Nuovi LEA, petizione per i contributi a cure domiciliari. “Costi sarebbero -50%”

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Mentre la conferenza Stato-regioni torma a esaminare la bozza, dal capoluogo sabaudo parte una raccolta di firme per l’istituzione di un rimborso a familiari, badanti e caregiver che si occupano a tempo pieno di un parente non autosufficiente. “In questo modo, costi abbattuti del 50 per cento”.

In Piemonte la battaglia e’ andata avanti per due anni, per poi risolversi con una pesante sconfitta incassata dalle oltre 12mila famiglie di pazienti non autosufficienti. Le quali, a partire da quest’anno, non si vedranno piu’ rimborsare i costi sostenuti per l”assistenza domiciliare ai propri cari: secondo il Consiglio di stato, che l’anno scorso ha accolto il ricordo presentato dalla giunta Chiamparino al culmine di una lunga querelle legale, quelle prestazioni non vanno ascritte nell’alveo della legge sui Livelli essenziali d’assistenza (Lea);

ma c’e’ da dire che, a meta’ del decennio scorso, il Piemonte fu la prima regione italiana a riconoscere dignita’ prestazionale al lavoro svolto da badanti e caregiver (ovvero da familiari e congiunti che a un certo punto si ritrovino costretti ad occuparsi a tempo pieno di un proprio caro), facendosene carico con dieci anni di assegni di cura erogati alle famiglie, prima di fare marcia indietro col beneplacito del Consiglio.

Una nuova e piu’ pesante picconata alle cure domiciliari, in questo senso, potrebbe ora arrivare dal Governo Renzi; che nella bozza di legge sui cosiddetti “nuovi Lea” (in questi giorni di nuovo all’esame della Conferenza stato-regioni) ha specificato come il sistema sanitario sia tenuto a contribuire economicamente soltanto alle prestazioni domiciliari erogate da personale infermieristico qualificato.

“In parole povere – spiega Andrea Ciattaglia della fondazione “Promozione sociale onlus”, gia’ tra i promotori della battaglia piemontese – lo Stato si fara’ carico di rimborsare unicamente le prestazioni erogate da infermieri e personale socio-sanitario: peccato che, nel compilare un piano assistenziale, le asl possono assegnare a ogni famiglia un massimo di 3 ore settimanale di cure infermieristiche. Il resto del tempo e’ sempre a carico di badanti e familiari”. La questione non e’ di poco conto: il numero dei pazienti non autosufficienti in Italia si aggira tra gli uno e i due milioni. Si tratta di cittadini con un livello di autonomia praticamente nullo, in genere anziani o malati gravi, che necessitano di assistenza 24 ore su 24: vale a dire che chi di loro si prende cura e’ spesso costretto ad abbandonare lavoro e vita privata per dedicarvisi a tempo pieno.

“Per questo – spiega Ciattaglia – abbiamo sempre ritenuto che il lavoro svolto da badanti e caregiver andasse riconosciuto e rimborsato. L’attuale legge sui Lea non esplicita se le prestazioni domiciliari debbano essere svolte solo da personale qualificato; ma se la bozza in esame dovesse divenire legge, la possibilita’ di curarsi in casa, in pratica, sara’ automaticamente esclusa per tutte quelle famiglie che non possono permettersi di assistere i propri cari senza un aiuto da parte dello Stato”.

Secondo la Fondazione, e’ proprio allo Stato che, in prima battuta, converrebbe incentivare la domiciliarita”. “Da anni – continua Ciattaglia – abbiamo ormai dimostrato come le cure domiciliari comportino un abbattimento dei costi per la sanita’ pubblica: vale a dire che, se ogni paziente ricoverato in Rsa costa in media 50 euro al giorno al Sistema sanitario nazionale, con le cure a domicilio il costo scende tra le 20 e le 25 euro giornaliere”.

Per questo, la fondazione Promozione sociale ha appena lanciato una petizione indirizzata al premier Matteo Renzi e ai ministri Lorenzin, Poletti e Padoan, affinche” venga riconosciuto “a carico del Servizio sanitario nazionale un contributo economico quale rimborso delle spese vive che i familiari sostengono per consentire la permanenza al domicilio di persone non autosufficienti”. “Chiediamo 20-25 euro al giorno – recita il testo della petizione – contro i 50 che, in media, si pagano per un ricovero. Risparmierebbe la Sanita’ e starebbero meglio i nostri cari”. (ams) (www.redattoresociale.it)

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