La lettera del Presidente OpiBo per la Giornata internazionale dell’infermiere

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Come Presidente dell’Ordine degli infermieri di Bologna e del coordinamento degli OPI della regione Emilia Romagna, avendo l’onere e l’onore di rappresentare oltre 35000 infermieri, desidero celebrare questa giornata internazionale ringraziando ciascuno di loro per aver incarnato – ancor più durante la pandemia – il senso di sacrificio, dedizione e vicinanza alla sofferenza umana che da sempre contraddistingue l’infermiere, ma che durante quest’anno è diventato ancora più evidente a tutta la società.

Sono tanti e diversi i contesti di cura in cui ciascun infermiere ha fatto la propria parte all’interno di un Sistema sanitario che per la prima volta ha manifestato chiaramente le sue vere carenze. Ma se a qualcosa serve la crisi è per ricostruire e rinascere, facendo tesoro degli errori commessi e del buono che insieme siamo stati capaci di seminare.

Mai come in quest’anno la gratitudine della cittadinanza e il lavoro di squadra tra infermieri e tutti gli operatori sanitari sono state le colonne portanti dell’intero sistema sanitario. Ed è di questo che dobbiamo fare tesoro, senza dimenticare che un cambiamento lo dobbiamo a coloro che hanno pagato con la loro stessa vita la cura degli altri. Non dimenticheremo mai Sergio Bonazzi a cui il Policlinico Sant’Orsola ha voluto dedicare la Covid Intensive care. A non dimenticarlo non saranno solo i suoi famigliari o i suoi colleghi, ma soprattutto i suoi pazienti. È infatti unica, speciale e duratura la relazione instaurata con coloro che si prendono cura della nostra malattia, della nostra fragilità o debolezza: tutti prima o poi siamo chiamati a farne esperienza nel corso della vita. Ed è proprio nella debolezza e nella fragilità che trova la sua radice quell’indissolubile legame vitale che unisce esseri umani capaci di curare, guarire, ma anche assistere durante il fine vita: stringendo una mano e versando lacrime per il proprio paziente nel momento in cui la morte prende il sopravvento. È una condizione di impotenza che chiama e rinvigorisce l’umanità: quell’unione di mani che i professionisti sanitari hanno saputo stringere per reggere l’impossibile, pur portandone i segni sul volto e i lividi nell’anima.

A fronte di tutto questo, però, quello che oggi celebriamo è la gratitudine dei nostri pazienti, dei nostri concittadini. Tantissimi sono oggi, come lo sono stati in passato, i piccoli grandi gesti di cura nei nostri confronti. Oggi, in particolare, voglio ringraziare l’Associazione Bimbo Tu che ha voluto rendere omaggio agli infermieri in occasione della giornata a loro dedicata, mettendo al centro il tema del gesto di cura.

Altrettanto gradita la donazione delle tantissime Associazioni di pazienti nei reparti in cui operano. Tra queste ricordiamo l’Associazione Piccoli Grandi Cuori che assieme ad un piccolo omaggio per gli infermieri dei padiglioni 23 e 25 del Sant’Orsola ha rinnovato il servizio di supporto psicologico per aiutarli a curare le ferite portate da oltre un anno di lotta al covid.

Infine, desidero esprimere un grande ringraziamento alla Fondazione Sant’Orsola per il costante supporto dato a tutto il personale sanitario durante questa emergenza pandemica, mettendo a disposizione, tra le tante cose, un alloggio per i neoassunti o per coloro che preferivano non tornare a casa per non rischiare di contagiare i propri famigliari.

A tutti i nostri pazienti la promessa di esserci sempre e di impegnarci ogni giorno a fare la nostra parte, insieme alle istituzioni, per riorganizzare una sanità territoriale capace di rispondere ai bisogni di ogni soggetto fragile.

Pietro Giurdanella

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