Osteoporosi e fratture fragilità: 8 società firmano nuove linee guida

Share on Facebook0Share on Google+0Share on LinkedIn0Tweet about this on Twitter

shutterstock_1538059-720x480Solo 2 su 10 tra coloro che soffrono di osteoporosi e hanno gia’ avuto fratture, e’ curato in modo adeguato: per tutti gli altri e’ molto alto il rischio che una banale caduta o uno scivolone possa provocare una nuova frattura del femore, di un polso o di una vertebra.

I dati OsMed- Osservatorio nazionale sull’impiego dei medicinali- recentemente pubblicati dall’Aifa, rivelano un quadro preoccupante: circa l’80% dei pazienti con frattura femorale o vertebrale da fragilita’, oppure in trattamento cronico con glucocorticoidi, non ha ne’ una diagnosi corretta, ne’ un adeguato trattamento farmacologico. In totale si stima siano 1.200.000 gli italiani in questa allarmante situazione, per lo piu’ anziani fragili che presentano gia’ altri problemi di salute: con un trattamento efficace potrebbero mantenere “in sicurezza” il loro scheletro e avere dunque maggiori possibilita’ di una qualita’ di vita con una buona autonomia. Critica la situazione anche per quanto riguarda l’aderenza alla terapia: dopo un anno, solo il 50% dei pazienti segue le cure prescritte. Per affrontare in modo uniforme questa situazione preoccupante le Societa’ Scientifiche Sie, Sigg, Simfer, Simg, Simi, Siommms, Sir e Siot, che rappresentano i medici che piu’ di frequente sono chiamati a gestire e curare questi pazienti, hanno dato vita ad una Commissione intersocietaria che ha prodotto e condiviso nuove Linee Guida aggiornate sulla gestione dell’osteoporosi e delle fratture da fragilita’ che tutte le Societa’ scientifiche si sono impegnate a diffondere capillarmente fra i propri associati. Il documento e’ stato presentato congiuntamente a Roma il 27 giugno nell’ambito del workshop “La gestione appropriata delle fratture da fragilita’” con l’obiettivo di farlo diventare uno strumento di lavoro nella pratica clinica e tutelare cosi’ la salute di pazienti e anziani fragili. A tal fine sara’ richiesta la validazione da parte dell’Istituto superiore di sanita’ e l’inserimento nel Sistema nazionale per le linee guida (Snlg) consultabili sul sito dello stesso istituto.

‘Le nuove Linee guida condivise sono un obiettivo importante raggiunto dalla Commissione intersocietaria- commenta il Coordinatore prof. Giancarlo Isaia e past president della Siommms- La Commissione, infatti, si e’ formata con il preciso scopo di diffondere concetti scientifici moderni e indicazioni pratiche riguardo alle modalita’ operative e di gestione dell’osteoporosi e delle fratture’. Sottolinea il presidente della Siommms Claudio Marcocci: ‘Solo insistendo su questi aspetti, creando maggiore conoscenza e cultura e’ possibile ovviare alle criticita’ con cui oggi ci confrontiamo. Indispensabile in tal senso formare i futuri medici e operatori: la Siommms, oltre ad aver svolto, come atto iniziale della mia presidenza, un ruolo fondamentale nell’attivazione della Commissione, ha proposto e ottenuto che nei prossimi anni queste patologie vengano insegnate nel Corso di Laurea in Medicina e chirurgia sia a livello di scienze di base che nel triennio clinico’.

Un’iniziativa che si aggiunge ai numerosi corsi di formazione post-laurea organizzati dalle Societa’ scientifiche. La situazione dell’osteoporosi e delle fratture in Italia L’impatto epidemiologico dell’osteoporosi e’ molto elevato: si ritiene che in Italia ne siano affetti circa 3,5 milioni di donne e 1 milione di uomini.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanita’ a causa dell’osteoporosi ogni 3 secondi si verifica una frattura di femore, polso o vertebra: nel nostro Paese, ogni anno, negli over 50 quelle di femore sono piu’ di 90.000 mentre per quelle di vertebra nel 2010 sono stati registrati piu’ di 70.000 accessi al Pronto soccorso. Considerando pero’ che molte delle fratture vertebrali non vengono diagnosticate, si ritiene che il loro numero complessivo sia almeno 10 volte superiore. In futuro il quadro generale peggiorera’: nei prossimi 20 anni, infatti, la popolazione italiana al di sopra dei 65 anni d’eta’ aumentera’ del 25% e dunque e’ atteso un proporzionale incremento dell’incidenza dell’osteoporosi e delle sue conseguenze. In questo contesto, e’ rilevante il lavoro svolto da medici internisti e ortopedici: ‘Nella gestione del paziente con fratture da osteoporosi, il ruolo dell’ortopedico e’ cruciale in quanto ha la possibilita’ di intercettare tutti i pazienti con fratture da fragilita’ e di indirizzarli verso un iter terapeutico mirato alla guarigione della frattura stessa ma anche alla prevenzione di successive nuove fratture’, sottolinea il prof. Umberto Tarantino della Siot.

 

Terapie efficaci a chi ne ha bisogno

Le fratture da fragilita’ causano disabilita’ complesse, morbilita’, riduzione della qualita’ di vita, limitazione funzionale e inoltre quelle vertebrali e femorali aumentano il rischio relativo di mortalita’: in particolare per le fratture di femore l’incidenza e’ sostanzialmente sovrapponibile a quella per ictus e carcinoma mammario. L’impatto economico di una patologia cosi’ diffusa e’ naturalmente molto elevato: e’ stato stimato che in Italia il costo per il trattamento delle fratture da osteoporosi superi i 7 miliardi di euro all’anno, di cui “soltanto” 360.000 per la prevenzione farmacologica secondaria che riduce sensibilmente il rischio di nuove fratture. Dai dati OsMed emerge che segue una terapia specifica il 77% degli italiani che soffre di osteoporosi e non ha mai avuto problemi di fratture. Un dato positivo probabilmente frutto delle campagne di sensibilizzazione rivolte in particolare alle donne che in menopausa sono piu’ a rischio. Lo sforzo ora e’ spostare l’attenzione sui pazienti gia’ fratturati che ad oggi non seguono cure adeguate. Pilastri della terapia sono i bifosfonati, il denosumab e il teriparatide, sempre in associazione con la vitamina D, visto l’elevato impatto epidemiologico che nel nostro Paese ha l’ipovitaminosi D, in particolare negli anziani: l’80% presenta livelli non ottimali, in molti casi estremamente bassi. A loro, ai pazienti anziani, va percio’ posta la dovuta attenzione, anche perche’ sono tra i piu’ a rischio di abbandono delle cure, come spiega il prof. Paolo Falaschi, Coordinatore Sigg Italia Centrale: ‘Sono pazienti afflitti da diverse malattie croniche e, dovendo assumere molti farmaci, spesso presentano problemi di compliance. Per questo la gestione farmacologica dell’osteoporosi nell’anziano e’ particolarmente delicata’.

E in tema di cronicita’, e’ molto critica la situazione di chi soffre di patologie reumatiche croniche come l’artrite reumatoide e le connettiviti: ‘Considerando l’elevata prevalenza dell’osteoporosi fra questi pazienti, spesso trattati con corticosteroidi, occorre diffondere il piu’ possibile tra di loro una maggior consapevolezza del problema, che deve essere poi affrontato con terapie appropriate’, fa presente Maurizio Rossini, coordinatore del Gruppo di studio dell’osteoporosi e delle malattie metaboliche dello scheletro della Sir. ‘L’importanza dell’artrite reumatoide e delle connettiviti come condizione di rischio per fratture osteoporotiche e’ stata recentemente riconosciuta dall’Aifa nella nuova nota 79, e dal Ministero della Salute nei nuovi Lea, che ora prevedono l’esecuzione della densitometria a carico del Ssn in numerose malattie reumatiche. Peraltro e’ stato recentemente dimostrato un ruolo dell’autoimmunita’ nella patogenesi dell’osteoporosi, e che prevenire e trattare quest’ultima puo’ contribuire alla riduzione delle complicanze ossee di malattie come l’artrite reumatoide’. Non sono da trascurare nemmeno le persone con malattie endocrine: ‘Sono diverse le patologie come per esempio l’ipertiroidismo e l’iperparatiroidismo, che hanno l’osteoporosi come importante complicanza. Indubbiamente queste nuove Linee Guida aggiornate rivestono un ruolo importante anche nell’approccio clinico a questi pazienti’, afferma la prof.ssa Maria Luisa Brandi della Sie.

 

Nuove strategie terapeutiche e prevenzione

In futuro le terapie saranno ancora piu’ mirate: da poco l’Fda, l’ente statunitense che controlla il mercato dei farmaci, ha approvato l’abaloparatide, un analogo del Pth (l’ormone paratiroideo implicato nella regolazione del metabolismo del calcio e del fosfato a livello osseo) che si e’ dimostrato in grado di ridurre l’incidenza delle fratture; inoltre sono in avanzata sperimentazione due anticorpi monoclonali anti sclerostina, una proteina che ostacola la neoformazione ossea. La promessa di farmaci piu’ efficaci non deve pero’ distogliere l’attenzione dai fondamenti della prevenzione, sia primaria che secondaria: ‘La regolare attivita’ fisica e’ un importante fattore protettivo per l’osteoporosi e un adeguato programma riabilitativo e’ in grado di ridurre il rischio di fratturarsi, migliorare il recupero e ridurre le complicanze dopo una frattura- precisa il prof. Giovanni Iolascon, membro del Consiglio direttivo della Simfer, aggiungendo che- un allenamento costante basato su esercizi personalizzati di rinforzo muscolare e di rieducazione all’equilibrio e alla deambulazione e’ in grado di diminuire negli anziani sia il rischio di caduta che di traumi correlati’.

Strategici per tutti i pazienti sono l’approccio nutrizionale corretto e l’abolizione dei cosiddetti fattori di rischio modificabili come fumo e alcol, scelte inerenti lo stile di vita che trovano nel medico di famiglia un punto di riferimento importante. Ma il suo ruolo va ben oltre e in tal senso e’ certamente un valore aggiunto la partecipazione della SIMG alla Commissione intersocietaria: ‘Al fine di stimare il potenziale rischio di fratture osteoporotiche, i dati provenienti dalla medicina generale rappresentano una preziosa fonte di informazione- afferma la dott.ssa Raffaella Michieli, Responsabile nazionale Area Salute della Donna della Simg- Grazie a questi dati e utilizzando uno specifico algoritmo, e’ stato prodotto uno ‘score’ denominato FraHS, in grado di predire il rischio di fratture osteoporotiche. Finalmente il medico ha sottomano, con immediatezza, cio’ che prima andava calcolato a mente valutando singolarmente tutti i fattori di rischio. Questo sistema, infatti, produce un valore che non solo ci permette di allertarci in caso di pazienti che gia’ necessitano di terapia, ma ci consiglia anche nel caso ci sia invece bisogno di una procedura di approfondimento diagnostico come la densitometria ossea’. (Comunicati/Dire) 13:19 27-06-17 NNNN

 

Potrebbe interessarti...