Vaccino Covid, l’infermiera di Bologna: “Lo faccio il primo giorno, è un dovere”

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Sarà tra i primi operatori sanitari dell’Ausl a sottoporsi alla vaccinazione anti-Covid sotto le Due Torri: Giuseppina Bisonti, 53 anni, sposata, due figli, coordinatrice infermieristica delle Case della salute dell’Appennino, domenica partirà da Vergato con destinazione l’Autostazione.

infermiera-bisonti

È emozionata?
“Più per raccontare pubblicamente la mia storia che per la vaccinazione”.

Qualche timore?
“Sì, è ovvio. Sappiamo tutti che siamo arrivati a questo risultato in fretta, però se metto sulla bilancia i pro e i contro, vincono i vantaggi. Il vaccino è l’unica arma che abbiamo per combattere questo virus che ci ha stravolto umanamente e professionalmente”.

Si sente una cavia?
“No. Sono convinta che il vaccino sia sicuro, inoltre credo che la nostra Azienda non metterebbe in campo una strategia che non sia affidabile. Certo, il vaccino può dare reazioni che solitamente sono locali e contenute e non hanno risvolti drammatici. Poi, non dimentichiamo che ci possono essere strumentalizzazioni, sono temi più grandi di noi che riguardano le aziende farmaceutiche, ma in questo momento non abbiamo altre strade per uscire dalla pandemia”.

Perché ha deciso di candidarsi?
“Sento che è mio dovere farmi avanti. Come professionista della sanità credo di avere un ruolo determinante e una responsabilità nei comportamenti corretti che vanno oltre l’uso della mascherina, del gel igienizzante e il distanziamento”.

Ha alzato subito la mano?
“È arrivata una telefonata dalla responsabile infermieristica dell’Area Sud e dopo essermi confrontata con i colleghi e in famiglia, tra l’altro uno dei miei figli è stato colpito dal virus, nel giro di due giorni ho risposto di sì”.

Che cosa dicono i colleghi?
“A Vergato ci siamo candidate in quattro donne – risponde la coordinatrice che guida un gruppo di cinquanta persone tra infermieri e operatori socio-sanitari –, del resto gli uomini sono pochi nel nostro servizio che comprende anche le sedi di Porretta, Castiglione dei Pepoli e Vado. Alcuni hanno detto ’fate bene e quando potremo lo faremo anche noi’, altri più semplicemente ‘aspettiamo’. Il clima è sereno, non ci sono troppe ansie, comunque noi, che saremo le prime, diventeremo un esempio anche per alcuni colleghi in attesa di decidere”.

Avrebbe preferito l’obbligo al vaccino?
“No, non sono per la coercizione, anche se dobbiamo lavorare molto sulla corretta informazione e su una promozione capillare tra gli operatori sanitari che, fuori dalle strutture, sono cittadini. La scelta di vaccinarsi, tuttavia, non ci deve far dimenticare le altre regole sui comportamenti da tenere in società. Chi fa questo lavoro deve essere responsabile anche al di fuori dei ruoli istituzionali, dobbiamo tenere alta la guardia”.

Intervista pubblicata da Bologna – Il Resto del Carlino

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