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Costa d’Avorio, il fotoreportage sulle ‘donne del carbone’

Costa d’Avorio, il fotoreportage sulle ‘donne del carbone’

Costa d’Avorio, il fotoreportage sulle ‘donne del carbone’
| domenica 12 Febbraio 2017

Per proteggersi dalla polvere e dal fumo, Mai e Habiba si coprono il volto con fazzoletti anneriti. Al “Parc du Pont”, tra il porto, lo slum e la segheria, trasformano gli scarti in carbone di legna che rivendono per pochi franchi al sacchetto.

Settimane di lavoro senza sosta, dalle sei di mattina alle sette di sera, e le più giovani non possono fermarsi neanche quando diluvia.

“La maggior parte sono immigrate dal nord” spiega alla DIRE Joana Choumali, 41 anni, la fotografa ivoriana che le ha ritratte, servizi a tutta pagina sul ‘New York Times’.

“I neonati dormono sotto teloni di plastica mentre i bambini giocano con le carriole inalando polveri e fumo; le loro madri hanno creato un’associazione per aiutarsi l’un l’altra, nella raccolta degli scarti, nelle collette per le tasse o nella costruzione dei forni”.

Foto in bianco, nero, grigio. Scattate alla periferia di San Pedro, abbandonata dagli uomini che ormai vendono legna al porto. Negli ultimi due anni Choumali è stata al “Parc du Pont” tante volte dopo aver convinto la Magnum Foundation, che ha finanziato e sostenuto il progetto: si intitola ‘Sisi Barra’, in lingua bambara “Lavoro di fumo”. “Volevo testimoniare e documentare una storia che nel mio Paese non è raccontata e che all’estero ignorano del tutto” spiega la fotografa: “E’ una lotta per conquistare diritti, nonostante mille ostacoli, e soprattutto per nutrire i bambini”.

Ne sa qualcosa, Makandje. Ha cominciato nel 1998, sfidando l’iniziale diffidenza e a volte anche l’ostilità degli uomini. Che poi se ne sono andati e così ora lei, quattro figli, è proprietaria di un forno e anima l’associazione delle lavoratrici del “Parc du Pont”. Un impegno di mutua assistenza, condiviso con Mai, che di anni ne ha solo 16. Aspetta un figlio e sogna di lavorare come venditrice al mercato. Magari, spiega Choumali, i soldi glieli presterà il marito che lavora come mototassista: “Le servono circa cento dollari”.

Fonte: DIRE (www.dire.it)

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