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Trapianto di utero tra gemelle e parto, primo caso al mondo

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E’ un maschietto e pesa 2,9 chili il bambino che, nato il 28/6/18 al Policlinico Sant’Orsola di Bologna, è figlio del primo caso al mondo di trapianto di utero tra sorelle gemelle. Dopo un complesso iter medico-chirurgico (15 ore tra espianto e trapianto) la donna, nata senza utero a causa di una malformazione congenita, ha potuto esaudire il sogno di una vita: poter diventare madre. Nonostante questa sia la 12esima gravidanza riuscita in questo modo, la peculiarità questa volta sta nella donatrice: la sua gemella omozigote, che dopo aver dato alla luce tre bambini, ha deciso di donare il proprio utero alla sorella.

“Tutto questo ha creato un livello emotivo altissimo“, commenta Luca Gianaroli, direttore scientifico del Sismer di Bologna, il centro di ricerca per la fecondazione assistitache ha seguito il caso, perchè “è stata la stessa donatrice che ha voluto che anche la sorella provasse l’emozione di diventare madre”. Neo mamma che “ha dichiarato apertamente di non volersi fermare e di voler arrivare anche lei a quota tre bambini”, aggiunge Gianaroli spiegando che l’utero trapiantato può essere ‘sfruttato’ di nuovo. Un grande atto di amore realizzato anche grazie al contributo di un team di medici internazionale. Il trapianto, infatti, è stato eseguito dall’equipe medica svedese del Professor Mats Brännström, direttore della Clinica Stockholm e pioniere della tecnica del trapianto di utero. All’intervento hanno preso parte anche il Dottor Milan Milenkovic, il dottore Mirorslav Djordjevic e il Professor Stefan Tullius, direttore della Divisione trapianti del Brigham and Women’s Hospital presso la Harvard Medical School.

“Quella di oggi è una pietra miliare sia nel campo della medicina della riproduzione che in quello dei trapianti– afferma  Brännström, aggiungendo che- questo successo si aggiunge a quelli già ottenuti nei trapianti madre-figlia in cui abbiamo una percentuale di bambini nati dell’85%”. Anche Gianaroli commenta con entusiasmo il buon esito di questo lungo percorso: “Questo incredibile risultato è frutto della combinazione di alcune delle più sofisticate tecniche chirurgiche e delle importanti innovazioni tecnologiche nel campo della Procreazione Assistita, che oggi permettono di offrire soluzioni anche a casi di infertilità e sterilità fino ad ora considerati senza speranza”. Speranza alimentata anche dal fatto che “sempre più donne decidono di donare il proprio utero a potenziali ‘mamme sconosciute’, perchè una volta arrivata la menopausa e terminata l’attività riproduttiva è un organo ‘che non serve’, o comunque non vitale”, spiega Gianaroli.

FONTE DIRE

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