Ictus: recuperare dal danno grazie alle staminali

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Svelato il meccanismo con cui le cellule staminali, se trapiantate dopo un ictus, sono in grado di riparare il danno e accelerare la guarigione. A scoprirlo sono stati i ricercatori dell’Unità di Neuroimmunologia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele del Gruppo ospedaliero San Donato. Il segreto è nella produzione del fattore di crescita VEGF. I risultati sono stati pubblicati su Journal of Neuroscience.

L’ictus è un’ostruzione a livello cerebrale delle arterie che garantiscono il corretto flusso di sangue. Quando accade, le aree a valle del blocco non possono essere sufficientemente irrorate e, con il passare del tempo, vanno incontro a morte cellulare. Ogni minuto che passa sono 1,8 milioni i neuroni persi. Ecco perché bisogna intervenire il prima possibile per evitare danni permanenti e la morte stessa. Precedenti studi hanno dimostrato che in caso di ictus -ovviamente dopo la rimozione del trombo che lo ha causato- il trapianto di cellule staminali neurali migliora il recupero della funzionalità cerebrale. Il meccanismo responsabile dell’effetto, però, non era ancora noto.

La nuova ricerca -condotta per ora su modelli animali- dimostra come nell’ictus cerebrale le cellule staminali neurali raggiungano il sito della lesione e, senza differenziarsi in neuroni, inizino a produrre la proteina VEGF. Gli autori hanno scoperto che questa proteina svolge un compito finora sconosciuto: regolare l’attività degli astrociti -cellule che supportano i neuroni- e aiutarli ad eliminare il glutammato, un neurotrasmettitore che, in eccesso, risulta tossico. L’effetto complessivo consiste nella riduzione della morte neuronale, nell’aumento della plasticità cerebrale e nella diminuzione della disabilità.

In particolare l’azione delle cellule staminali trapiantate è legata anche alla tempistica di azione. A seguito di un ictus, infatti, per un periodo limitato l’area cerebrale intorno alla parte colpita dall’ischemia mostra plasticità maggiore rispetto alle condizioni naturali. È in questa finestra temporale, durante la quale l’organismo attiva in modo naturale dei meccanismi di risposta, che il trapianto è maggiormente efficace nel favorire i processi riparativi propri del cervello.

FONTE LA STAMPA

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