Consumo di carne rossa: il parere dell’oncologo

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Dopo l’allarme lanciato dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) sulla cancerogenicità delle carni lavorate al pari del fumo e del benzene, la trasmissione televisiva E’TV fa il punto con il dr. Giovanni Frezza, Direttore del Dipartimento di Oncologia dell’Ospedale Bellaria dell’Azienda Usl di Bologna.

Nel video, il Dr. Frezza, pur sottolineando la correlazione tra l’incidenza dei tumori del colon-retto e l’eccesso di consumo di carne rossa “lavorata” – notizia nota da tempo agli oncologi – ribadisce che il problema non è il consumo di carne, ma l’equilibrio da tenere nel consumo alimentare. In Italia, il rischio paventato è minore poiché le abitudini alimentari assai diverse da altri Paesi come gli Stati Uniti o del  Nord Europa.

Non bisogna criminalizzare una alimento rispetto ad un altro: tutti gli alimenti vanno consumati con equilibrio.

Un elemento che sfugge nell’analisi condotta dall’Oms, ribadisce l’oncologo, è che lo studio fa riferimento ad un consumo giornaliero di 50 gr di carne lavorata (wurstel, insaccati ecc) per tutti i giorni dell’anno. In Italia questo consumo è di molto inferiore. Pertanto è diverso il rischio correlato.

Nell’intervista, inoltre si ribadisce l’importanza della dieta mediterranea: una dieta ricca di vegetali e di cereali è in grado di ridurre non solo il rischio di tumori ma di tante altre malattie, come in particolare quelle cardiovascolari.

 

 


 

Fonte articolo: sito web Azienda Usl di Bologna (link)

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