Brexit. “Vedere i miei colleghi esultare è stato un colpo difficile da assorbire”

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Nei giorni successivi alla decisione dei cittadini britannici di uscire dall’Europa, affiorano ancora interrogativi sulle reali conseguenze di tale decisione sulla vita quotidiana dei tanti infermieri italiani che operano all’interno del Sistema Sanitario Inglese (NHS).

Watford è una città di 80mila persone nella zona 7 di Londra. 

Gli scenari che la Brexit apre per una persona come me,  infermiera italiana che lavora al Watford General Hospital di Watford,  sono imprevedibili e difficili da decifrare.

Non posso parlare della percezione che si aveva prima del voto dall’ Italia ma i risultati qui non si possono proprio definire una sorpresa. Si può dire di tutto, che ci sia stata disinformazione, che a votare per uscire siano state le generazioni più anziane, ma fin dall’ inizio qui la situazione era chiara: Watford avrebbe votato per il Leave (uscire dall’ UE). I miei colleghi al lavoro all’ospedale non hanno mai fatto mistero di voler uscire, e stiamo parlando di persone che lavorano al 70% con persone straniere.

Se una persona entra oggi in un ospedale londinese si renderà conto di come tra dottori, infermieri, fisioterapisti, operatori sociali, segretarie, portatori, personale delle pulizie, delle cucine, degli uffici, la maggior parte siamo pachistani, indiani, nepalesi, filippini spagnoli, italiani, greci e chi più ne ha più ne metta. Gli inglesi che lavorano nella sanità inglese sono consapevoli che senza tutto questo personale gli ospedali dovrebbero letteralmente chiudere per mancanza di manodopera, ma questo non è un aspetto che a loro importava, loro volevano uscire dall’ Unione Europea e basta.

Gruppo di infermieri italiani in servizio al Watford General Hospital

Gruppo di infermieri italiani in servizio al Watford General Hospital

Personalmente io ed il mio partner siamo ben integrati nella nostra realtà, io ho amiche inglesi, lui gioca a calcio in una squadra di dilettanti, paghiamo le nostre tasse e con i risparmi messi da parte in due anni abbiamo deciso di comprarci un monolocale. All’epoca questa decisione aveva delle prospettive, delle ambizioni che per forza di cose in questo momento sono state messe a dura prova. Non sto parlando di aspetti economici, ma di sensazioni emotive, di stati d’animo.

La mattina dopo il voto ero di turno e vedere i miei colleghi esultare per l’ esito del voto è stato un colpo difficile da assorbire. Improvvisamente mi sono sentita non accetta, mi son sentita estranea al posto che era stata casa mia per due anni.

WATFORD GENERAL GV

Watford General Hospital

In poche parole il più grande problema con cui ci stiamo preparando a convivere per un po’ di tempo sarà l’incertezza di cosa sarà del futuro e delle carte che ci sarà richiesto di compilare per continuare la nostra routine. Nei due anni in cui sono stata qui ho lavorato sodo, ho raggiunto traguardi impossibili da raggiungere in Italia in cosi breve tempo, mi son presa delle soddisfazioni, ho avuto delle delusioni e momenti non facili, ma nel complesso penso di esser maturata e di aver migliorato la mia condizione di vita. Per cui al momento non ho motivo di pensare di dover tornare in Italia o fare chissà quali cose. La mia vita continua come sempre, la mia forza più grande al momento è rappresentata dal mio partner e anche lui è convinto che quello fatto fino a questo punto non verrà vanificato dall’uscita dall’UE; arriveranno tempi duri magari, ma dopo tutto quello che si è vissuto l’ unica cosa da pensare è che alla fine supereremo anche questa situazione.

Autore: Elsa Locatelli, Staff Nurse, band 5, Reparto di Heronsgate ward (Endocrinologia e diabetologia) del Watford General Hospital (Londra).

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