenti incurabili.

Uno degli aspetti prioritari legati all’utilizzo off-label di medicinali in ambito pediatrico e’ la catalogazione delle reazioni avverse, che sono potenzialmente piu’ frequenti di quanto non avvenga quando i farmaci vengono impiegati secondo le indicazioni autorizzate. Questo e’ dovuto al fatto che il processo di raccolta delle informazioni, nell’off-label, non e’ ancora ben definito e ad oggi si basa quasi esclusivamente sulle segnalazioni spontanee. Dal congresso Sifo sara’ rilanciata la proposta di implementare il sistema di controllo e valutazione delle prescrizioni off-label in pediatria, potenziandolo, creando una banca dati approfondita.

“Creare un database aggiornato delle prescrizioni off-label con il coinvolgimento di tutti i centri pediatrici italiani permetterebbe di raccogliere una notevole documentazione e un aggiornamento in tempo reale sulla sicurezza di impiego ed efficacia dei medicinali in ogni fascia d’eta’”, afferma Davide Zanon, coordinatore Galenica clinica Sifo e moderatore della sessione dedicata alla pediatria. “L’utilizzo di farmaci off label prevede un’assunzione di responsabilita’ specifica da parte del medico prescrittore, attraverso la compilazione di una richiesta motivata. La sessione intende portare l’attenzione delle istituzioni e delle aziende farmaceutiche una problematica che rischia altrimenti di rimanere un problema a carico del medico che prescrive, del farmacista che allestisce la terapia e, in ultima analisi, dei piccoli pazienti che necessitano di cure”, afferma Maria Grazia Cattaneo, presidente del congresso. DIRE

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