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Scuola. A insegnare l’empatia ai bulli ci pensa fido

Scuola. A insegnare l’empatia ai bulli ci pensa fido

Scuola. A insegnare l’empatia ai bulli ci pensa fido
| domenica 5 Giugno 2016

Per insegnare l’empatia nelle scuole arriva fido.

Javier Fiz Perez, docente di Psicologia all’Università Europea di Roma sottolinea che la migliore prevenzione del bullismo è l’educazione.

Contro il bullismo può essere d’aiuto la Pet Therapy. Javier Fiz Perez,  spiega che insegnare, educare e formare oggi al rispetto e alla sana convivenza, per garantire a tutti un futuro migliore e più sereno. La psicologa Giorgia Caucci, sottolinea che fra i possibili strumenti per la gestione del problema del bullismo e di altre situazioni di difficoltà c’è proprio la Pet Therapy, che prevede interventi assistiti con gli animali. Caucci osserva che  a tutti i bambini e ragazzi piacciono gli animali, in particolare i cani, quindi, la Pet Therapy a scuola può essere di supporto sia con bambini ‘difficili’ (ritardo psicomotorio e disturbi del comportamento) sia con l’intera classe, agendo sulla socializzazione, sulla relazione e sulla collaborazione. Le dinamiche cambiano, quando il cane entra in classe lasciando spazio all’armonia e alla coesione che portano nell’ambiente emozioni positive. In classe il gruppo si unisce e prende forza. I cani si trasformano in veri e propri maestri, insegnando ai ragazzi l’importanza dell’empatia, della pazienza, e dell’ascolto.

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L’esperta continua dicendo che attraverso il gioco con il cane, i ragazzi imparano ad esprimere la loro vivacità, condividendola gli uni con gli altri, ricavandone sensazioni di benessere. A scuola giocare con il cane permette di stimolare l’interazione sociale e l’autostima. Riveste un ruolo affettivo, il cane, grazie alla capacità relazionale dell’animale stesso, che permette ai ragazzi un continuo scambio emozionale. Pianificare incontri con gli amici a quattro zampe, in classe, possono aiutare ad arginare e a prevenire il fenomeno della dispersione scolastica, attraverso l’aumento della motivazione, del senso di responsabilità e di appartenenza dello studente alla quotidianità scolastica, anche grazie ad eventuale affiancamento mirato di soggetti a rischio durante le materie ritenute più difficili.

Javier Fiz Perez, aggiunge che nella lotta contro il bullismo, il ruolo della famiglia e della scuola diventa assolutamente determinante in questo percorso, che implica un insieme di sfide e impegni di notoria complessità. Per lo sviluppo di ogni bambino e adolescente un fenomeno così devastante come il bullismo, diventa decisamente deleterio. Dopo la seconda infanzia ci sono delle priorità psico-educative come l’affermazione della propria identità e personalità, l’autostima, l’accettazione da parte del gruppo dei coetanei, in questa ottica la creazione e tutela di contesti sani di socializzazione diventa essenziale per il raggiungimento di taluni obbiettivi.

In conclusione, il lavoro di squadra è cruciale, tanto più nei nostri tempi, con la presenza sempre più invadente del cyberbullismo che genera tante sofferenze di natura psico-fisica ai ragazzi. Sarebbe opportuno, capire le cause ed educare in maniera preventiva, questo  è il modo più efficace per evitare, un domani, il fenomeno del mobbing nel contesto del lavoro, della violenza di genere e della prepotenza sociale in tutte le sue manifestazioni.

 

FONTE ADNKRONOS

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