Modena 16.05.2026
È un sabato di sole, come tanti che verranno, come tanti che abbiamo visto.
Il clima è un po’ frizzantino ma c’è il sole.
Chi di noi non ha mai approfittato di fare un giro in giornate come quella?
Chi va in bicicletta.
Chi passeggia mano nella mano.
Chi si ferma a salutare i negozianti, quelli che conosciamo da sempre, con cui ci prendiamo 5 o 10 minuti per due chiacchiere.
Quelli che con cui si parla del lavoro e della famiglia.
Ci si incontra con gli amici.
Si organizzano le visite ai parenti.
Si organizzano le visite ad altre città.
Sei lì, in una giornata di sole, sei felice.
Poi il buio.
Non sai il perché.
Senti il dolore.
Senti le sirene avvicinarsi, voci concitate.
Il mondo si ferma.
È un sabato di sole.
Sei in turno.
Si chiacchiera con i colleghi, si scherza anche, ci si sfoga.
Chi in ambulanza, chi in elicottero, chi in ospedale, chi in caserma, chi nelle volanti.
Suona la selettiva.
Le ambulanze partono.
Sirene spiegate, bitonali, lampeggianti, sfanalando nel traffico per farsi vedere di più
I camion dei pompieri escono dalle caserme, luci blu e sirene.
Le volanti delle Forze dell’Ordine corrono
Gli elicotteri di EliBologna ed EliPavullo decollano.
Un solo target: Modena.
Si parla di una decina di feriti.
Pedoni investiti.
Maxiemergenza.
I colleghi di Modena corrono sui feriti.
Gli elicotteri con tutto il personale sanitario si dirigono a Modena.
Chi ha già visto le maxiemergenze sa cosa implica.
Sa che in poco tempo bisogna raccogliere le informazioni e comunicarle alla Centrale Operativa che deve tenere le redini dei mezzi di soccorso e le comunicazioni con gli ospedali.
Si lavora insieme, gomito a gomito; con alcuni colleghi ci si capisce con gli occhi spesso.
Modena Soccorso, EliBologna ed EliPavullo.
Un solo obiettivo: intervenire sui feriti.
Mettere in atto al massimo le competenze.
Il lavoro in team è il cardine in queste situazioni in cui nessuno di noi vorrebbe mai ritrovarsi ma che sappiamo far parte del nostro lavoro.
Cercare di stabilizzare i feriti più gravi e trasferirli il prima possibile nei Trauma Center.
Prestare soccorso a tutte le persone coinvolte.
Rapportarsi con tutte le figure in gioco.
Chi non fa il nostro lavoro non sa definire esattamente come in contesti simili si riesca a lavorare anche con equipe diverse mantenendo altissima professionalità ma è grazie alla formazione, ai protocolli, alle esercitazioni..
Si entra in una modalità dove “semplicemente” sappiamo cosa fare e come farlo al meglio.
Diventiamo una famiglia.
Diventiamo un team che lavora come nelle scuderie della F1.
Nessuno si tira indietro.
Perché lo abbiamo già dimostrato più volte come tiriamo fuori il meglio nelle situazioni di stress, dalle grandi catastrofi a quelle più contenute abbiamo sempre creato qualcosa per cui ci siamo fatti ricordare.
E lo so quanto pesa a livello emotivo vivere certi servizi.
Lo so cosa ci si porta a casa anche quando si cerca di “tenere tutto sotto il tappeto” per affrontarlo in un giorno un po’ piu tranquillo.
Vorrei dire a tutti, sanitari e non, anche a chi ha dato una mano a tutti i ragazzi in divisa che rende orgogliosi lavorare insieme.
Che è bello fare squadra e che oggi io, come tanti altri, vorrei avvolgervi in un abbraccio.
Grazie.