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Bambini iperaccuditi o trascurati? Due facce della stessa medaglia

Bambini iperaccuditi o trascurati? Due facce della stessa medaglia

Bambini iperaccuditi o trascurati? Due facce della stessa medaglia
| lunedì 12 Settembre 2016

I genitori cercano delle scuse o degli strumenti per non porsi il problema del figlio”. Commenta cosi’ Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell’eta’ evolutiva e direttore dell’Istituto di Ortofonologia di Roma (IdO) la riflessione sui minori proposta oggi da Elisabetta Gualmini, vicepresidente della Regione Emilia-Romagna e assessore al Welfare. “Gualmini ha centrato il vero problema- spiega lo psicoterapeuta- esiste un aspetto che collega i bambini estremamente impegnati, che l’assessore ha chiamato iperaccuditi o robottini, e i bambini che non riescono ad inserirsi, che non fanno attivita’ e che rischierebbero di rimanere indietro.

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Entrambi i casi indicano una modalita’ dei genitori disinteressarsi dei figli come persona (nel senso dell’accudimento affettivo) e interessati a loro come ruolo. Lo stesso vale per quei genitori che lasciano il figlio davanti a un tablet oppure alla televisione, delegandogli la possibilita’ di trovarsi una autocompagnia”. Bambini iperaccuditi o bambini trascurati sono quindi “le facce di una stessa medaglia. Quante volte sentiamo dire dai genitori ”Non posso seguirlo perche’ lavoro”, oppure ”Lo seguo talmente tanto che gli faccio praticare cinque attivita’ differenti”? La madre o il padre diventano degli accompagnatori che assistono alle attivita’ del figlio- chiosa il direttore dell’IdO- e questo non possiamo definirlo come interessamento emotivo. La domanda che gli rivolgeranno sara’: ”Cosa hai imparato?”, piuttosto che ”Ti sei divertito?”. Quello che conta e’ la prestazione”.

 

Castelbianco non ha nostalgia dei cortili, ma “degli oratori dove vi erano piu’ bambini che potevano giocare insieme sotto l’attenta vigilanza degli adulti. Era un luogo dove potevano svolgere giochi diversi, fare esperienze, conoscenze e stringere amicizie. Ormai viene dato un telefonino o un tablet ai bambini- conclude- nella speranza che questi strumenti li impegnino e li interessino per tante ore al giorno. Vedendoli cosi’ assorti, i genitori credono che i loro figli siano molto bravi con il pc, come se questo aspetto avesse risolto le loro richieste di condivisione, la loro capacita’ di relazionarsi con gli altri- conclude il direttore dell’Ido- e di fare esperienze di vita”. (Red/ Dire)

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