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Valvole cardiache, in Italia solo 5mila interventi mininvasivi all’anno. In Germania oltre 50mila

Valvole cardiache, in Italia solo 5mila interventi mininvasivi all’anno. In Germania oltre 50mila

Valvole cardiache, in Italia solo 5mila interventi mininvasivi all’anno. In Germania oltre 50mila
| giovedì 22 Dicembre 2016

In Italia pochi pazienti colpiti da patologie valvolari vengono operati con tecniche mininvasive. Questi interventi sono solo 5mila l’anno contro gli oltre 50mila effettuati in Germania. “Questo non e’ piu’ accettabile- denuncia il prof. Francesco Romeo, Presidente Nazionale della Societa’ Italiana di Cardiologia (Sic) che ha lanciato la campagna ”One valve, one life’

‘- Vogliamo avere la possibilita’ di estendere a tutti i pazienti, anche quelli ultrasettantacinquenni, la possibilita’ di fruire di questi interventi percutanei che potrebbero garantire magari altri 10 anni di vita e la cui mortalita’ e’ quasi 0. La nostra sanita’ ha un enorme problema di spesa e di contenimento dei costi, percio’ queste metodiche mininvasive non sono praticate in tutte le strutture ospedaliere. Molte direzioni generali italiane tendono a contingentare le risorse per contenere i costi, autorizzando gli interventi solo nei pazienti che hanno controindicazioni assolute all’operazione tradizionale”.

La possibilita’ di intervenire efficacemente su valvola aorta e mitralica per via percutanea e’ uno degli argomenti al centro del 77° Congresso della Sic che si svolge fino al 19 dicembre nella Capitale. “La Sic vuole, dal congresso di Roma, ribadire il suo no al contingentamento delle risorse in questo ambito- aggiunge Romeo-

L’intervento percutaneo sulla valvola aortica e’ ormai di routine ed e’ applicabile anche agli anziani. A volte il cardiochirurgo sceglie di non operare con tecniche tradizionali perche’ il paziente non supererebbe un intervento in cui deve essere intubato e va utilizzata la circolazione extracorporea. Ma cosi’ il malato muore in media entro sei mesi: con un intervento per via percutanea, invece, potrebbe essere salvato”.

Prevista anche la presentazione delle nuove linee guida che ”abbattono” i valori del colesterolo Ldl al limite massimo di 100mg/dl, con le novita’ in terapia che affiancano l’uso trentennale delle statine. Le nuove linee guida per il trattamento delle dislipidemie hanno una parola d’ordine, abbassare il colesterolo. Le novita’ sono gia’ state evidenziate nell’ultimo congresso della Societa’ Europea di Cardiologia lo scorso agosto: il solo valore da considerare e’ quello del colesterolo Ldl, che deve essere compreso tra 70 e 100 mg/ml. Gli altri valori fino ad oggi valutati, il colesterolo totale e l’Hdl, non rivestono in realta’ importanza ai fini della terapia. Se i livelli dell’Ldl superano i 100 mg/dl, bisogna modificare il proprio stile di vita, intervenendo sull’alimentazione e aumentando l’esercizio fisico. Quando queste correzioni non sono sufficienti bisogna fare ricorso ai farmaci, in particolare alle statine che sono state la piu’ grande rivoluzione terapeutica degli ultimi 30 anni. Al congresso si parlera’ anche di una nuova classe di anticorpi monoclonali, gli anti – PCSK9: agiscono sul recettore che metabolizza il colesterolo, bloccando l’enzima che impedisce all”organismo di eliminare l’Ldl. “Sono farmaci costosissimi- considera il prof. Romeo- non ancora erogati dal Sistema Sanitario Nazionale, e per questo sono destinati oggi ai pazienti che non rispondono alle statine, affetti da dislipidemie familiari e genetiche”. Nelle nuove linee guida sara’ indicato anche in quali casi e’ corretto somministrarli. (Wel/ Dire)

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