Selfie in sala operatoria. Polemica in Campania

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Il Corriere del Mezzogiorno, con un recente articolo pubblicato sul proprio sito (link) denuncia la moda, irrefrenabile, dei selfie – ovvero autoscatti fotografici eseguiti con il telefonino – durante le attività di sala operatoria. Scoppia la polemica.

L’articolo pubblicato:

Le équipes si immortalano durante gli interventi chirurgici con tanto di guanti e camici insanguinati. Il tutto all’insaputa del paziente che dorme intubato su quel lettino. La moda del selfie arriva anche in sala operatoria. La tentazione di scattarsi una foto mentre si sta operando sta contagiando molti medici che, sorridenti, con guanti insanguinati e mascherine colorate, salutano all’obiettivo. Foto rigorosamente con il paziente disteso, intubato, o un taglio in primo piano che dia il senso dell’intervento. Scatti che poi vengono postati, come se fosse la cosa più normale del mondo, sui social network, o pubblicati da alcuni blog, diventando di dominio pubblico. Come accaduto ad una équipe medica tutta al femminile di Napoli che ha pensato bene di pubblicare una foto mentre era in corso l’intervento. Si vede, e anche bene, l’incisione sull’addome. Il sangue. Già, il sangue che è in bella mostra sui guanti delle dottoresse che ferme, immobili, fissano il cellulare che le sta immortalando. Immortala le mascherine alla moda come i copricapo sterili con stelline e cuoricini. La moda del selfie arriva anche in sala operatoria. La tentazione di scattarsi una foto mentre si sta operando sta contagiando molti medici che, sorridenti, con guanti insanguinati e mascherine colorate, salutano all’obiettivo. Foto rigorosamente con il paziente disteso, intubato, o un taglio in primo piano che dia il senso dell’intervento. Scatti che poi vengono postati, come se fosse la cosa più normale del mondo, sui social network, o pubblicati da alcuni blog, diventando di dominio pubblico. Come accaduto ad una équipe medica tutta al femminile di Napoli che ha pensato bene di pubblicare una foto mentre era in corso l’intervento. Si vede e anche bene l’incisione sull’addome. Il sangue. Già, il sangue che è in bella mostra sui guanti delle dottoresse che ferme, immobili, fissano il cellulare che le sta immortalando. Immortala le mascherine alla moda come i copricapo sterili con stelline e cuoricini. Leggi l’articolo completo

Il tema delle riprese fotografiche durante le attività lavorative e della loro diffusione attraverso i nuovi mezzi di comunicazione digitale è, a nostro avviso, molto delicato e complesso in particolare per coloro che lavorando in ambito sanitario, come nel caso riportato, sono obbligati alla riservatezza e al rispetto della privacy dei propri assistiti, alla tutela e al decoro delle propria professione e di quella dei colleghi con cui, per motivi professionali, si trovano ad interagire.

Il Collegio IPASVI di Bologna a tal proposito e’ già intervenuto organizzando un  Seminario dal titolo “La Comunicazione Digitale: implicazioni giuridiche, deontologiche e professionali” che si è tenuto a Bologna il 10 aprile 2015 e, in una seconda edizione, a Piacenza il 24 Novembre u.s.

locandina Seminario Comunicazione DigitaleGiornate di approfondimento che hanno messo alla in luce l’enorme problema – ancora sottovalutato – delle informazioni affidate alla cosiddetta “comunicazione digitale” e dei nuovi mezzi di comunicazione digitali. In particolare delle relazioni ed delle interazioni che prendono vita all’interno dei Social Network.
Interazioni e scambi che lasciano spesso la dimensione privata a scapito di quella professionale, con ripercussioni notevoli sull’obbligo di riservatezza dell’infermiere durante l’attività lavorativa, sul rispetto della privacy dei pazienti, sulla tutela del decoro e della dignità professionale.

Di seguito alcuni spunti emerse dal Seminario del 10 Aprile scorso:

Durante il Seminario si sono affrontate le diverse dimensioni del fenomeno a partire dalle motivazioni socieli che sottendono tali nuove madalità di comunicazione. Claudio Torbinio, documentando le infinite opportunità offerte da internet e i miliardi di scambi comunicativi che si realizzano sul web costantemente, ha messo infatti in evidenza il difficile rapporto fra bisogno di comunicazione tipico della società contemporanea, testimoniato dalle atti a soddisfare quel “bisogno di comunicazione digitale” e alla necessità di proteggere l’esclusivo e delicato rapporto tra infermiere e paziente. Un rapporto tra “coscienza” e “fiducia” che, così brillantemente descritto dalla relatrice Angela Basile, di certo mal si adatta alle logiche relazionali “moderne”.
L’Avvocato Giuseppe Croari prendendo a riferimento il contratto di sottoscrizione del proprio account personale su Facebook ha messo in evidenza come molti utenti si affidino, forse inconsapevolmente, alla propria bacheca virtuale “a proprio rischio e pericolo” come dimostrano le numerose immagini di infermieri in corsia, prese in prestito dal variopinto e sfaccettato mondo dei Social Network, in grado di mettere in discussione i tanti sforzi fatti a sostegno del decoro professionale, a tutela della privacy del paziente e dell’obbligo di riservatezza che ogni professionista dovrebbe avere nei confronti dell’Azienda in cui lavora.
Tali immagini, oltre ad essere oggetto di provvedimenti sanzionatori del Garante della Privacy – come emerso dalla relazione della dr.ssa Federica Banorri (cit. provvedimento del Garante che sospende per 10 giorni un operatore che ha postato una foto di un paziente su internet), vengono “donate” al gestore del Social network cedendo dei diritti utilizzabili in tutto il mondo, anche a scopo commerciale o promozionale, cedibili a soggetti terzi per un tempo illimitato.
Le conclusioni, affidate alla dr.ssa Maria Grazia Bedetti, Presidente del Collegio IPASVI di Bologna, hanno richiamato quanto già previsto nel Codice Deontologico a cui fare riferimento anche evidenziando le opportune attenzioni che ogni utente deve avere nella gestione delle proprie interazioni virtuali in particolare :

  • nei confronti della persona assistita, garantendo il segreto professionale e la privacy nei confronti di tutte le informazioni che lo riguardano (comprese ovviamente le immagini);
  • nei confronti dei colleghi e degli altri professionisti, tutelandone il decoro e l’immagine professionale;
  • nei confronti dell’organizzazione, conoscendo ed applicando i regolamenti aziendali.

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