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State al sole, ma con le dovute precauzioni: sì alle creme di protezione, no alle lampade abbronzanti

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Stessa spiaggia e stesso mare. E anche stesse cautele. Con l’inizio dell’estate, non bisogna dimenticare che proteggersi dai raggi ultravioletti del sole è necessario per la nostra salute e lo è ancor più in questa stagione in cui aumentano le possibilità di esposizione, tanto nella frequenza quanto nella durata.

IL SOLE E I TUMORI DELLA PELLE

L’esposizione ai raggi solari ha diversi effetti positivi, come quello di stimolare la produzione di vitamina D, ma i raggi ultravioletti UVA e UVB contribuiscono alla formazione dei tumori della pelle. In particolare raddoppia il rischio di sviluppare un melanoma cutaneo, uno dei principali tumori in giovane età: in Italia è il terzo più frequente sotto i 50 anni. Grazie ai progressi nella ricerca, la sopravvivenza a 5 anni, però, è pari all’86,8%, fino al 93,6% nei pazienti giovani, con meno di 44 anni.

COME E QUANTO ESPORSI AL SOLE SENZA CORRERE RISCHI

Le principali istruzioni per l’uso estive, ci ricorda l’AIRC, Associazione Italiana Ricerca sul Cancro, sono quelle di evitare le ore più calde e comunque non esporsi a lungo. Bisogna anche applicare più volte una crema solare con un fattore di protezione superiore a 30; indossare delle protezioni come occhiali da sole, cappelli e magliette; non esporre direttamente al sole neonati e bambini piccoli. Infine, in ogni stagione, evitare le lampade abbronzanti perché aumentano il rischio di melanoma.

IL PERCHE’ DEL «NO» ALLE LAMPADE ABBRONZANTI

«I nuovi casi di melanoma nel 2007 sono stati 7mila; nel 2015 sono raddoppiati a 14mila. Inoltre, il melanoma colpisce sempre più le fasce più giovani» ha detto Paolo Ascierto, Direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Nazionale Tumori Fondazione “’G. Pascale” di Napoli al congresso mondiale dell’American Society of Clinical Oncology di Chicago.

Ascierto sottolinea l’importanza di una maggior informazione sul «rischio delle lampade abbronzanti e delle scottature, che emergono nelle storie passate dei nostri pazienti. I ragazzi devono rendersi conto che è come il fumo di sigarette. Uno studio dell’Oms mostra un aumento del 75% del rischio di melanoma se l’esposizione alle lampade avviene ad un’età inferiore di 30 anni. Basta anche una sessione sola, è una concentrazione di raggi ultravioletti nel giro di poco tempo».

Secondo il rapporto dell’Oms «Artificial tanning devices: public health interventions to manage sunbeds» per decenni l’esposizione deliberata e per scopi cosmetici alle radiazioni ultraviolette delle lampade abbronzanti ha aumentato l’incidenza dei tumori della pelle e abbassato l’età della loro comparsa.

L’Oms, che nel report consiglia anche le misure che i paesi dovrebbero adottare per limitare il danno, stima che l’uso dei lettini abbronzanti sia responsabile complessivamente di oltre 450 000 casi di tumore cutaneo non melanoma e oltre 10.000 casi di melanoma ogni anno negli Stati Uniti, in Europa e in Australia.

Maria Neria, direttrice del dipartimento Salute pubblica e fattori ambientali e sociali della salute dell’Organizzazione mondiale della sanità, ha invitato i paesi a «prendere in considerazione il divieto o la limitazione del loro uso e informare tutti gli utenti sui rischi per la salute».

TENERE D’OCCHIO I NEI SULLA PELLE

Anche d’estate bisogna tenere d’occhio i nei, per i quali vale la regola dell’Abcde: A sta per asimmetria, B per bordi irregolari e frastagliati, C per colore della macchia molto scuro o con diverse gradazioni, D per dimensioni superiori a 6 mm o in aumento, E per evoluzione nell’aspetto di una macchia, come un neo che diventa da liscio a rugoso o che comincia a bruciare, prudere o sanguinare. In questi casi, rivolgersi ad uno specialista per una visita di controllo.

L’IMPEGNO DI AIRC

«I ricercatori AIRC sono in prima linea a livello internazionale nella ricerca sul melanoma: dopo molti anni di studi, tentativi e passi avanti nella conoscenza», spiega Federico Caligaris Cappio, Direttore Scientifico di AIRC che, nel solo 2018, ha destinato oltre 2,6 milioni di euro per 34 progetti e borse di studio sui tumori della pelle. «Proprio partendo dai successi clinici dell’immunoterapia in questo campo, questo approccio è studiato anche per la cura di altri tipi di tumore, in aggiunta a chirurgia, radioterapia e chemioterapia».

Fonte La Stampa

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