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Venturi (ER): “Dobbiamo immaginare un futuro della salute con meno ospedale”

Venturi (ER): “Dobbiamo immaginare un futuro della salute con meno ospedale”

Venturi (ER): “Dobbiamo immaginare un futuro della salute con meno ospedale”
| sabato 10 Settembre 2016

Chi studia medicina, chi progetta un futuro da dottore sappia che il suo lavoro “sara” sempre piu’ spesso fuori dagli ospedali”. Perche’ “il futuro che ci attende in tutto il mondo e’ un futuro in cui le cure si spostano progressivamente dagli ospedali al territorio”. O meglio, “dobbiamo immaginare un futuro della salute con meno ospedale; e uso il singolare perche’ senno’ c’e’ chi pensa che chiudiamo gli ospedali”.

Sergio Venturi - Assessore alle politiche per la salute Regione ER
Sergio Venturi – Assessore alle politiche per la salute Regione ER

A insistere su questo cambio di prospettiva e’ stato, pochi giorni fa in un dibattito alla festa dell’Unita’ di Bologna, l’assessore regionale alla Sanita”, Sergio Venturi. Pur senza “abbandonare quello che abbiamo gia’” e cioe’ un sistema di ospedali che sono “un patrimonio consolidato”, si deve “immaginare un futuro della salute con meno ospedale” e gia’ “si fanno cose che 30 anni fa sembravano complicatissime”: ad esempio, elenca l”assessore, per alcuni ricoveri basta una prestazione ambulatoriale, ci sono Case della salute che fanno la chemioterapia mentre “15 anni fa era impensabile fuori da una oncologia ospedaliera”.

Insomma, “ci dobbiamo abituare a considerare l’ospedale come l’ultimo dei luoghi, il piu’ inaccessibile, dove le persone possono passare due-tre episodi della loro vita, ma per il resto”, la gente deve “sapere che ci sono diritti esigibili di salute che possono essere chiesti e ottenuti fuori dall’ospedale”. E Venturi qui chiede uno “sforzo culturale” per fare un salto verso un sistema di prevenzione e cura “sempre piu” vicino alle case delle persone” con “molte cure esigibili dovunque e meno prestazioni specialistiche negli ospedali”.

Ecco perche’ Venturi dice ai professionisti e alle nuove leve che il loro futuro di lavoro “sara” sempre piu’ spesso fuori dagli ospedali: nella medicina di iniziativa, nelle Case della salute, nella continuita’ delle cure, nel fine vita, tutti temi che si fanno fatica ad imparare all’Universita’ ma che diventano patrimonio di ogni medico quando tiene conto che questi cambiamenti non sono tanto una questione della politica che li segue e cerca di catalizzarli”.

L'Assessore al Welfare ed alla Sanità del comune di Bologna
L’Assessore al Welfare ed alla Sanità del comune di Bologna

E Luca Rizzo Nervo, assessore alla Sanita’ del Comune di Bologna, sottoscrive: “Abbiamo bisogno di far comprendere e realizzare che l’offerta sanitaria non si riduce all’offerta ospedaliera ma e’ diffusa con risposte graduali rispetto alla gradualita’ del bisogno”. Oggi invece “la percezione di una garanzia di risposta sanitaria e’ data dall’ospedale. Si esce da questa situazione non solo costruendo le risposte territoriali ma avendo anche la cura e la fatica di spiegare che la sanita’ cambia e l’offerta non e” legata solo all”ospedale”.

Chiara Gibertoni, Direttore Ausl di Bologna
Chiara Gibertoni, Direttore Ausl di Bologna

Non facile a sentire Chiara Gibertoni, direttore dell’Ausl di Bologna: finora “non siamo stati capaci di dare le stesse garanzie sul territorio che garantisce ”ospedale. Su questo si deve lavorare perche’ un paziente si sente preso in carico di sicuro quando entra in ospedale, fuori non lo so”. Per Rizzo Nervo bisogna chiedere ai professionisti un salto di qualita’ “in un’ottica di integrazione e non di demarcazione di confini. Ci serve diminuire una situazione in cui si ragiona per compartimenti stagni, ci servono meno reparti con nomi di primari sulla porta e duplicazioni, bisogna andare oltre i confini stretti dei propri reparti e delle proprie aziende”. Verso Case della salute dove i professionisti “si parlano e definiscono cosa serve per migliorare il paziente”, completa Gibertoni. (Mac/ Dire)

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