Il successo alla maturità di Simone, ragazzo con sindrome di Down

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FONTE; http://www.varesenews.it/

Simone, 19 anni, in una foto tratta dal sito www.varesenews.it

“Lui è una bomba esplosiva, deve sempre fare qualcosa”, racconta Roberta, la mamma di Simone. “È uno scout, scia, ha fatto ju jitsu, va in bici, che è un’attività abbastanza difficile per i ragazzini con la sindrome di Down”. Simone, 19 anni, non è solo un ragazzo pieno di interessi, ma riesce a coltivarli tutti nonostante la sua disabilità. La sua ultima conquista è l’ottimo voto di maturità all’Istituto agrario Mendel di Castellanza, in provincia di Varese: 97 su 100, festeggiato insieme con i suoi compagni di classe. “I miei professori erano tutti contenti”, ricorda Simone.

Simone si è presentato all’orale con una tesi dedicata ai cavalli, collegando il tema a tutte le altre materie: il ruolo del cavallo nella prima guerra mondiale, il cavallo in agronomia, e stilando anche un lungo dizionario di vocaboli in lingua inglese legati al mondo dell’animale. Alla sua esposizione aveva invitato tutti gli amici, e la mamma, che era presente, racconta come abbia “iniziato con la voce tremante per poi andare avanti senza sbagliare una virgola”. Per arrivare a questo risultato, Simone ha dovuto studiare e sacrificarsi come tutti i ragazzi della sua età: “È stato difficile come lo è per tutti, ma per lui è importante anche esercitarsi in compiti difficili in modo che migliori le sue competenze”, spiega la mamma.

Si tratta di un percorso costruito nel tempo, fatto di tanto studio e impegno, sempre riconosciuto. Compiti a parte, Simone ha svolto anche diversi stage: uno in un agriturismo – gli animali sono la sua grande passione –, uno durante la raccolta degli asparagi e l’ultimo in un vivaio, al termine del quale “ha preso un punteggio altissimo, anche rispetto agli altri ragazzi normodotati che hanno lavorato nella stessa azienda”. Questo perché Simone è estremamente ordinato e molte attività dell’azienda richiedevano un’attenzione e precisione che lui ha saputo garantire. “Chi dice che le persone con sindrome di Down sono tutte uguali non ha ragione – continua la mamma –, condividono caratteristiche comuni, questo certo, ma vengono poi cresciuti in modo diverso gli uni dagli altri. La loro volontà dipende da sono state sviluppate le loro abilità specifiche”.

“Non sappiamo se lui sia così perché i terapisti hanno lavorato bene o per merito nostro. Una cosa è certa: se un genitore mette il figlio sotto una campana di vetro, dopo per lui sarà tutto più difficile. Noi invece abbiamo sempre voluto integrarlo, abituandolo a ragionare da solo e spingendolo a svolgere attività con tutti i suoi coetanei”. E Simone infatti ha partecipato alle gite scolastiche, ha preso il bus con i compagni la mattina e ha svolto numerose attività sportive scolastiche. Certo, in cinque anni non è stato sempre tutto semplice, “qualcuno mi ha fatto degli scherzi”, dice Simone, “ma alla fine ci si ride sopra”. Anche l’affiancamento degli insegnanti di sostegno non è sempre stato garantito: “Fin dall’asilo c’è sempre stato un andirivieni di insegnanti, addirittura giorni interi senza personale. Alle superiori avrebbe dovuto avere 18 ore di sostegno ma ne sono state garantite solo 8”. Alla fine quel che conta è il risultato, ovvero che adesso Simone si integra senza difficoltà.

Ora è arrivato il momento di pensare al futuro: “Penso di continuare a lavorare, mi piacerebbe molto in un’azienda zootecnica”, racconta Simone. Non sarà un percorso semplice, precisa la madre: “Abbiamo presentato la richiesta in comune per ottenere una borsa lavoro di 6 mesi nel vivaio dove aveva fatto lo stage, ma l’ente non è certificato. Non è facile per nessuno: nell’associazione che frequenta Simone ci sono una cinquantina di ragazzi con la sindrome di Down ma solo 2 lavorano”. Oltre a questo, vi sono le richieste di maggior autonomia che avanza lui stesso da tempo, come quella di andare a vivere da solo o prendere la patente, ma per ora Simone si gode il risultato della maturità: “Dopo quel momento, tutti mi hanno fatto gli auguri. Mi sento quasi un personaggio famoso”.

(www.redattoresociale.it)

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