L’Infermiere Fabrizio Fergnani nominato Cavaliere della Repubblica Italiana

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Foto Schicchi – Il Resto del Carlino

Il 2 giugno scorso, in occasione della Festa della Repubblica, a Bologna, il Prefetto Piantedosi ha conferito le onorificenze dell’Ordine al merito della Repubblica a 63 cittadini bolognesi (link). Tra i destinatari l’ex Rettore Dionigi, il dr. Pannuti fondatore dell’Ant e tanti altri. Tra questi, l’Infermiere bolognese Fabrizio Fergnani.

Un importante riconoscimento ad un cittadino e ad un professionista al quale vanno i nostri più vivi complimenti.

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il dr.Fabrizio Fergnani

Per conoscere il collega Fabrizio Fergnani e per approfondire i motivi del riconoscimento, abbiamo deciso di intervistarlo.

La mia storia parte da lontano, visto che nel 1988 mi diplomo come Perito Agrario, ruolo che, sebbene a livello impiegatizio, ho svolto per un lungo periodo della mia vita, sia come dipendente di azienda privata (15 anni), sia come libero professionista (quasi 2 anni). L’insoddisfazione professionale dell’ultimo periodo mi ha fatto interessare al test di ammissione al Corso di Laurea in Infermieristica, complice anche un mio personale e privato interesse nel sociale e nella tutela dei diritti degli esseri viventi.

Il superamento del test diviene per me un’opportunità di vita oltre che professionale. Stupefacente assistere in me alla nascita e ad una sempre più emozionante crescita della passione in questa professione,…alimentata da pregevoli tutor che hanno saputo infondere in me sicurezza alle iniziali paure e com-passione verso la persona bisognosa della giusta attenzione…nutrita dagli sguardi di riconoscenza di quelle stesse persone, delle loro storie, delle loro paure…strutturata da un incalzante corso di laurea con ritmi serrati di lezioni, tirocini ed esami che hanno riportato emozioni estinte in me di patemi, ansie da prestazione, esultanze, soddisfazioni, autostima…facilitata dall’energia positiva e dall’affetto dei colleghi di corso, che ancora oggi conservo gelosamente nel mio cuore. Colleghi con i quali ho avuto, globalmente e singolarmente, un rapporto unico e speciale di arricchimento, nonostante l’abissale divario di età, io nell’aula a 42 anni, il doppio dei colleghi di 21…
WOW!
L’interesse e la curiosità iniziali si sono trasformati in una autentica passione e nemmeno nelle più rosee mie aspettative potevo sperare e sognare tanto!

L'onorificenza

L’onorificenza

Ci puoi descrivere l’onorificenza che hai ricevuto. Chi la propone e perché?

L’Onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana viene istituito con la Legge 3 marzo 1951, n. 178 ed è il primo fra gli Ordini nazionali ed è destinato a “ricompensare benemerenze acquisite verso la Nazione nel campo delle lettere, delle arti, della economia e nel disimpegno di pubbliche cariche e di attività svolte a fini sociali, filantropici ed umanitari, nonché per lunghi e segnalati servizi nelle carriere civili e militari.”. (Cit. http://www.quirinale.it/qrnw/onorificenze/desc/omri.htm)

Cavaliere Ordine al Merito della Repubblica Italiana al Dott. Fabrizio Fergnani. Questa la definizione indicata sull’Onorificenza ricevuta.
Onorificenza acquisita, in questo caso, tramite la segnalazione proposta da parte dell’Associazione FIDAS-ADVS (Associazione Donatori Volontari Sangue) alla Prefettura per il merito di avere superato le 150 donazioni di sangue (140 per le donne). Segnalazione di Meriti che avviene spontaneamente da parte dell’Associazione a cui la Prefettura può o meno dare seguito nell’Istruttoria che ne deriva, come anche l’Ordine al Merito della Repubblica Italiana a capo del quale è il Presidente della Repubblica Italiana in carica.

Puoi descriverci le tue emozioni?

In una sala gremita di persone, tra insigniti e famigliari/amici e svariate cariche istituzionali, tra cui il Prefetto di Bologna Matteo Piantedosi e la Segreteria della Prefettura, il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Gian Luca Galletti, il Vice Sindaco di Bologna Marilena Pillati, numerosi Sindaci dei territori bolognesi aventi insigniti tra i loro cittadini e numerosi esponenti delle Forze dell’Ordine, si è svolta la Cerimonia di conferimento della Medaglia d’Oro alle Vittime del terrorismo e Onorificenze a Commendatori e Cavalieri dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Tra questi c’ero anch’io.
Difficile descrivere le emozioni che sono state un crescendo di battiti cardiaci e di probabili colori epidermici.
Crescendo anche provocato da un’inaspettata cerimonia. Ammetto che non mi fossi documentato molto nel presiedere a questo riconoscimento, pur avvertendo il peso della nomina a Cavaliere nel giorno della Festa della Repubblica. Ho ritenuto, fino all’ingresso nel Palazzo della Prefettura, potesse essere una cerimonia contenuta in numero di insigniti ed in partecipazione e invece…
…già nelle fasi di avvicinamento al Palazzo della Prefettura si avvertiva un fermento ed una concitazione che solo forse alle mura del palazzo potevano non trasmettere emozione. Stupefacente entrare poi in questo salone, con straordinari affreschi alle pareti ed al soffitto, pregiati ornamenti su tavoli di raffinata fattura, colmo di persone che con il loro effervescente ed incontenibile brusio di chiacchiere e risate, ravvivavano e trasudavano orgoglio ed emozione…
Registrata la mia presenza all’efficiente Segreteria della Prefettura mi viene dato il numero 24. Solo successivamente ho capito che era il numero in progressione al quale avrei dovuto alzarmi, scorrere il corridoio centrale e ricevere la mia Onorificenza. Già forse verso il numero 15 ho iniziato ad agitarmi e al mio nome acclamato al microfono dalla Segreteria della Prefettura sono scattato in piedi cercando di non incespicare nel tragitto e di non balbettare alla consegna… Tutto bene! Foto di rito con il Prefetto, il Ministro dell’Ambiente ed il Vice Sindaco di Bologna. Un saluto di commiato e si procede con il numero 25 e così via.
Pochi istanti… Ma che istanti!
E anche adesso, nel risentir nominare i nomi delle figure carismatiche presenti in quella sala che assieme a me, Infermiere, o Dottore in Infermieristica come viene correttamente enunciato alla proclamazione della Laurea in Infermieristica, sono stati insigniti di Onorificenze, avverto un brivido di emozione attraversare il mio corpo.

Perché ti è stata conferita l’onorificenza?

Verso la fine degli anni ’80, uno o due anni dopo il compimento della maggiore età, presi coraggio e mi recai alla sede AVIS, che all’epoca era dietro la stazione, a propormi come donatore di sangue. Superati i controlli di routine, tra esami del sangue, RX torace, elettrocardiogramma e visita medica, divenni donatore. Nel corso del tempo, per vari motivi anche casuali, cambiai il percorso della mia storia di donatore e divenni un donatore di sangue per l’ADVS che è da sempre ubicata all’interno del Centro Trasfusionale dell’Ospedale Sant’Orsola, sebbene nel corso del tempo abbia cambiato gli ambienti e subito un trasferimento.

Sinceramente non ricordo le benemerenze rilasciate da AVIS, ma per quanto concerne l’associazione FIDAS-ADVS esiste uno scadenziario di numero di donazioni che porta a vari riconoscimenti: Medaglia d’argento di 2° grado, Medaglia d’argento di 1° grado Medaglia d’oro, Distintivo d’oro, Targa di riconoscimento.

A 150 donazioni per l’uomo e 140 per la donna FIDAS-ADVS invia una segnalazione di merito alla Prefettura che a sua volta propone, se lo ritiene, il candidato meritevole di ricevere il titolo di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
Questa è la mia storia e come ho ottenuto questo importante riconoscimento. Ammetto che ciò mi emoziona perché il mio nonno paterno morì quando avevo due anni e si può dire che non l’ho mai conosciuto, ma era un donatore di sangue.
Beh, buon sangue non mente, si potrebbe dire…

Sei donatore di sangue da oltre 20 anni. Quasi 200 donazioni. Perché è importante donare?

L’importanza di donare è già di per sé un fattore di assoluto altruismo, rendendo una persona in salute indispensabile ad una persona in carenza di salute.
Il rovescio della medaglia rimane comunque positivo. L’importanza di donare è un fattore di egoismo, rendendo possibile un frequente controllo dello stato di salute del donatore che magari per pigrizia, indolenza, incuranza, avarizia, continuerebbe a rimandare e che una piccola donazione di sangue preceduta da un controllo dell’emoglobina e da una visita medica avrebbe potuto far emergere, come per esempio nel mio caso, una ipertensione da mantenere monitorata e curata nel tempo.

Ma noi siamo infermieri, professionisti dell’assistenza e allora conosciamo bene l’importanza della donazione. E’ imprescindibile per chi come noi si trova a dover utilizzare le sacche di sangue e plasma in svariate occasioni e problematiche di reparto e di sala operatoria.
Un gesto che secondo me allarga il concetto di assistenza perché va oltre gli sguardi, i ringraziamenti, le soddisfazioni, i riconoscimenti. Un gesto che non porta il viso dell’infermiere a rincuorare la persona, ma porta sicuramente la vita a quella persona. Un gesto che va oltre il concetto di assistenza perché prima il sangue si dona e si salva una vita e poi lo somministro come professionista e sarà come salvare quella vita una seconda volta.

Occorre poi dire che per giungere ad un traguardo così imponente di quasi 200 donazioni la sola donazione di sangue intero mi avrebbe portato ad essere molto più attempato.
La cosiddetta “donazione di sangue” comprende la donazione di sangue intero, la plasmaferesi e la plasmapiastrinoaferesi. La ricostituzione fisiologica del plasma e delle piastrine è molto più rapida del ripristino fisiologico di sangue intero per cui è possibile donare a distanza di 30 giorni più uno.

Io alterno plasmaferesi e sangue intero (il sangue intero viene donato ogni tre mesi nell’uomo e ogni 6 mesi nella donna non in ciclo mestruale).

 

Ci sono motivazioni ben precise per non riuscire a donare, indicate in norme e regole ministeriali?

Io consiglio a tutti, singolarmente, di informarsi presso il punto di donazione di sangue più vicino (so che è presente anche all’Ospedale Bellaria, oltre che la cosiddetta “Casa del Donatore”, nell’area dell’Ospedale Maggiore ed al Centro Trasfusionale dell’Ospedale Sant’Orsola-Malpighi. In più sia AVIS che ADVS hanno unità mobili in vari comuni del territorio della provincia di Bologna).

Senza pregiudizi e senza preconcetti.
Io, per esempio, ho iniziato a donare da onnivoro, passando poi da un’alimentazione vegetariana e oggi praticamente vegana, eppure non ho mai avuto limitazioni e/o sospensioni legati a questa mia scelta etica e consapevole.

 

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