Gli infermieri che l’Italia non vuole, ma Londra sì

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Gli infermieri italiani e la loro emigrazione all’estero. Anche il Corriere della Sera, con un articolo pubblicato oggi,  evidenzia il fenomeno degli infermieri che hanno deciso di emigrare a Londra.

«La mia è stata una migrazione forzata. Se il mio Paese mi avesse permesso di lavorare, non sarei mai andata via» commenta Alessandra Gaudenzi, 27enne marchigiana, nell’intervista di Silvia Pagliuca. «Dopo la laurea all’Università, ho mandato curriculum per un anno. Non ho ricevuto nessuna risposta. Non mi vergogno a dire che ero disperata, non ne potevo più di stare a casa in attesa di una risposta» – racconta. Dopo un colloquio a Bologna con un’agenzia che selezionava infermieri per l’Ospedale di Croydon, area 5 a sud di Londra, è stata assunta.

Oggi Alessandra vive e lavora a Londra. Con lei, sono partiti altri 40 professionisti: italiani giovani, formati, desiderosi di lavorare. Italiani che l’Italia non accetta.

Un sistema totalmente diverso quello raccontato dalla giovane infermiera: “A Londra ho trovato ad aspettarmi un posto da 2mila sterline nette, un sistema pensionistico che ti permette, volendo, di “riscattare” una parte di pensione ogni mese, ma, soprattutto, una grande considerazione da parte del sistema» stupita da quanto siano ricercati gli operatori italiani.

Con un incremento di oltre il 70% negli ultimi tre anni, sarebbero oltre 2500 gli infermieri italiani assunti in Inghilterra secondo stime della FNC IPASVI.

«Il Regno Unito è un Paese in cui mancano infermieri, ma ci sono risorse per assumere e i più ricercati sono proprio i professionisti italiani. Godiamo di una grande stima all’estero perché, di base, la nostra formazione didattica è molto più alta della media» – spiega Alessandra, e aggiunge: «Non solo: la flessibilità in UK funziona davvero. Se vuoi cambiare posto di lavoro, basta chiedere. Io stessa, dopo dieci mesi a Croydon, a fine gennaio mi trasferirà in un nuovo polo ospedaliero, questa volta in pieno centro, a due passi di St. Paul’s Cathedral». Certo, i primi tempi oltre Manica non sono stati facili: turni da 12 ore non stop, nuovo ambiente e, soprattutto, una «fortissima nostalgia di casa. Una casa in cui mi piacerebbe tornare, anche se oggi so che non c’è alcuna possibilità».

Il commento finale riguarda la promessa, di questi ultimi giorni, delle 6000 assunzioni previste dal Ministro della Salute Lorenzin: «Ormai, finché non vedo, non credo».

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