Bambini al nido: da grandi maggiore propensione nello studio

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A parita’ di capitale culturale, chi va al nido ha una maggiore propensione a terminare il percorso scolastico, arrivando al diploma e proseguendo anche con l’universita’.

E’ quanto emerge una ricerca condotta da Valerio Belotti, docente di Politiche per l’infanzia e l’adolescenza dell’Universita’ di Padova, per capire quali sono le ragioni che portano i genitori a scegliere un percorso di cura ed educativo per i loro figli di tipo familiare, parentale o formale, il nido appunto, e quali siano stati gli eventuali effetti di lungo periodo sui risultati scolastici e lavorativi dei figli.

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La ricerca – contenuta nel libro “I bambini tra cittadinanza e investimento. Partecipazione al nido d’infanzia ed effetti di lungo periodo” pubblicato da Cleup – si e’ svolta in una realta’ locale specifica, quella di Bassano del Grappa nel vicentino, “dove c’e’ un”amministrazione sensibile”, e ha coinvolto 400 ragazzi nati tra il 1989 e il 1994. “I risultati dell’indagine sono stupefacenti – ha spiegato Belotti -. I figli di genitori non diplomati che hanno frequentato il nido hanno altissime probabilita’ di arrivare al diploma e iscriversi all’universita’. Cio’ significa che andare al nido conta perche’ costruisce quel nucleo di competenze e conoscenze che permettono di avere un riscontro positivo a scuola”.

Altro risultato riguarda i Neet, i giovani tra 15 e 29 anni che non sono impegnati nello studio, nel lavoro o nella formazione, “dalla ricerca risulta che i giovani bassanesi che sono stati al nido d’infanzia hanno maggiori competenze per contrastare l’attrazione nell’area dei Neet”. Il nido e’ importante per le donne che lavorano, per consentire loro di continuare a farlo. Il nido e’ importante per il benessere del bambino perche’ permette di svilppare capacita’ creative e relazionali e di confrontarsi con i pari.

Ultimamente si e’ diffusa l’idea che l’investimento sull’infanzia con servizi di qualita’ permetta di sviluppare competenze cognitive e non, che servono nella carriera scolastica e nella vita professionale. “Sono gli economisti a sostenerlo, per loro il nido uno strumento per combattere la poverta’ – continua Belotti – Se gli Stati investono sui nidi i bambini hanno la possibilita’ di uscire dalla spirale della poverta’. Molti Paesi e l’Unione europea hanno ascoltato queste indicazioni e da anni sostengono investimenti nei nidi”. Ma e’ vero che frequentare il nido diminuisce le probabilita’ di diventare povero? “Ci sono diverse ricerche, fatte soprattutto all’estero, che dicono di si’, ma la maggior parte riguarda la scuola dell’infanzia e non i servizi 0-2 anni – spiega Belotti -. In Italia esistono due ricerche, una fatta da Daniela Del Boca dell’Universita’ di Torino, mette in evidenza una relazione tra la frequenza del nido e i successi scolastici mentre un’altra, realizzata da Andrea Ichino sui nidi di Bologna, da cui emerge che nel breve periodo questi effetti non ci sono e, anzi, il nido e’ controproducente per le figlie, in particolare di genitori laureati”.

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Da qui la scelta di verificare questi risultati in una realta’ locale come quella di Bassano del Grappa. “Il risultato di questa ricerca e’ spiazzante – ammette Belotti – perche’ ho sempre pensato che si’ il nido fosse importante ma anche le esperienze dell’adolescenza, l’incontro con professori che ti sanno far amare la matematica o la filosofia e che ti portano magari a scegliere una facolta’ al posto di un’altra. Certo queste influenze rimangono, ma andare al nido significa dare maggiori opportunita’ ai ragazzi, soprattutto a quelli che provengono da famiglie poco scolarizzate. L’importante pero’ e’ che sia di qualita’, cioe’ abbia personale competente”. In Italia non c’e’ una grande propensione a iscrivere i propri figli al nido, si preferisce tenerli a casa e nel caso in cui la madre lavori affidarli ai nonni, laddove e’ possibile. A partire dai 3 anni c’e’ un cambio di rotta, tanto che la quasi totalita’ dei bambini frequenta la scuola dell’infanzia.

I motivi? “La titubanza a far frequentare il nido al proprio figlio ha diverse cause – spiega Belotti – Ci sono i motivi di tipo economico perche’ il nido costa, poi c’e’ quella familiare, nel nostro Paese c’e’ una grande disponibilita’ di legami parentali tanto che le giovani coppie tendono a cercare casa vicino ai genitori, e poi c’e’ la dimensione culturale, si pensa cioe’ che l’educazione familiare sia piu’ importante nei primi due anni di vita”. Se nei primi anni Duemila c’era stato un aumento delle iscrizioni ai nidi e della copertura, oggi, complice la crisi, i dati sono in calo. A livello nazionale la copertura di posti e’ del 22% (contro il 33% dell”Ocse), con un calo del 4,5% sulla frequenza (secondo l’Istat solo il 13% dei bambini era iscritto a un nido comunale nell’anno scolastico 2012/2013). In controtendenza c’e’ proprio Bassano del Grappa – dove funzionano 4 nidi d”infanzia, 2 micronidi e 1 centro per l’infanzia – che da due anni ha attivato politiche attive facilitare l’accesso al nido. “Abbiamo lavorato sia sul piano economico, abbassando la retta, che su quello culturale, con incontri, seminari e la pubblicazione di questa ricerca per far si’ che il nido non sia considerato un ”parcheggio” ma il primo passo della crescita educativa dei propri figli”, ha spiegato Oscar Mazzocchin, assessore alle Politiche per l”infanzia e le giovani generazioni di Bassano del Grappa. Interventi che hanno dato risultati: “In due anni gli iscritti sono passati da 85 a 117 – ha concluso Mazzocchin – Se si lavora sul piano economico e su quello culturale si riesce a fare la differenza”. (Wel/ Dire)

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