L’obesità riconosciuta come malattia cronica?

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Secondo uno studio pubblicato sulla rivista The Lancet, l’obesità riduce l’aspettativa di vita di 10 anni, causa disagio sociale e fomenta atti di bullismo giovanile. Negli ultimi 40 anni è aumentata in maniera drammatica nel mondo. Sotto la spinta della Società europea dell’obesità (EASO) e delle associazioni scientifiche nazionali, un gruppo di Parlamentari europei di tutti gli schieramenti politici, riunitosi in occasione della presentazione della Giornata europea dell’obesità, che si svolgerà il 21 maggio, ha promosso una “dichiarazione scritta” che invita Commissione europea e Consiglio d’Europa “ad agire in vista di un riconoscimento armonizzato, a livello europeo, dell’obesità come malattia cronica”.

L’obesità colpirà, entro il 2030, il 50% dei cittadini europei e in molti Paesi, tra persone obese e sovrappeso, si raggiungerà il 90% della popolazione. Laura Bianconi, membro della XII Commissione Igiene e Sanità del Senato ha detto che come parlamentare italiano, non può non associarsi all’invito della comunità scientifica nazionale e internazionale e solleciterà i colleghi Italiani eletti a Strasburgo ad aderire all’iniziativa. Walter Ricciardi, Presidente Istituto superiore di sanità si è espresso sulla necessità che le Istituzioni europee e il Governo italiano prestino la massima attenzione al tema dell’obesità.

Inoltre ha ricordato che per la prima volta nella storia di questo Paese il Rapporto Osservasalute riscontra come l’aspettativa di vita degli italiani sia diminuita rispetto al passato: per gli uomini è stata di 80,1 anni nel 2015 rispetto agli 80,3 dell’anno precedente; analogo trend per le donne, con 84,7 anni contro 85,0. In conclusione, la colpa sta nella scarsa propensione degli Italiani alla prevenzione e nella poca attenzione verso uno stile di vita adeguato a ridurre il rischio delle malattie croniche non trasmissibili come obesità, diabete e disturbi cardiovascolari.

FONTE ANSA

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