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Infermieri e medici italiani candidati al Nobel per la pace

Infermieri e medici italiani candidati al Nobel per la pace

Infermieri e medici italiani candidati al Nobel per la pace
| mercoledì 17 Marzo 2021

Oslo dà il benestare per la designazione del corpo sanitario italiano al premio Nobel per la pace 2021, mediante una comunicazione ufficiale alla Fondazione Gorbachev. La sottoscrivente alla candidatura, Lisa Clark: L’abnegazione di infermieri e medici è stata toccante, qualcosa di simile a un libro delle favole.

Nobel per la pace, sì a candidatura di infermieri e medici italiani

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Alla base della richiesta di candidatura c’è il fatto che il personale sanitario italiano è stato il primo – nel mondo occidentale – a dover affrontare una gravissima emergenza sanitaria, in cui ha fatto ricorso ai possibili rimedi di medicina di guerra lottando in trincea per salvare vite e, non di rado, perdendo la propria.

Così il presidente dell’associazione “Fondazione Gorbachev in Italia”, Marzio Dallagiovanna, appresa la comunicazione ufficiale, giunta da Oslo, sul placet del Comitato norvegese alla candidatura del corpo sanitario italiano al premio Nobel per la pace 2021 (lo scorso anno, il Nobel è stato assegnato al World Food Programme delle Nazioni Unite per la lotta alla fame e la promozione della pace in aree di conflitto).

Nata nel 1998, la Fondazione Gorbachev – che ha la sua attività più caratterizzante proprio nell’organizzazione dei summit mondiali dei premi Nobel per la pace – fin dalla metà del 2020 ha raccolto circa 350mila adesioni in numerose istituzioni a supporto dell’iniziativa da essa ideata.

Il parere positivo alla proposta che arriva dal Comitato norvegese (che assegna il riconoscimento a figure e organizzazioni che si sono distinti per l’alto valore etico e umanitario del loro operato ed è l’unico Nobel che per volontà di Alfred Bernhard Nobel, il suo fondatore, viene conferito e consegnato fuori dalla Svezia) rende merito ad un paese, l’Italia, il cui personale sanitario si è sacrificato (e continua a farlo) – a livello umano e professionale, giorno dopo giorno – in un contesto mai così difficile e sfiancante.

Precisazione doverosa: come previsto dal protocollo di candidatura, la proposta è stata ufficialmente sottoscritta da un Nobel per la pace, Lisa Clark (statunitense, vive in Toscana) che ha prestato attività di assistenza volontaria nel corso della pandemia.

Co-presidente dell’International Peace Bureau – fondata nel 1891, rappresenta la più antica associazione umanitaria mondiale per la diffusione del concetto di pacifismo, vincitrice del premio Nobel per la pace nel 1910 –, Clark aveva sostenuto nell’ottobre del 2020 la candidatura al Nobel partita da Piacenza (città tra le più colpite dal Covid nella prima ondata, a pochi chilometri da Codogno dove il 21 febbraio dello scorso anno furono attestati i primi 21 casi di infezione), sede della Fondazione Gorbachev e del Segretariato permanente dei premi Nobel per la pace.

A gennaio candiderò il Corpo sanitario italiano al premio Nobel per la pace – aveva dichiarato – poiché la sua abnegazione è stata commovente. Qualcosa di simile a un libro delle favole, da decenni non si vedeva niente del genere. Il personale sanitario non ha più pensato a se stesso ma a cosa poteva fare per gli altri con le proprie competenze.

Testimonial dell’iniziativa promossa dalla Fondazione Gorbachev – il cui presidente onorario è l’ex-presidente Urss, Michail Sergeevič Gorbačëv, anch’egli insignito del premio nel 1990 – è Luigi Cavanna, primario di oncoematologia all’ospedale di Piacenza, noto per essersi impegnato personalmente nel prestare soccorso ai malati di Covid nelle proprie abitazioni, supportando l’incidenza della medicina territoriale. Il proponente è Mauro Paladini, ordinario di Diritto privato all’Università di Brescia

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