Contraccezione, pillola ‘abbandonata’: ci sono alternative, ecco quali

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ROMA – L’Italia e la contraccezione ormonale, un rapporto che stenta a decollare.

Se ne è parlato in occasione del convegno ‘All you need is love – Amore e ormoni nella vita delle donne’, promosso da Msd Italia.

L’Italia continua ad occupare stabilmente, rispetto al resto d’Europa, una posizione arretrata in fatto di contraccezione ormonale, collocandosi solo al 14esimo posto dopo la Spagna e davanti a Slovacchia, Polonia e Grecia.

Solo l’8% delle ragazze tra i 18 e i 19 anni usa la pillola, percentuale che a fatica sfiora il 18% nella fascia tra i 20 e i 24 anni d’età. Questi i dati emersi da una recente ricerca che mette in evidenza come in Italia tra le donne più giovani il ricorso alla contraccezione ormonale sia più basso rispetto ad altre classi d’età.

Moltissime donne abbandonano la pillola

Un aspetto considerato ancora più preoccupante è quello relativo all’alto tasso di abbandono nell’utilizzo della pillola, una vera e propria piaga dei nostri tempi.

Un’indagine pubblicata nel 2002 evidenzia come il 32,7% delle donne che utilizzavano la pillola avesse interrotto tale metodo contraccettivo nell’arco di un anno.

Le cause dell’abbandono

La situazione però non accenna ancora a migliorare. Oggi l’interruzione del contraccettivo ormonale si attesta ancora attorno al 30%. Una persona adulta interrompe l’uso del contraccettivo ormonale “perché si sente gonfia– ha detto Franca Fruzzetti, Responsabile dell’Ambulatorio di Endocrinologia e Ginecologia dell’U.O. Santa Chiara di Pisa- Una adolescente, invece, perché si vede più grassa”.

Un’interruzione dovuta quindi, ha continuato Fruzzetti “il più delle volte a piccoli effetti collaterali, disturbi che si presentano nel corso della contraccezione e tra tutti, quelli più importanti sono le perdite di sangue irregolari e l’aumento di peso. Quello che è emerso dallo studio è che l’interruzione del metodo contraccettivo è maggiore o minore a seconda di quello utilizzato. Nel nostro studio, l’anello vaginale è risultato il metodo contraccettivo associato a minor interruzione, vale a dire che le donne che negli anni hanno assunto contraccezione per via vaginale ne interrompono l’assunzione molto meno rispetto alle donne che utilizzano pillole con 20 mcg o 30 mcg di etinilestradiolo. E in questa differenza quello che ha avuto un ruolo fondamentale è stata proprio la bassissima percentuale di perdite ematiche per le donne che utilizzano l’anello vaginale”.

Le novità in fatto di contraccezione

Un recente studio trasversale retrospettivo, che ha considerato i dati di 1.809 donne visitate presso gli ambulatori del dipartimento di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale Santa Chiara di Pisa tra il 2010 e il 2015, ha concluso che oltre un terzo delle pazienti (34,9%) ha interrotto l’utilizzo del metodo contraccettivo che stava seguendo, con una percentuale di interruzione maggiore per i metodi di somministrazione per via orale rispetto all’anello vaginale. In uno scenario così si affacciano le nuove tipologie contraccettive, ridisegnate per le esigenze e lo stile di vita delle nuove generazioni.

Contraccettivi ormonali da somministrare non per via orale bensì per via transdermica o per via vaginale come il cerotto e l’anello vaginale con applicatore che sono stati oggetto di significativi cambiamenti, compresa la progressiva riduzione dei dosaggi di etinilestradiolo e l’introduzione di nuovi progestinici ed estrogeni naturali.

I vantaggi

Con un contraccettivo come l’anello vaginale, quindi, “non ho un impegno mentale, lo inserisco in vagina, non ho la percezione di un organismo invaso da ormoni. Le donne accettano di più l’idea di qualcosa che resta nella vagina”.

Superato l’impatto del ‘non mi chieda questo’ in merito all’inserimento del contraccettivo, la dottoressa Fruzzetti tranquillizza le sue pazienti. “Glielo faccio vedere, è morbidissimo, lo metti e non lo abbandoni più. Lo usano, e volentieri”.

Perché è importante conoscere la sessualità

“È necessaria un’informazione che parta dal basso, bisognerebbe cominciare a parlare di sessualità fin dall’infanzia affinché le informazioni acquisite diventino parte della cultura generale dell’individuo e perché, al momento di utilizzarle, questi ne comprenda appieno l’importanza che hanno sulla salute riproduttiva e sessuale- ha affermato Fruzzetti-. Inoltre, occorre arrivare alle giovani generazioni attraverso un approccio multimodale che tenga conto di tutti i canali informativi dalla scuola al web. È dimostrato, infatti, che nei Paesi dove sono stati fatti programmi educativi di questo tipo il tasso di abbandono della contraccezione ormonale è crollato ed è aumentata l’aderenza alle scelte contraccettive”.

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