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Zika, Il Sant’Orsola risponde alle 5 domande più frequenti sull’infezione

Zika, Il Sant’Orsola risponde alle 5 domande più frequenti sull’infezione

Zika, Il Sant’Orsola risponde alle 5 domande più frequenti sull’infezione
| venerdì 12 Agosto 2016

Durante il mese di luglio scorso il primo caso di Zika virus a Bologna. L’infezione è stata contratta all’estero, in un Paese già noto per la presenza del virus. La diagnosi è stata effettuata nel reparto di Malattie infettive del Sant’Orsola, diretto dal professor Pierluigi Viale. Le condizioni del ragazzo che ha contratto il virus non destano alcuna preoccupazione.

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Il professor Pierluigi Viale

Qual è la reale pericolosità del virus Zika?

In Italia l’allarmismo non è giustificato. Il virus Zika non è un virus particolarmente pericoloso.  Nella maggior parte dei casi i soggetti nei quali la zanzara ha inoculato il virus, non avvertono  proprio nulla. Solo in circa 1 caso su 200-300  l’ infezione si traduce in comparsa di  sintomi che comunque sono lievi e tutto si risolve in qualche giorno di malessere, un po’ di febbre, dolori articolari.  Molto raramente l ‘infezione è più severa e può coinvolgere il sistema nervoso centrale.  La pericolosità  di questo virus è molto inferiore a quella del virus  morbillo.

Per quali persone rappresenta un rischio maggiore e perché?  

Il rischio maggiore lo corrono i bambini piccoli, gli anziani, le persone defedate, malnutrite. Come, peraltro, anche per il virus della dengue e il  Chikungunya.  Nel caso di Zika, però si è visto che può essere trasmesso da madre a feto e causare danni neurologici, come, peraltro altri virus, ad esempio Citomegalovirus. Proprio come Citomegalovirus, il virus Zika è neurotropo e, se trasmesso durante la gravidanza, è uno dei virus che possono causare  Microcefalia.

In Italia si può diffondere (ci sono zanzare che lo possono trasmettere)?

I principali diffusori di questo virus sono le zanzare Aedes aegyptii, zanzare non presenti in Italia. Il nostro Paese, però, ha un’altra zanzara del genere Aedes che può trasmetterlo, l’Aedes albopictus, la zanzara tigre. I dati attualmente a disposizione, però,  indicano una minor efficienza di trasmissione della zanzara tigre rispetto alla Aedes aegyptii.

Se chi andrà a vedere le Olimpiadi torna ammalato può diffondere il virus?

Il Brasile, da mesi,  sta facendo uno sforzo immane per sterminare le zanzare dalle zone dove si svolgeranno le Olimpiadi. Probabilmente, quindi, questi sforzi,  anche se non in grado di annullare la probabilità di contrarre il Virus Zika,  l’abbassano notevolmente.

Comunque, se una persona dovesse tornare  in Italia ammalato,  è in grado di diffondere il virus in due modi: A) Se viene punto da una zanzara tigre nella fase,  che dura al massino una settimana, in cui il virus è nel sangue.  Dovrebbe, quindi, essere stato punto  negli ultimi giorni prima del rientro. B) Se la persona, di sesso maschile, ha rapporti sessuali non protetti nel periodo in cui il virus viene eliminato nello sperma. Questo periodo può durare  fino a due mesi dopo la puntura della zanzara.

Si rischia una epidemia o il contagio sarebbe comunque limitato?

Le persone che tornano non solo dalle Olimpiadi, ma da uno dei 66  Paesi in cui  il virus si  sta diffondendo  (tutta l’ America latina, le isole del pacifico e dell’ atlantico, l’ America centrale, il Messico…  etc..) e hanno sintomi anche lievi è bene si rechino al PS e saranno sottoposte a test  virologici per verificare l’ eventuale presenza del virus.  Se positivi  verranno  loro fornite tutte le indicazioni per evitare la diffusione del virus. Qualora si trattasse di una  donna  in gravidanza, questa   è bene si rechi nei  centri di Ostetricia e Ginecologia  dove provvederanno a far fare gli  accertamenti virologici e qualora positiva, verrà invitata ad accertamenti ecografici aggiuntivi rispetto a quelli previsti dal percorso nascita.

Fonte: Aosp.bo.it

 

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