Tumori: in 10 anni in Italia +53% di pazienti vivi dopo la diagnosi

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Immunoterapia, prevenzione, rivoluzione genomica: molti sono i risultati ottenuti grazie al progresso della ricerca e al lavoro quotidiano dei clinici in termini di riduzione della mortalità e miglioramento della qualità di vita e numerosi sono gli obiettivi da raggiungere, come l’abbattimento delle differenze regionali nell’accesso alle cure e ai servizi oncologici. L’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) lancia un appello alle Istituzioni perché venga seguito l’esempio delle Regioni più virtuose, a tutto vantaggio dei pazienti.

Allarme dell’Oms. Troppe differenze fra i vari Paesi. Differenze regionali, ma anche legate alle latitudini visto che l’Oms parla di «inaccettabile gap tra i vari Paesi» in fatto di diagnosi e cure. «Se non ci sarà un cambio di rotta, il mondo vedrà un aumento del 60% dei casi di tumore nei prossimi 20 anni». Avvisa l’Organizzazione Mondiale della Sanità. La crescita maggiore di nuovi casi, stimata dell’81%, si verificherà nei paesi a basso e medio reddito, dove i tassi di sopravvivenza sono i più bassi. Sempre l’Oms delinea i «passi per salvare 7 milioni di vite» dai tumori in 10 anni.

AUMENTA LA SOPRAVVVENZA
In dieci anni, in Italia, i pazienti vivi dopo la diagnosi di tumore sono aumentati del 53%. Erano 2 milioni e 250mila nel 2010, oggi sono 3 milioni e 460mila. «Nel 2018 sono stati stimati, nel mondo, più di 18 milioni di nuovi casi di cancro, erano 12 milioni nel 2008» spiega Giordano Beretta, Presidente Nazionale Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM).

Fonte: La Stampa

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