Roma. Riprodotto in provetta il glioblastoma, il più aggressivo tumore cerebrale

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microscope-1817641_960_720Dalla riproduzione in laboratorio del glioblastoma, il piu’ aggressivo tumore cerebrale, purtroppo ancora oggi senza efficaci terapie, allo studio di cure personalizzate in grado di colpire selettivamente le cellule staminali tumorali che ne favoriscono la recidiva: e’ questo il risultato dello studio realizzato da una equipe multidisciplinare di ricercatori dell’Universita’ Cattolica – Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma e dell’Istituto Superiore di Sanita’ e pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica ‘Neuro-Oncology’. Il glioblastoma e’ il tumore cerebrale piu’ maligno e, purtroppo, anche piu’ frequente nell’adulto. In Europa e nel Nord America, la sua incidenza e’ di 2-3 nuovi casi all’anno su 100.000 abitanti. Non esiste alcun trattamento efficace per una cura completa di questo tumore, ne’ e’ possibile fare programmi di screening per prevenirlo. Nonostante i progressi dell’oncologia in campo genetico e molecolare, sono stati ottenuti soltanto miglioramenti limitati della sopravvivenza dei pazienti affetti da glioblastoma negli ultimi decenni. Quasi inesorabilmente, il glioblastoma recidiva nel cervello dopo circa 14-15 mesi dall’intervento neurochirurgico e dalla radio-chemioterapia. La resistenza del glioblastoma alle cure e’ dovuta verosimilmente alla presenza di cellule staminali tumorali che invece di dare origine a un tessuto sano producono un tumore.

Glioblastoma non trattato. Esame macroscopico Di The Armed Forces Institute of Pathology (AFIP)

Glioblastoma non trattato. Esame macroscopico
Di The Armed Forces Institute of Pathology (AFIP) – https://it.wikipedia.org/wiki/Glioblastoma

Queste cellule, che rappresentano quindi il reservoir tumorale, sono molto resistenti alle radiazioni e ai farmaci chemioterapici e sono anche in grado di migrare al di fuori del tumore per invadere il tessuto cerebrale, lontano dall’area coinvolta dalla rimozione chirurgica. In questo studio, pubblicato nelle scorse settimane su ‘Neuro-Oncology’, i ricercatori degli Istituti di neurochirurgia, anatomia patologica, e patologia generale dell’Universita’ Cattolica e del Policlinico Agostino Gemelli di Roma in collaborazione con il dipartimento di oncologia e medicina molecolare dell’Istituto Superiore di Sanita’, hanno dimostrato che e’ possibile riprodurre in laboratorio il tumore asportato in sala operatoria attraverso l’impiego delle cellule staminali tumorali. Queste cellule si moltiplicano in provetta, aggregandosi a formare delle sfere che riproducono in miniatura il tumore del paziente conservandone le caratteristiche genetiche e molecolari. “Gia’ poche settimane dopo l’intervento- afferma il professor Roberto Pallini, neurochirurgo dell’Universita’ Cattolica-Policlinico Agostino Gemelli- possiamo analizzare in laboratorio le cellule staminali di un determinato paziente e conoscere in anticipo la risposta del tumore alla radio-chemioterapia. Inoltre possiamo testare in laboratorio nuovi farmaci anti-tumorali per giungere a una terapia oncologica personalizzata, cioe’ adattata in base ai bersagli molecolari trovati nel tumore di ogni singolo paziente”.

“Il passo successivo- secondo la dottoressa Lucia Ricci Vitiani, ricercatrice dell’Istituto Superiore di Sanita’- sara’ l’identificazione delle alterazioni molecolari alla base della resistenza alle terapie di queste cellule e l’individuazione di bersagli terapeutici alternativi per progettare nuove cure piu’ efficaci”. “E’ molto importante- aggiunge il professor Luigi Maria Larocca, anatomo-patologo dell’Universita’ Cattolica-Policlinico Agostino Gemelli- che le cellule staminali tumorali, anche dopo diversi passaggi in coltura, conservano le caratteristiche molecolari del tumore del paziente, permettendo in tal modo di provare l’efficacia di nuovi farmaci non appena disponibili”. Le ricerche sulle cellule staminali del glioblastoma, iniziate circa 10 anni fa sotto la spinta del professor Giulio Maira, gia’ ordinario di neurochirurgia all’Universita’ Cattolica, e proseguite con il professor Alessandro Olivi, direttore della neurochirurgia dell’Universita’ Cattolica-Policlinico Agostino Gemelli di Roma, sono stati possibili solo grazie alla forte collaborazione tra la neurochirurgia del Gemelli e i ricercatori di anatomia patologica e patologia generale dell’Universita’ Cattolica e del dipartimento di Oncologia e Medicina molecolare dell’Istituto Superiore di Sanita’. (Com/Rel/ Dire)

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