2 agosto 1980: il giorno della strage di Bologna

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“Il 2 agosto Bologna profuma di tristezza e di giustizia che non è ancora stata fatta.
Il 2 agosto Bologna odora di esplosivo, di macerie e di sangue.
Il 2 agosto Bologna china la testa, chiude gli occhi e silenziosamente piange le sue vittime.
Il 2 agosto Bologna sente il boato.
Il 2 agosto a Bologna si sentono le cicale, si sente il profumo dell’estate, si sente l’aria delle vacanze.
Il 2 agosto a Bologna sente il cuore spezzarsi.
Il 2 agosto 1980 a Bologna venne messa una bomba.
Una valigia abbandonata, anonima, posizionata a circa 50 centimetri d’altezza su un tavolino portabagagli sotto il muro portante dell’ala Ovest, con lo scopo di aumentarne l’effetto.
L’onda d’urto, insieme ai detriti provocati dallo scoppio, investì anche il treno Adria Express 13534 Ancona-Basilea, che al momento si trovava in sosta sul primo binario, distruggendo circa 30 metri di pensilina e il parcheggio dei taxi antistante l’edificio.

L’esplosione causò la morte di 85 persone e il ferimento o la mutilazione di oltre 200.

Nella sala d’aspetto della seconda classe c’erano tante persone, tante vite e tante famiglie connesse a quello che sarebbe avvenuto poco dopo.
Quella sala d’aspetto era gremita di turisti e di persone che aspettavano un treno che le portasse in vacanza.
C’erano amori, amici, famigliari, c’era aria di spensieratezza per chi aspettava semplicemente un treno che li portasse verso nuove mete o verso un viaggio già programmato.
Non si aspettavano di certo di morire o di finire in ospedale in condizioni gravi o comunque con delle ferite fisiche e dell’anima.

La valigetta era conteneva 23 kg di esplosivo, una miscela di 5 kg di tritolo e T4 detta «Compound B», potenziata da 18 kg di gelatinato (nitroglicerina a uso civile).

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Ore 10.25.
La bomba causó il crollo dell’ala ovest della stazione.

Il boato venne sentito da tutta la città.
Uno squarcio nel cuore.
Una ferita che colpì la città e tutti i suoi cittadini.

Ma Bologna è una città con un cuore immenso, è la città che ci protegge dalla pioggia con i suoi portici, come possiamo pretendere che con un evento così drammatico i suoi cittadini non si mettessero in gioco rimboccandosi le maniche?

Accorsero.

I soccorsi si attivarono subito.
I cittadini e i turisti illesi si misero ad aiutare contribuendo ad estrarre le persone dalle macerie e prestando i primi soccorsi.
Intervennero le forze dell’ordine e fecero altrettanto.
La corsia di destra dei viali di circonvallazione del centro storico, su cui si trova la stazione, fu riservata alle ambulanze e ai mezzi di soccorso.
Il numero di feriti aumentava di minuto in minuto e i mezzi non erano sufficienti al loro trasporto verso gli ospedali cittadini.
I vigili impiegarono anche autobus, auto private e taxi.
L’autobus 37 a Bologna è rimasto uno dei simboli della strage.
Medici, infermieri e il personale ospedaliero fecero ritorno dalle ferie, tornarono al lavoro anche se erano smontati dal turno, chi era già in turno non andò proprio a casa; furono riaperti reparti interi, chiusi per il periodo estivo e allestiti prontamente con materiale e personale per assistere i pazienti.
Perché chi lavora in ospedale è sempre stato così, innamorato del proprio lavoro; mai alla ricerca di medaglie o appellativi da “eroe”.
Semplicemente ci si dedica anima e corpo alla cura degli altri, a maggior ragione in un evento di tale portata.

Dopo il 2 agosto del 1980 assistemmo alla nascita del 118, con lo scopo di riuscire a coordinare mezzi e soccorsi sotto una centrale operativa in grado di rispondere alle chiamate e organizzare i mezzi per gestire i soccorsi dell’emergenza extraospedaliera.
Nacque il 118 come lo possiamo vedere ora, fu la rampa di lancio per questo servizio rivolto ai cittadini.
Perché Bologna è così: la colpiscono al cuore e lei riesce a regalare qualcosa di unico e di buono anche dalle tragedie.

Nella strage di Bologna la vittima più giovane aveva 3 anni, Angela Fresu.
Il suo corpo non venne mai ritrovato.
Vennero ritrovati solo dei resti e si ipotizzó che fosse talmente vicina all’ordigno che il suo corpo venne disintegrato.

Una bambina di 3 anni e una famiglia senza un corpo da poter piangere.

Non so se c’è un Dio, ma quel giorno su Bologna forse si è girato dall’altra parte.

So che a Bologna, ogni volta che vediamo un’ambulanza, dovremmo ricordare che anche quella è un simbolo di quello che è stato creato da questa tragedia.

Ogni anno il 2 agosto alle ore 10.25 il nostro cuore piange tutte le vittime della stazione”

 

Il ricordo della strage del 2 agosto di Laura Berti, infermiera della Rianimazione dell’Ospedale Maggiore

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