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Tumori, l’80% dei malati vive in Paesi poveri o in via di sviluppo

Tumori, l’80% dei malati vive in Paesi poveri o in via di sviluppo

Tumori, l’80% dei malati vive in Paesi poveri o in via di sviluppo
| domenica 4 Giugno 2017

L’80 per cento dei malati di cancro vive in Paesi poveri o in via di sviluppo, ma solo il 5% di questi puo’ accedere a cure adeguate: questi dati sono stati ricordati oggi all’ASCO dalla Global Oncology Leadership Task Force attraverso gli interventi di Peter Paul Yu (direttore dell’Hartford Cancer Institute, nel Connecticut) e da Sana Al Sukhun (direttore della Scuola di Medicina dell’Universita’ della Giordania, ad Amman). Se e’ sempre piu’ vero che il cancro ha assunto i connotati di un’emergenza mondiale, e’ anche purtroppo vero che nei Paesi poveri e in via di sviluppo, l’emergenza ha le dimensioni di una tragedia ingestibile. Basti pensare che Africa con l’11 per cento della popolazione mondiale, registra il 25% dei malati complessivi di cancro e assorbe l’1 per cento delle spese mondiali. Al contrario l’America assorbe il 50% dei valori economici con poco piu’ del 14 per cento della popolazione e con il 10% dei malati. Situazioni e cause di questa escalation sono abbastanza simili a quelle gia’ da tempo registrate con il progredire della patologia diabetica: le mutate condizioni di vita, con popolazioni sempre piu’ inattive e con abitudini alimentari sempre piu’ ‘nordamericane’, fan si che l’incidenza dei tumori sia sempre piu’ pesante proprio nei Paesi non occidentali.

Inoltre la mancanza di strutture sanitarie organizzate e d’eccellenza (un solo esempio, portato da Sana Al Sukhun: ben 29 paesi africani, per un totale di 198 milioni di abitanti, non hanno una radioterapia), la carenza di personale qualificato, di programmi di screening e di farmaci neoplastici rende i tumori una sorta di epidemia pressoche priva delle cure piu’ elementari e standard. Proprio dall’ASCO la Global Oncology Leadership Task Force ha lanciato un allarme preoccupato ed ha ricordato quello che puo’ fare la comunita’ internazionale attraverso la ricerca e la raccolta di dati, promuovendo il training, lo screening e la prevenzione primaria. Obiettivo della Task Force dell’ASCO: essere il partner essenziale delle azioni contro le neoplasie, coordinandosi prima di tutto con l’Organizzazione Mondiale della Sanita’ per avviare piani di intervento su tutti i Paesi poveri.

Il primo di questi interventi, gia’ avviato nel 2005, e’ la Breast Health Global Initiative (BHGI), che Peter Paul Yu ha chiesto di rilanciare, perche’ in molti paesi in via di sviluppo “l’attenzione alla salute della donna comporta una non indifferente rivoluzione culturale e sociale”. Il secondo intervento riguardera’ la mobilitazione per favorire investimenti in apparecchiature radioterapiche: una commissione internazionale creata in collaborazione con il Lancet, a cui partecipano anche economisti ed esperti in tecnologie per la salute, ha stimato che un’investimento globale di 184miliardi di dollari, necessario per sopperire le attuali carenze di radioterapie, potrebbe portare entro il 2035 a salvare oltre 26 milioni di vite all’anno.

Ha ricordato poi concludendo l’oncologo di Hartford: “L’OMS ha pubblicato all’inizio di febbraio la Guide to Early Cancer Diagnosis: la diffusione di questo documento in tutti i Paesi dovrebbe essere il prossimo passo per una strategia globale contro il cancro, fornendo una linea guida di riferimento a tutti i sistemi sanitari dei Paesi in via di sviluppo”. Il messaggio lanciato all’Asco sulla “global health initiative” e’ sembrato chiaro, quanto indubitabilmente impegnativo. Dove si reperiscono tutti questi fondi in un ‘epoca di crisi globale? La risposta richiama alla mente un recente momento storico, quando nel 2001 l’allora segretario dell’ONU, Kofi Annan, lancio’ la prospettiva di un Global Fund rivolto a combattere AIDS, malaria e tubercolosi nei Paesi poveri.

Il coinvolgimento di ONU, singole Nazioni, assemblee di stati (tra cui la UE), agenzie internazionali e aziende del farmaco riusci’ a dare un’accelerazione importante ai sistemi sanitari di molti paesi africani nei confronti delle patologie comunicabili. Oggi potrebbe riproporsi la stessa situazione: il cancro – come dice da tempo l’ASCO – si vince con il coinvolgimento di tutti. (Wag/ Dire)

In copertina foto source: https://www.flickr.com/photos/rod_waddington

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