Volare senza avere le ali

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In memoria di Giuseppe Serpetti, Giammarco Zavoli, Mario Matrella, Walter Bucci, Davide De Carolis ed Ettore Palanca e dedicato a tutti i colleghi che ogni giorno volano su di noi.

Ehi ciao! Che fai oggi? Ci si becca per un saluto?”
“Ehi ciao bella, faccio lunga in elicottero, se sei in giro passi a trovarmi?”
“Certo che sì, se no non ci si becca mai con i nostri turni”
“Come non detto abbiamo un servizio, scappo se no il pilota mi lascia qua”

Questi sono solo alcuni dei tanti messaggi scambiati con un carissimo amico e collega che avrebbe mille cose da insegnarmi. E’ una di quelle persone che, insieme a tantissimi altri amici, è un infermiere di Rianimazione impegnato al contempo con l’Elisoccorso.

Ho parecchi amici e amiche che lavorano nell’ambito dell’emergenza, alcuni lavorano nel Servizio di Elisoccorso bolognese. Ci si trova ogni tanto incastrando i turni di tutti, si parla, ci si racconta. Forse è vero che noi parliamo sempre del nostro lavoro. E’ vero perchè fa parte di noi, ti entra dentro, ti entrano dentro tante emozioni.

Ascolto volentieri i loro racconti, quando salgono sull’elicottero per arrivare in posti dove bisogna tener conto delle zone dove atterrare per soccorrere qualcuno. Ogni tanto vedo qualche foto di Bologna vista dall’alto, foto che mi fanno amare profondamente la mia città. Ho visto San Luca da mille angolazioni e in mille dimensioni, al tramonto, nelle giornate estive, in giornate più grigie; l’ho vista grande come un francobollo; ho visto colleghi smontare sorridenti e anche di cattivo umore.

Ogni tanto mi dicono: “oggi si ballava parecchio lassù grazie al vento però ci è andata bene”.

Ogni volta che vediamo quell’elicottero decollare o atterrare ci incantiamo, sfido chiunque a non ammettere di essersi fermato un momento a guardarlo, con la curiosità di un bambino per vedere com’è fatto dentro.

Quello che non sappiamo è che ogni volta questi professionisti salgono su quell’elicottero affrontando comunque dei rischi; giornate con il sole che diventano all’improvviso nuvolose; giornate “tranquille” passate con i piedi “per terra” per ritrovarsi a 1000 o 2000 mt di altezza sballottati dal vento.

fotoRecentemente c’è stata una terribile tragedia in Abruzzo che ha coinvolto un elicottero impegnato in un soccorso. Sei le vittime: un medico, un infermiere, il pilota, due tecnici del soccorso, il paziente.

I colleghi erano là per svolgere il loro lavoro, soccorrere una persona infortunata, morti per il lavoro di ogni giorno, come tantissimi altri colleghi.

Ci saranno indagini, si ricostruirà l’accaduto. Vorrei sperare che non venga data la colpa al pilota, perchè come in tutte le tragedie di questo tipo spesso la colpa è di chi guidava, poco importa l’esperienza. Quello che vorrei è che non venga ricordato per questo incidente, ma per tutte le volte che ha fatto decollare e atterrare il velivolo, per tutte le volte che ha portato un equipaggio sul posto e una persona ferita in ospedale.

Vorrei che ci ricordassimo di questi professionisti perchè hanno sempre svolto al meglio il loro lavoro, con passione, con impegno. Vorrei che si ricordassero un pò di più i medici, gli infermieri, i tecnici e i piloti, perchè se non si opera in team non si va da nessuna parte.

Vorrei che non ci si limitasse a una semplice menzione per queste persone.

Queste persone rappresentano altrettante famiglie in lutto.

Rappresentano amici che ne piangono la morte.

Rappresentano tutti quelli che ogni giorno si alzano e rispondono alla sirena pronti al decollo.

 

Articolo di Laura Berti

Un ringraziamento: per le foto il collega Armando Santostefano e il collega Guglielmo Imbriaco in servizio anche per l’Elisoccorso di Bologna; la Dott.ssa Liliana Copertino, ritratta in esse, in servizio per l’Elisoccorso di Bologna.

©Riproduzione Riservata

 

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