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A Bologna c’è “Giallo Dozza”, la squadra di rugby del carcere

A Bologna c’è “Giallo Dozza”, la squadra di rugby del carcere

A Bologna c’è “Giallo Dozza”, la squadra di rugby del carcere
| venerdì 5 Maggio 2017

rugby-da-comOrmai sono squadra a tutti gli effetti e definirli detenuti-sportivi suona riduttivo. Nel terzo anno di attività della squadra di rubgy del carcere di Bologna “Giallo Dozza” è tempo di valutazioni, sia per quanto riguarda gli aspetti sociali, che ovviamente hanno la priorità, ma anche quelli sportivi che sono in costante miglioramento. L’occasione per fare il punto della situazione è la presentazione del secondo Trofeo Illumia, che si terrà dopodomani all’interno della casa circondariale, in cui si affronteranno appunto i “Giallo Dozza”, team che milita nel campionato C2 della Federazione italiana rugby, e la squadra amatoriale dei “Cinghiali del Setta”, nata nel 2005 da un gruppo di amici nell’omonima località dell’Appennino bolognese.è

Fischio di inizio sabato alle 14.30 al carcere della Dozza, via del Gomito 2, Bologna. Oltre alle prime affermazioni conquistate sul campo in campionato (dalle due della prima stagione alle cinque di quella appena trascorsa, con sconfitte in calo) i dati parlano di un’altra vittoria, ovvero “nessun recidivo tra quelli che sono usciti” dal carcere passando da quest’esperienza sportiva, oltre a un “comportamento interno di gran lunga migliorato: il rugby è un’attività molto educativa per chiunque ma in particolare per chi ha commesso errori e non è abituato a controllarsi nel comportamento e nella forza fisica” spiega Massimo Ziccone, responsabile dell’area educativa della Dozza. Al momento “Giallo Dozza” coinvolge circa 40 detenuti, tra i 23 e i 40 anni, e comprende persone di 13 nazionalità differenti, con prevalenza del Nord Africa, mentre sono sei gli italiani coinvolti. “Non si può fare risocializzazione senza un contatto con la società esterna, incontrando solo operatori penitenziari o persone che come te hanno sbagliato- prosegue Ziccone- di solito la soluzione è fare esperienze positive con gente positiva: più gente da fuori viene dentro e mostra un’esperienza diversa da quella a cui sono abituate queste persone e più riusciamo a centrare l’obiettivo di fare uscire persone che sono cambiate in meglio“.

Il coach Max Zancuoghi
Il coach Max Zancuoghi

Soddisfazione anche in casa Illumia, azienda promotrice del trofeo: “Stiamo supportando l’esperienza da più di due anni, risponde alla nostra visione dello sport e del fare le cose insieme. È una sfida che stanno giocando tutti in maniera positiva”, afferma a nome dell’azienda Matteo Carassiti. “Siamo talmente convinti della bontà di questo progetto che stiamo sponsorizzando anche i suoi primi frutti come il film “La prima meta”, che racconta la loro storia, uscito a dicembre nelle sale italiane” ha aggiunto Marco Bernardi, presidente dell’azienda. “A volte il semplice giudizio è anche troppo semplice, approfondendo un po’ le cose si scoprono delle realtà difficili. A livello tecnico partiamo da zero, mi hanno chiesto perchè la palla è ovale“, scherza Max Zancuoghi, allenatore della squadra nonché protagonista del docufilm “La prima meta” di Enza Negroni. “Ci sono difficoltà continue ma sono migliorati molto, hanno molta voglia e in poco tempo hanno capito come si gioca a rugby– prosegue il coach- ma soprattutto hanno capito che con questo mezzo possono avere una rivincita e quindi il loro impegno è tre volte tanto quello che potresti vedere in un campo“.

Concorda sulle difficoltà Stefano Cavallini, presidente dei “Giallo Dozza”: il progetto è “prima di tutto una grande fatica, ma gli sforzi fatti stanno comunque portando frutti”. Non solo dal punto di vista sportivo, anche se i risultati cominciano a intravedersi, regalando le prime gioie: “Da vecchio rugbista mi piaceva l’idea di vedere come dei ragazzi, detenuti, che non avevano mai giocato a rugby riuscissero in così poco tempo a diventare una squadra. La prima vittoria in campionato è stata per me una delle emozioni che mi ricorderò per tutta la vita” conclude Francesco Paolini, presidente dell’associazione Bologna Rugby 1928. A supportare il Trofeo Illumia è anche la Uisp, che da oltre trent’anni lavora nella Casa circondariale bolognese per promuovere il diritto allo sport per tutti. Il torneo nasce dalla collaborazione tra Illumia, Uisp, provveditorato, amministrazione penitenziaria e il privato sociale sportivo del Bologna Rugby.

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