Il nostro Natale è con i nonni di tutti

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christmas-1912542_1280È il mio primo Natale senza i nonni. Il Natale in casa mia quando ero piccola è sempre stato sinonimo di famiglia e di risate tutti insieme.

La mattina io mi svegliavo in “fregola” per vedere se era passato babbo natale, se aveva mangiato il latte e i biscotti che gli avevo lasciato, appurato che il pasto era stato apprezzato correvo a vedere i regali che mi aveva portato. Poi una volta scartati i regali ci si preparava per andare al pranzo dai nonni.

Mia nonna si metteva a preparare tortellini già dall’inizio del mese, tirando sfoglie da 12 uova per volta, perché “metti che qualcuno ne vuole ancora?”. Così facendo avremmo potuto sfamare il quartiere perché per le nonne bolognesi il Natale è sinonimo di montagne di tortellini. Ci si metteva tutti a tavola, mi ricordo che mia nonna aveva un tavolo tondo che veniva adornato con le tovaglie per le grandi occasioni, con i piatti e i bicchieri belli. Noi ci sedevamo e iniziava il Natale, un Natale fatto di chiacchiere fra adulti, coccole per i più piccoli (io), pietanze sapientemente preparate dalla nonna Ivonne.

Era il Natale più bello da quando ho memoria.

Facendo il mio lavoro, raramente festeggio il Natale a casa. Siamo sempre al lavoro, qualsiasi festività dell’anno.

Vediamo mille persone diverse ogni Natale e lo festeggiamo ogni volta con colleghi e pazienti cercando di rendere quella giornata passata nel nostro reparto più bella possibile per i nostri pazienti, per noi e per i colleghi e medici che ci tengono “compagnia”. Siamo perfettamente consapevoli che non sarà mai come un Natale passato in casa propria con i propri affetti, ma per quanto ci è possibile cerchiamo di rendere questa giornata che si passa lontano da casa più piacevole per tutti.

Chi sceglie di diventare infermiere é consapevole che dirà addio a feste, ponti, notti nel proprio letto. Siamo consapevoli e consapevolmente scegliamo il lavoro che ci piace con le privazioni che comporta.

Ho sempre lavorato per Natale e questo è il primo anno che lo passo a casa. Purtroppo, essendo venuti a mancare i miei nonni, penso con tanta nostalgia a quei pranzi di quando ero piccola e mi dispiace per non avere festeggiato il Natale con loro, negli ultimi anni.

Ma dopotutto il nostro lavoro è anche questo, posso essere un po’ triste per non aver trascorso tante festività natalizie con le persone che amavo ma me ho trascorso anche tanti con persone che non avevano modo di scegliere di poter passare il Natale a casa e quindi va bene così, se in qualche modo riusciamo a rendere migliore un Natale in ospedale per qualcuno che è ricoverato credo che alla fine le nostre rinunce vengono comunque ripagate anche solo da qualcuno che ci ringrazia. Ho avuto modo di passare tanti natali con tanti nonni diversi, nonni di altre persone, che erano ricoverati e che dopo sappiamo che passeranno tanti natali con le loro famiglie pur avendone passato uno con noi.

Essere infermieri ci porta via tante occasioni per stare con i nostri familiari ma ci regala tanti momenti per essere persone e professionisti migliori, ci consente di trascorrere le feste con tante persone diverse, anche se abbiamo nostalgia di casa troviamo il modo di poter festeggiare anche con persone con i pigiama o le camicie da notte più disparati le feste che passiamo al lavoro. Brindiamo al natale fra una compressa e una flebo, strappando una battuta o ricevendo un pandoro da un parente che ci coccola. Conserviamo le lettere o i biglietti di ringraziamento in guardiola come fossero trofei fa tenere protetti.

In questa giornata dove molti sono a casa propria o di parenti a festeggiare vorrei ringraziare tutti coloro che sono in reparto a lavorare e a trascorrere il natale lontano dalle proprie famiglie.

Buon Natale a tutti: colleghi, medici, pazienti, oss, tecnici, portantini, autisti di ambulanze e se ho dimenticato qualcuno, chiedo scusa ma auguri anche a loro.

Articolo a cura di Laura Berti 

©Riproduzione Riservata

 


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