Morbillo, non si scherza. Metà dei casi finisce in ospedale

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ALLARMA ANCHE LA PERTOSSE: ARRIVA VACCINO PER DONNE IN GRAVIDANZA (DIRE) Bologna, 11 feb.

– Con il morbillo non si scherza, le vaccinazioni sono importanti anche di fronte a questa malattia. E’ la raccomandazione della Regione Emilia-Romagna, visto che dati alla mano un caso di morbillo su due finisce in ospedale, con complicazioni mediche di vario tipo. Il dato e’ riferito al primo trimestre del 2016: una fotografia che fa ben comprendere come “il morbillo non sia una malattia banale”, sottolinea Maria Grazia Pascucci, dirigente del servizio Prevenzione collettiva e sanita’ pubblica della Regione e coordinatrice della commissione vaccini istituita da viale Aldo Moro. Pascucci ha affrontato il tema intervenendo, nelle scorse settimane, ad un’udienza conoscitiva sul tema vaccini che si e’ tenuta al Comune di Bologna. Se il “tasso critico” di copertura vaccinale e’ tra il 92% ed il 95%, questa la situazione in regione: a 24 mesi (una dose) 87,2%; a sette anni (una dose) 95,6%; a sette anni (due dosi) 89,5%; a 16 anni (una dose) 95,3%. Il valore soglia per l’eliminazione del morbillo e’ fissato in 0,1 casi ogni 100.000 abitanti, ricorda l’esperta, ma in Emilia-Romagna tra l’1 gennaio e il 31 marzo del 2016 si sono registrati 0,9 casi per 100.000 abitanti. Si parla di 40 casi, 22 dei quali (il 55%) hanno comportato un ricovero in ospedale: interessati i reparti di malattie infettive, pediatria, medicina generale e neurologia. “Tra i pazienti ricoverati- spiega Pascucci- le complicanze sono state: polmoniti, insufficienze respiratorie, pericarditi, stomatiti, cheratocongiuntiviti, screzi epatici e diarree”.

Una donna di 43 anni, inoltre, “ha riportato un quadro clinico particolarmente complesso con encefalite, cheratocongiuntivite, stomatite ed epatite-aumento delle transaminasi. Un’altra donna di 41 anni- riferisce sempre l’esperta- dopo dieci giorni dalla dimissione dal ricovero per morbillo, ha subito un secondo ricovero per sindrome di Guillan-Barre'”. Sul fronte delle vaccinazioni proprio il morbillo rappresenta “una nota dolente”, afferma Rita Ricci, responsabile dell’unita’ operativa di Pediatria dell’Ausl di Bologna. “Non vogliamo fare terrorismo” ma bisogna capire che “siamo in una fase in cui possono tornare le malattie”, aggiunge Pascucci, sottolineando che le vaccinazione rappresentano anche “un ottimo impiego del denaro pubblico” se si pensa a quanto costano i vaccini rispetto a “ricoveri evitati, visite specialistiche, medicinali”. Non tutti ne sono consapevoli, evidentemente: “In Romagna esiste un movimento antivaccinale molto forte- dice Pascucci- e si vedono i danni che fa”, in termini di piu’ basse percentuali di copertura. Tra i “miti da sfatare”, la dirigente regionale sottolinea anche che “non si puo’ fare affidamento sull’immunita’ naturale”, trasmessa di madre in figlio. “Molte delle malattie prevenibili con il vaccino sono piu’ pericolose proprio nei primi mesi di vita”, spiega Pascucci. La Regione, intanto, e’ intervenuta con la legge sull’obbligo vaccinale per l’iscrizione al nido: “Stiamo preparando poster e volantini” per la campagna informativa, che “contiamo di riuscire a stampare e diffondere tra fine febbraio e inizio marzo”, dice Pascucci.

Tra le altre malattie, nella stessa commissione si e’ parlato anche della pertosse. “Torna ad essere un problema nei primi due mesi di vita”, avverte Fabrizio Sandri, direttore del dipartimento di Maternita’ infantile dell’Ausl bolognese: “Il sospetto di pertosse in un bimbo molto piccolo con insufficienza respiratoria fino a poco tempo fa neanche lo prendevamo in considerazione, ma oggi si’, perche’ e’ diventata una realta’”. Per questo e’ utile coprire con il vaccino le donne in gravidanza, sottolinea Sandri. Cosa che la Regione, spiega Pascucci, si prepara ad attuare perche’ si tratta di una delle misure previste dal nuovo piano nazionale dei vaccini: sperimentazioni all’estero, segnala la dirigente, hanno dimostrato che con la somministrazione del vaccino negli ultimi tre mesi di gravidanza “gli anticorpi passano al bambino, che risulta protetto per i primi sei mesi”. Sempre Pascucci, infine, su sollecitazione di Elena Foresti (M5s) e’ intervenuta sulla cancellazione del certificato di riammissione a scuola dopo cinque giorni di assenza per malattia. “E’ stato fatto perche’ gia’ altre Regioni l’avevano abrogato e non si sono notati impatti sulla salute bambini”, anche perche’ le malattie sono infettive “piu’ che altro nei primi due o tre giorni di incubazione e nei primissimi giorni successivi”. Pero’, “da molte scuole” si segnala qualche difficolta’ a gestire la cosa e dunque “stiamo ragionando a cosa sia possibile fare in alternativa al certificato”, dichiara Pascucci: si sta cercando insomma di capire se c’e’ un’altra misura che puo’ sostituire quella “antistorica” del certificato. (Pam/ Dire)

In copertina: foto di https://www.flickr.com/photos/minnellium

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