Ischia, l’esperto: “Ora aiutare Ciro e Mattias a superare trauma”

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ciro_ischia-300x168ROMA – Il coraggio e la bravura di Ciro, il ruolo di figure esperte che dovranno accompagnarli nel post trauma. Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell’eta’ evolutiva e direttore dell’Istituto di Ortofonologia di Roma (IdO), interviene sulla vicenda, risoltasi positivamente, di Ciro e Mattias, i due fratellini salvati proprio oggi dalle macerie a Ischia, dopo il terremoto che ieri sera che ha sconvolto l’isola.

Il primo ad essere estratto dalle macerie è stato Mattias, dopo qualche ora è stata la volta di Ciro. Quest’ultimo, 11 anni, ha salvato il fratello spingendolo sotto un letto. In attesa dei soccorsi lo ha abbracciato, ha parlato con lui tutta la notte.

“In Ciro è scattato l’istinto di protezione verso il più debole, il fratello Mattias- ha detto Castelbianco- in un fortissimo rapporto empatico tra i due, il piccolo ha sentito di affidarsi al più grande, questa è la parte più importante, perché nel momento in cui Ciro ha sviluppato la maggiore figura di accudimento, e in questa figura ha cercato di dare a lui una tranquillità”.

Lo psicoterapeuta rileva che Ciro si è reso conto dell’importanza di “tenerlo abbracciato, di parlargli in continuazione, essere una fonte di informazione, perché ovviamente il bambino più piccolo avrà fatto domande e Ciro avrà risposto come poteva con verità e mezze verità. Ciro doveva dare delle risposte per poter attuare una attività progettuale di salvezza”.

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Proprio “la progettualità della salvezza consente di avere, di spostare nel tempo la sofferenza e il dolore in quanto l’angoscia, che ovviamente tutti in queste situazioni vivono, deve essere tenuta a bada. Ciò che ha fatto Ciro è stato spostare l’angoscia e questo ha dato la speranza. Dire bravo a Ciro è dire poco“.

Ora viene un altro momento importante, il ‘dopo trauma‘: “Ciro e il piccolo Mattias sono in situazioni post traumatiche da stress, e il fatto che siano sorridenti, siano contenti di essere usciti dal tunnel della disperazione, non significa che abbiano superato il trauma, ma bensì il trauma è immagazzinato internamente. Quindi, adesso è importante che i bambini, come come tutte le persone che hanno subito il trauma dal terremoto, vengano aiutati a ripercorrere le strade dell’angoscia per poterla liberare e quindi successivamente per poterla superare”.

Per Castelbianco “un errore che spesso viene fatto è di non preoccuparsi più della situazione psicologica di questi bambini in quanto li vedono sorridenti. Il sorriso non può aver cancellato l’angoscia. È importante che ora siano a contatto con persone esperte, perché devono trovare modi e strategie corrette per uscire dall’angoscia per affrontare e superare la situazione”.

di Adriano Gasperetti, giornalista professionista

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